ETTORE MODIGLIANI.
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MENTORE. GUIDA ALLO STUDIO DELL'ARTE ITALIANA.
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Parte 4.
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1946. Milano : Hoepli Editrice, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Catia Righi e Paolo Oliva per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Indice di questa parte.
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B) IN ITALIA.
Le citt italiane. parte 2.
Da: Foligno in poi.
La Citt del Vaticano.
La Dalmazia.
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FINE Indice.
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FOLIGNO.
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La Pinacoteca Civica.
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Trovasi al secondo piano del palazzo Trinci, in origine dei primi del secolo 15esimo e rimaneggiato nell'Ottocento. Conserva l'antica loggia decorata di affreschi con le storie di Romolo e Remo attribuiti a Lorenzo Salimbeni da San Severino e la cappella con affreschi di Ottaviano Nelli (1424) raffiguranti storie della vita della Vergine, mentre altre sale (delle Arti liberali, dei Pianeti, dei Giganti, ecc.) si adornano di altri affreschi di scuola folignate e fabrianese del primo Quattrocento. Fra i quadri: una tavola di Nicol Alunno con S. Francesco stigmatizzato, un gruppo di opere del suo scolare Pier Francesco Mezzastris e una "Madonna" di Bernardino di Mariotto, nonch un affresco staccato di un altro umbro, poco noto, Bartolomeo di Tommaso.
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FORL.
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Il Museo Civico.
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Allogato nel palazzo settecentesco dell'ex ospedale, comprende una raccolta archeologica, una notevole collezione numismatica, un interessante Museo etnografico romagnolo con ricostruzioni di interni e una Pinacoteca con qualche opera del Quattrocento e, pi, dei secoli seguenti. Sono degni di rilievo, in particolare, numerosi e pregevoli dipinti di Marco Palmezzano che giovano alla compiuta conoscenza di questo artista, e l'affresco quasi unanimemente ritenuto finora di Melozzo da Forl, e ora attribuito a scuola ferrarese, col notissimo "Pestapepe": gi insegna di farmacia, rappresentante un erculeo garzone nell'atto di precipitare il pestello nel mortaio.
Fra le sculture, l'urna (1458) del Beato Marcolino Armanni di scuola toscana (Antonio Rossellino?), ornata di bassorilievi con le Virt e sovrastata da statue con l'"Annunciazione"; e una replica dell'"Ebe" del Canova. Un particolare interesse presentano due arazzi fiamminghi, del secolo 15esimo, con la "Crocefissione", per l'influsso, che mostrano chiaramente, di modelli italiani.
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GAETA
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Il Duomo e il Museo.
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A museo  adibita, in Gaeta, una navata dell'antico Duomo il quale, eretto sulle soglie del Mille, fu interamente ricostruito alla fine del Settecento, ma conserva della vetusta chiesa un monumento di grande rinomanza: il colossale candelabro per cero pasquale con 48 bassorilievi: met, raffiguranti la vita del Cristo; met, fatti della vita di S. Erasmo. Sono opera di due marmorar cosmateschi del secolo 13esimo, bene distinguibili: il primo pi tradizionalista, il secondo pi popolare, pi originale e pi libero.
Comprende, il museo, resti dell'antica cattedrale e di altre chiese cajetane, epigrafi, frammenti architettonici e sculturali e paramenti sacri.
Se architettonicamente il Duomo conserva poco pi di antico, intatto e il pittoresco campanile, opera di tre periodi diversi: la parte inferiore a blocchi e colonne monolitiche, la centrale del terzo venticinquennio del Duecento; la superiore, a tabernacolo, con torricelle a cupola, del 1278 circa, derivata da modelli siciliani.
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GANDINO.
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Il Museo della Cattedrale.
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 stato da alcuni anni sistemato in un palazzetto a fianco della Basilica, ed  una delle pi notevoli collezioni d'arte sacra, per quantit e bellezza, in specie di paramenti e di oreficerie del Rinascimento e del periodo barocco, fra i quali si contano esemplari di singolare suntuosit e magnificenza. Oltre una ricca e pregevole suppellettile sacra di vario genere, vanta una bella serie di arazzi fiamminghi del secolo 17esimo.
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GENOVA.
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Il Museo di Palazzo Bianco.
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Il palazzo (del secolo 18esimo) fu donato dalla Duchessa di Galliera al Comune di Genova il quale vi conserva parte delle sue collezioni cittadine. Fino a poco tempo fa comprendeva, a pianterreno, il Museo archeologico e sculture del Medioevo e dell'evo moderno, i quali hanno ora trovato sede nella ex chiesa di S. Agostino. Palazzo Bianco consta adesso quasi esclusivamente della Pinacoteca che  composta, al pianterreno, di una raccolta di pitture dell'Ottocento mentre al primo piano sono i dipinti antichi. Prevalentemente vi  rappresentata la Scuola genovese dal secolo 14esimo al XIX (una sala dedicata a Luca Cambiaso, una a Bernardo Strozzi, parecchie opere del Magnasco, tra cui la "Festa in giardino", ecc., ma vi sono anche quadri di altre scuole cos italiane che straniere: fra gli altri, notevoli: la pala, con tre Santi e, nella lunetta, la Madonna col Bambino tra angeli, dipinta da Filippino Lippi per la chiesa di S. Teodoro a Genova, firmata e datata 1503, un ritratto del Pontormo, una "Madonna fra due Santi" di Palma Vecchio, un ritratto di gentiluomo del Pontormo, importanti opere di Gerard David, ecc.
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Le collezioni comprendono ancora una notevole raccolta di ceramiche liguri e il medagliere genovese.
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La Galleria di Palazzo Rosso.
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Anche il Palazzo Rosso (secolo 18esimo) - a breve distanza dall'altro, sulla stessa via Garibaldi famosa per i suoi edific superbi - fu donato dalla duchessa di Galliera e, questo, con tutte le opere d'arte raccolte nelle sale s fastosamente decorate da apparire viva immagine di una principesca dimora genovese del periodo barocco. La bella collezione di dipinti contiene saggi delle scuole veneta, bolognese, genovese, quasi esclusivamente del Cinquecento e del Seicento. Fra essi: l'"Adorazione dei Magi" di Bonifacio Veneziano, il ritratto di un naturalista del Moretto da Brescia, il "Pifferaro" e la "Cuoca" di B. Strozzi; ma il grande nome della Galleria  dovuto specialmente al gruppo dei ritratti di Van Dyck, del suo soggiorno genovese.
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La Pinacoteca dell'Accademia Ligustica.
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Annessa al Museo Chiossone, che  una ricchissima raccolta di pitture, armi, oggetti d'arte applicata dell'estremo Oriente, si trova nell'Accademia una piccola collezione di quadri che lumeggia bene la pittura genovese, in specie del secolo 17esimo, con opere pregevoli di Bernardo Strozzi, di Pellegrino e Domenico Piola, Castello, Fiasella, G. A. Ansaldo, Magnasco, ecc., e comprende anche qualche dipinto cinquecentesco (Luca Cambiaso) e alcune tavole di un interessante primitivo: Manfredino da Castelnuovo.
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Il Museo Comunale di S. Agostino.
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 stato sistemato nel 1939 nell'antico tempio di S. Agostino eretto nell'anno 1270, rimaneggiato pi volte sino ad un radicale rifacimento barocco, e da poco restaurato nelle parti originali ed in quelle del Tre e del Quattrocento. Vi sono state esposte sculture dei secoli 13esimo-15esimo, in parte funerarie, provenienti da distrutte chiese della regione, frammenti architettonici appartenuti a case genovesi, affreschi distaccati da antiche chiese.
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Fra i marmi pi importanti, i preziosi resti della tomba di Margherita di Lussemburgo commessa nel 1313 dal consorte Enrico VII a Giovanni Pisano, e gi nella chiesa di S. Francesco di Castelletto; il rilievo con S. Giorgio dei Genovesi ed altre sculture di arte dei Gagini, la statua giacente dell'arcivescovo Jacopo da Varagine di arte pisana della fine del secolo 13esimo, il monumento sepolcrale del doge Simon Boccanegra di arte ligure del secolo 14esimo e la ricostruzione del gotico monumento al cardinale Luigi Fieschi.
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La Cattedrale di S. Lorenzo.
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Dei var stili che concorsero a formare il maggior tempio di Genova dal 1100, anno della sua fondazione, al Cinquecento, che dot la chiesa dell'alto campanile, predominante  il gotico. Questo trionfa nei tre magnifici portali della met del Duecento pittorescamente adorni, nei profondi strombi, di fasci di colonnine e di intars di marmi bianchi e neri di gustosissimo effetto coloristico. Tale policromia di antica origine pisana e romanica d carattere anche alla soprastante facciata in cui si aprono finestroni a bifora. Sculture romaniche e gotiche sono sparse sulla facciata e sui fianchi. L'interno  scompartito in tre navate da colonnati cui sovrasta un secondo ordine a colonne e pilastrini: nonostante gli affreschi frammentari del Trecento nelle navate, la decorazione della vlta con il "Giudizio" e il "Martirio di S. Lorenzo" di Lazzaro Tavarone e alcune tele tra cui notevole la "Visione di S. Sebastiano" di Federico Barocci, l'apparato pi ricco della chiesa  dato dalla scultura. Da ricordare soprattutto la cappella di S. Giovanni Battista dalla ricca fronte a bassorilievi e cuspidi scolpita da Domenico ed Elia della famiglia ticinese, poi siciliana, dei Gagini; nell'interno della medesima, entro nicchie, statue di Matteo Civitali e di Andrea Sansovino.
Nel Tesoro, tra insigni oreficerie, il famoso catino di cristallo verde tratto col bottino di Cesarea da Guglielmo Embriaco e il piviale in oro e argento di papa Gelasio, del 1118.
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GROSSETO.
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Il Museo d'arte sacra.
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Contiene un gruppo di quadri di scuola senese del Rinascimento, fra cui una "Madonna" del Sassetta, gi nel Duomo, alcuni mobili, paliotti, corali miniati, nella maggior parte senesi.
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GROTTAFERRATA.
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La Badia.
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Convento di monaci greci dell'ordine Basiliano, risale al Mille, e fu centro del bizantinismo nella regione romana. Conserva ancora l'aspetto antico di fortilizio, sebbene poco del monumento sia giunto sino a noi. La chiesa, ad es., fu quasi interamente rifatta alla met del Settecento, ma possiede ancora un elegante portale scolpito, dotato di porta lignea, del secolo 12esimo, il fonte battesimale anch'esso del 12esimo secolo e, pi importanti, affreschi del Duecento, venuti in luce una quarantina d'anni fa, nonch un mosaico con le Pentecoste; gli uni e l'altro schiettamente bizantini.
Nella cappella di S. Nilo una serie di affreschi che sono tra le opere migliori del Domenichino e che adornano tutto l'interno, eccetto il soffitto, con episod della vita di S. Nilo e di S. Bartolomeo.
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GUALDO TADINO.
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La Pinacoteca Comunale.
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Notevolissimo, tra i pochi quadri, specialmente umbro-marchigiani, un grande polittico a tre ordini di Nicol da Foligno (datato 1471) raffigurante la Madonna col Bambino tra Santi e, in alto, la "Piet", dotato della magnifica cornice originale(141).
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GUBBIO.
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Il Museo Civico.
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 alloggiato nel Palazzo dei Consoli e comprende, oltre la raccolta antiquaria, un piccolo gruppo di quadri di scuola toscana e umbro-marchigiana, ceramiche e bei cassoni.
 JESI
La Pinacoteca Civica.
 un piccolo museo di Lorenzo Lotto, del quale conserva ben cinque opere notevoli: la "Deposizione" del 1512, l'"Annunciazione" di poco posteriore, la pala con la Madonna, il Bimbo e Santi, del 1526, l'altra pala con S. Lucia dinanzi al proconsole e con le squisite storie della Santa raffigurate nella predella, del 1528-32, e la "Visitazione" datata 1530.
 LIVORNO
Il Museo Civico.
Comprende una piccola collezione archeologica e numismatica, pochi quadri antichi e, invece, un bel gruppo di dipinti moderni tra cui molti paesaggi, ritratti e disegni di Giovanni Fattori, al quale  dedicata una intiera sala, e alcuni di altri Macchiaiuoli (Silvestro Lega, Eugenio Cecconi, ecc.).
 LODI
Il Museo Civico.
Contiene antichit romane e medioevali provenienti dal territorio di Lodi, maioliche lodigiane, monete e medaglie, i corali miniati quattrocenteschi gi nel Duomo. Fra i quadri, un'"Adorazione dei Magi" di Cesare da Sesto e pi opere dei Piazza (Albertino, Martino e Calisto).
La Chiesa dell'Incoronata.
Per l'architettura e la sua decorazione pittorica questo monumento  uno dei pi tipici del Rinascimento italiano, e particolarmente lombardo, ai primissimi del Cinquecento. Costruito dal lodigiano Giovanni Battagio a partire dal 1488 e continuato una quindicina di anni dopo da un altro lombardo, G. G. Dolcebuono,  di carattere bramantesco con la sua pianta centrale di forma ottagonale derivata dalla sacristia di S. Satiro a Milano. L'interno, nel basso,  a profondi nicchioni trapezoidali che formano altrettante cappelle e, in alto, a gallerie che si aprono con bifore e sulla cui trabeazione si impostano il tamburo e la cupola poggiante esternamente su un cerchio di svelte colonnine nel gusto dell'Amadeo.
La bella chiesa  interamente rivestita di decorazione a fresco nelle lesene, nei fregi, nei sott'archi;  tutta una profusione di putti, festoni, arabeschi,  tutta una tenue morbida fantasia di colori e di ori sul campo azzurro dei fondi, che si sovrappone all'architettura e d al tempio un carattere di singolare e doviziosa preziosit. Alcune delle cappelle erano originariamente decorate con storie ad affresco che sono riapparse anni fa sotto le tele; in seguito furono arricchite con dipinti dei Piazza e di Ambrogio Bergognone, che fanno, del tempio, un museo della pittura lombarda. Notevole la "Presentazione al tempio" del Bergognone, di cui la scena  figurata svolgersi nella stessa Incoronata.
 LORETO
La Basilica.
Il celeberrimo santuario che conserva nel suo interno, secondo la tradizione, la Santa Casa di Nazareth trasportata in volo dalla Palestina sulle coste adriatiche,  un edificio in origine di stile gotico, iniziato da Giuliano da Maiano e a cui lavorarono a volta a volta Giuliano da Sangallo (la cupola), Bramante, Antonio da Sangallo il giovane, apportandogli modificazioni che continuarono fino ai nostri giorni con l'opera di Giuseppe Sacconi.
Di numerosissime opere d'arte, dal Quattrocento in poi, fino ai tempi nostri, i quali vi hanno lasciato gli affreschi del Seitz nell'abside e quelli di Cesare Maccari nella cupola, i secoli arricchirono via via il Santuario, e fra esse sono da menzionare marmi, bronzi, intagli in legno, mosaici, tarsie, pitture; in primo luogo, due grandi decorazioni pittoriche: nella cosidetta Sacristia di S. Marco, gli affreschi della vlta (angeli e Profeti) e di una parete (l'"Entrata di Cristo a Gerusalemme") di Melozzo da Forl e Marco Palmezzano; nella Sacristia di S. Giovanni, gli affreschi di Luca Signorelli (Evangelisti, Dottori della Chiesa, angeli musicanti, Apostoli, ecc.), con la collaborazione di Bartolomeo della Gatta e del Perugino.
La recinzione marmorea della Santa Casa  su disegno di Bramante e decorata da statue di sibille, Profeti, e bassorilievi marmorei e bronzei con scene della vita della Madonna e del Cristo, opera di alcuni tra migliori scultori del secolo 16esimo, a cominciare da Andrea Sansovino; i portali hanno suntuose porte in bronzo degli ultimissimi anni del Cinquecento con scene a bassorilievo del Vecchio e del Nuovo Testamento.
Nell'annesso Museo della Basilica sono parecchie opere dell'ultimo periodo di Lorenzo Lotto che - Oblato della Santa Casa - a Loreto fin la sua vita.
 LOVERE
La Galleria Tadini.
Appartiene all'Accademia di Belle Arti fondata e dotata dal conte Luigi Tadini, ed  ospitata in un palazzo neoclassico che s'erge sulla sponda del lago d'Iseo. Contiene un piccolo museo e una notevole raccolta di dipinti la quale deve la sua notoriet principalmente ad una pregevolissima "Madonna" di Jacopo Bellini, ad un'altra rara "Vergine" del veronese Domenico Morone, a un bel ritratto di gentiluomo del Parmigianino, a una pala di Paris Bordone con la Madonna tra S. Cristoforo e S. Giorgio.
 LUCCA
Le Raccolte Comunali.
Delle due raccolte, il Museo Civico, che ha sede nella Villa Guinigi, edificio del primo Quattrocento, comprende un gruppo di oggetti di scavo e frammenti architettonici, sculture romaniche e trecentesche, belli stalli intagliati, paramenti provenienti da chiese di Lucca e pi opere di Matteo Civitali, nonch qualche dipinto di primitivi toscani e pittori moderni.
La Pinacoteca  ospitata nel Palazzo gi della Signoria e ora del Governo, e comprende una varia collezione di pitture tra cui quelle di primitivi lucchesi (Berlinghieri, Deodato Orlandi, ecc.), ritratti del Bronzino e del Tintoretto. Un capolavoro del Pontormo: il ritratto supposto di Giuliano de' Medici, e uno di Fra Bartolomeo (1509): il "Padre Eterno che appare alla Maddalena e a S. Caterina da Siena"; un'altra opera (1515), per assai meno bella, del Frate Domenicano: la "Madonna della Misericordia" con i ritratti della famiglia Moncalieri.
La Cattedrale di S. Martino.
(TAV. 73).
Costruzione romanica del terzo ventennio del secolo XI, completata con la facciata a tre ordini di logge su portico al principio del secolo 13esimo da Guidetto da Como e rimaneggiata in parte in stile gotico nel corso del secolo 14esimo. La facciata stessa appare per le sue sculture - come osserva il Venturi - un compendio delle fasi dell'arte romanica dalle forme arcaistiche a quelle di Guidetto, a quelle di Nicola Pisano, autore, con qualche scolare, dei bassorilievi dell'architrave e della lunetta della porta sinistra. A un raffinato anonimo scultore romanico appartiene il gruppo tanto noto del "S. Martino e il mendico"; mentre ad un rude ma pi forte artista, probabilmente lombardo, appartengono le altre note storie di S. Regolo.
L'interno , si pu dire, un museo di opere dello scultore Matteo Civitali lucchese, seguace di Antonio Rossellino, ma ai suoi marmi - tra cui la bella tomba di Pietro da Noceto - sovrasta un capolavoro che fa celebre nel mondo il monumento: il sepolcro - eseguito nel 1406 da Jacopo della Quercia - di Ilaria del Carretto figurata distesa sull'ornatissimo sarcofago, con ai piedi il suo cagnolino: viva e presente immagine di dolcissima morta. Tra le pitture, un'opera insigne (1509) di Fra Bartolomeo, con la "Madonna tra S. Giovanni Battista e S. Stefano".
Presso il tempio  il Museo dell'Opera che conserva magnifici pezzi d'argenteria del Tesoro del Duomo, tra cui emerge un Crocifisso d'argento a forma di albero, di arte pisana della prima met del Quattrocento, detto la "Croce dei Pisani".
 MACERATA
La Pinacoteca Civica.
Annessa alla Biblioteca Comunale. Un trittico di Allegretto Nuzi firmato e datato 1369, una "Crocifissione" di Girolamo di Giovanni del 1473, una "Madonna" di Carlo Crivelli firmata e datata 1470.
 MANTOVA
Il Palazzo Ducale.
Imponente costruzione che consta di due parti: la Reggia, o Corte Reale, in forma di palazzo romanico-gotico merlato, edificata negli ultimissimi anni del Duecento dalla Signoria dei Bonacolsi, poi ampliato, arricchito, abbellito dai Gonzaga, in specie per opera d'Isabella d'Este, il genius loci, e del Duca Vincenzo I; il Castello Gonzaghesco eretto alla fine del Trecento da Bartolino da Novara in forma di roccaforte munita agli spigoli di possenti torri quadrate. Periodi di barbare devastazioni, accompagnate dalla perdita dei tesori d'arte, avevano reso questa Reggia, fra le pi suntuose d'Italia, in stato miserando da cui a poco a poco la redensero, e la stanno redimendo, le cure della Nazione, entratane in possesso dal 1866.
Fughe di sale, numerosi appartamenti con decorazioni e arredamenti di tempo diverso si succedono nell'immenso edificio che in parte  adibito a Museo Archeologico e reca qua e l resti degli antichi ornamenti di pittura, di stucco, di pietra, dovuti agli artisti che dal principio del secolo 16esimo in poi lavorarono nell'edificio, in specie nei soffitti; e ci soprattutto nel Castello e in quel complesso di costruzioni (Appartamenti Nuovi di Castello, tra cui quello "di Troja" con affreschi di Giulio Romano e scolari) che sorsero nel Cinquecento tra la rocca e la Reggia.
Purtroppo cicli di opere d'arte di valore immenso sono andati o distrutti (come le undici tele di Tiziano con i ritratti degli imperatori romani nel Gabinetto dei Cesari, ora sostituite da copie), o perduti per Mantova (come le otto tele del Tintoretto con le gesta dei Marchesi di Mantova, oggi vanto della Pinacoteca di Monaco). Ma un tesoro d'arte  restato: le pitture della Camera degli Sposi (in una delle torri del Castello) che Andrea Mantegna condusse dal 1465 e termin nel 1474 effigiando, sulla parete a nord, in una grande scena, a tempera, svolgentesi su una terrazza, il Marchese Ludovico II, sua moglie Barbara di Brandeburgo, il parentado, i familiari; rappresentando, in affresco, sulla parete a ovest, dinanzi a un fantastico paesaggio popolato da scenette di genere, l'incontro di Ludovico, i figli, nipoti e gentiluomini con il secondogenito Francesco, reduce da Roma ove era stato creato cardinale. Nella vlta, istoriata con figurazioni mitologiche, una visione magica: un "occhio" formato da un festone di fiori e frutta recingente una balaustrata sulla quale si affacciano, su un fondo di cielo, volti di donne curiose e corpi di angioletti festanti.
Un complesso, di cui sventuratamente oggi restano soltanto avanzi,  da menzionare dopo questo capolavoro: i famosi Gabinetti d'Isabella d'Este, nell'appartamento detto "della grotta", decorato di pitture del Leombruno, rivestiti di una ricca ornamentazione in legno intarsiato accompagnata da squisitissimi stucchi dorati su fondo azzurro, nella quale un tempo s'innestavano le tele del Mantegna, del Costa, del Perugino, oggi al Louvre(142): un insieme al quale s'intona anche la preziosa eleganza dei portalini marmorei. Una ricostruzione completa dei Gabinetti con le copie dei dipinti, e che vale a dare idea del magnifico insieme,  stata ordinata nelle stanze del "Paradiso", dove Carlo di Nevers li trasfer dopo il sacco di Mantova nel 1630.
In altre sale del Palazzo, una delle migliori serie degli arazzi, su cartoni di Raffaello eseguiti per il Vaticano(143): i celeberrimi arazzi di Mantova portati a Vienna nel 1866 e restituiti dopo la Vittoria; inoltre, una grande tela di Domenico Morone, firmata e datata 1494, rappresentante la Cacciata dei Bonacolsi da Mantova (1328) con la veduta dell'antica facciata del Duomo e di quella del Palazzo; infine, nel Museo, oltre le collezioni archeologiche, un certo numero di pregevoli sculture del Rinascimento e lo splendido Messale miniato da Belbello e continuato e compiuto da Girolamo da Cremona.
Il Palazzo del Te.
Villa estiva eretta da Giulio Romano per i Gonzaga tra il 1525 e il 1535, il Palazzo del Te (dal nome della localit chiamata Tejeto)  un edificio a un solo piano con una complessa decorazione di stucchi e affreschi della quale fu ideatore, e in parte esecutore, lo stesso Giulio Romano con la collaborazione di Giovanni da Udine, del Penni, del Primaticcio, di Polidoro da Caravaggio e di altri artisti sviluppatisi nell'atmosfera romana del primo quarto del secolo. Di spirito raffaellesco e michelangiolesco , d'altronde, pervaso tutto il monumento. Notevoli sopra le altre, la sala dei cavalli, con affrescati, fra una architettura grandiosa, i cavalli preferiti dal duca Federigo, la sala con le storie di Psiche, di Giulio Romano, quella di Fetonte con stucchi squisiti del Primaticcio, la popolarissima sala dei Giganti, di una capricciosa architettura che si accorda con la rappresentazione della Caduta dei Giganti fra colonne e macigni crollanti, dipinta sulla vlta e sulle pareti, con figure a due o tre volte il vero, da Giulio Romano e Rinaldo Mantovano.
La Basilica di S. Andrea.
Costruita dal 1472 al 1494 su progetto di L. B. Alberti che si ispir alle basiliche romane del Fro ha una mirabile classicit nelle proporzioni della nave unica con cappelle laterali, tagliata dal solenne transetto, e nello studio di composizione architettonica di masse della facciata.  l'opera che chiude l'attivit dell'Alberti con la pi visibile anticipazione del Cinquecento. Ricchissima la decorazione dell'interno con affreschi di Rinaldo Mantovano, Lorenzo Costa il giovane, l'Anselmi, ecc.; di Prospero Clementi il mausoleo del Vescovo Andreasi; di Lorenzo Costa una pala datata 1525. La prima cappella a destra conserva la tomba del Mantegna sotto una cupola decorata su disegno del Maestro.
Il Santuario di S. Maria delle Grazie.
Sorge nei dintorni di Mantova ed  noto pi che per alcuni suoi monumenti fra cui la stele funeraria di Girolamo Stanga, opera del 1498 di Gian Cristoforo Romano, per una singolarit: cio due serie di statue in cartapesta situate in alto ai lati della navata entro logge. Parecchie di esse sono rivestite di completa armatura e si crede rappresentassero soldati delle orde che il Connestabile di Borbone guid al sacco di Roma.
Recenti stud hanno rivelato che tali armature sono di notevolissima importanza anche per i loro particolari, che sei di esse - come risulta dalle numerose marche di armaiuoli - risalgono al secolo 15esimo e appartengono a officine milanesi; e che altre sono del secolo 16esimo, alla quale epoca risalgono corazze e altri pezzi staccati.
 MASSA MARITTIMA
Il Museo Civico.
Contiene una pregevolissima tavola di Ambrogio Lorenzetti con la Madonna e il Bimbo fra due schiere di Santi: sedute sui gradini del trono le tre Virt teologali.
 MATELICA
Il Museo Piersanti.
Gi di propriet privata, appartiene ora al Capitolo del Duomo ed occupa tuttora il quattrocentesco palazzo Piersanti. Contiene arazzi, tappeti, mobili, maioliche, oggetti var e un piccolo numero di pitture di scuola umbro-marchigiana, fra cui un "Crocefisso" firmato e datato 1452 di Antonio da Fabriano; un trittico con la "Crocefissione", la "Nativit" e l'"Adorazione dei Magi" e un'altra "Crocefissione" con otto storie della "Invenzione della Croce", nella predella, tutte di Francesco di Gentile; l'"Incoronazione della Vergine" di Bernardino di Mariotto, ecc.
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MESSINA.
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Il Museo Nazionale.
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Nella sua attuale costituzione risale al periodo posteriore al terremoto del 1908 che rase al suolo la citt;  formato di quanto fu salvato del vecchio Museo Civico e di quanto fu via via recuperato, di cose d'antichit e d'arte, dalle rovine. Comprende una raccolta archeologica greca e romana, numerosi frammenti architettonici provenienti da edific della citt, sculture in marmo e in bronzo, argenterie, maioliche e dipinti principalmente di scuola messinese. Gemma della raccolta - fra le numerose opere di Antonello de Saliba -  il polittico firmato e datato (1473) di Antonello da Messina, con la Madonna e il Bimbo, le figure intere di S. Benedetto e S. Gregorio, e sopra queste ultime l'"Annunciazione", gi nella chiesa di S. Gregorio, e uscito assai malconcio sventuratamente dalla catastrofe tellurica. Una tarda opera importante del Caravaggio: la pala con la "Nativit".
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MILANO.
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La Pinacoteca di Brera.
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Come le Gallerie di Venezia, e contrariamente alle grandi collezioni principesche di Firenze, di Napoli, di Torino, di Modena, ecc., ha origini non anteriori al periodo Napoleonico. Sviluppatasi enormemente nel corso di poco pi di un secolo, prima con i prodotti delle soppressioni, operate dal Bonaparte, di chiese, conventi, orator, poi con doni, acquisti, legati,  oggi una delle pi ricche, e forse la pi completa, delle Gallerie italiane, per la presenza di numerose opere di ogni scuola, eccetto la toscana. Fu riordinata nel 1925.
 situata nel palazzo seicentesco di Brera nella cui corte d'onore sorge la statua bronzea di Napoleone I in figura di Cesare vittorioso, del Canova. Mentre l'opera pi celebre che la nobilita  lo "Sposalizio della Madonna" del periodo umbro di Raffaello (datata 1504), i gruppi pi cospicui che essa comprende sono di arte veneziana e di arte lombarda. Tra le opere venete, tali per qualit e per numero da far rivaleggiare Brera con le stesse Gallerie di Venezia, sono da ricordare tre dipinti di Giambellino, tra cui la "Piet", e tre del Mantegna tra cui lo scorcio famoso del "Cristo morto", tre dipinti del Carpaccio: uno della serie di S. Stefano(144), due della serie degli Albanesi(145), due gruppi di pitture del Crivelli e del Lotto, di pregio eccezionale; la "Predica di S. Marco" di Gentile Bellini; il "Ritrovamento di Mos" di Bonifacio Veneziano, le pale del Montagna, del Savoldo, di Cima, gli "Amanti Veneziani" di Paris Bordone, la "Cena in casa del Fariseo" di Paolo Veronese, il "Conte Porcia" e il "S. Gerolamo" di Tiziano, il "Miracolo di S. Marco" del Tintoretto, la "Madonna del Carmelo" del Tiepolo e una raccolta di dipinti del Settecento veneziano che, per qualit di opere di Guardi, Canaletto, Bellotto, Piazzetta, S. Ricci, Tiepolo, Longhi e Pittoni, ecc., pu dirsi unica in Italia.
Di arte lombarda Brera conserva una serie imponente di affreschi, due cicli del Luini provenienti dalla Villa Pelucca presso Monza e dalla cappella di S. Giuseppe nella chiesa di S. Maria della Pace in Milano, e opere insigni di tutti i Maestri anteriori e posteriori alla venuta di Leonardo in Lombardia, tra le quali le due tempere di Bonifacio Bembo con i ritratti di Francesco e Bianca Maria Sforza, un monumentale polittico del Foppa, la "Madonna del certosino" del Borgognone, la "Crocefissione" di Bramantino, i ritratti di gentiluomini di Ambrogio de Predis, Boltraffio e Solario, la "Madonna del roseto" del Luini, le "Nozze di S. Caterina" del Procaccini, la "Madonna del Rosario" del Cerano, ecc. ecc.
Fra i dipinti di altre scuole sono da segnalare: la pala con la Madonna e Santi di Piero della Francesca - altra gloria di Brera - il "Presepio" e l'"Adorazione dei Magi" del Correggio, la pala Portuense (proveniente da S. Maria di Porto presso Ravenna) di Ercole de Roberti, il polittico con l'"Incoronazione della Madonna" di Gentile da Fabriano, due Santi di Francesco del Cossa(146), gli "Uomini d'arme" gi in casa Panigarola a Milano e il "Cristo alla colonna" di Bramante, la "Flagellazione" del Signorelli, il "Crocefisso" di Giuseppe Maria Crespi, la "Danza degli Amori" dell'Albani, i "Tre Santi Martiri" di O. Gentileschi, la "Samaritana" del Battistello, ecc. Un recente acquisto: il capolavoro del Caravaggio con la "Cena in Emmaus", gi in casa Patrizi a Roma. Chiudono la Pinacoteca, prima, una sala di pitture straniere con opere di Rembrandt, Rubens, Van Dyck, Greco, Reynolds, ecc., indi una sala di ottimi ritratti di Hayez, accompagnati da alcuni suoi quadri di soggetto storico e profano (tra cui il troppo famoso "Bacio"), e tre sale di altri dipinti del secolo 19esimo con opere notevoli di Piccio, Favretto, Mos Bianchi, Dell'Orto, Faruffini ("Sordello e Cunizza"), Lega (il "Pergolato"), Fattori (il "Carro rosso"), Boldini, ecc.
Nella sala terzo  esposto un raro cimelio di oreficeria romana, del secolo secondo d. C., trovato in Lombardia: la grande ptera in argento sbalzato e in parte dorato con il "Trionfo di Cibele".
La Pinacoteca Ambrosiana.
Questo grande Istituto, che comprende la Biblioteca(147), la Pinacoteca e una varia e ricca collezione di oggetti d'arte, fu fondata al principio del secolo 17esimo dal Card. Federigo Borromeo, cugino di S. Carlo; e dal Seicento fino ai giorni nostri and accrescendosi soprattutto con doni e con lasciti tra cui il pi importante fu quello del Museo Settala (di oggetti d'arte, di scienza e di etnografia) nel 1751.
La Pinacoteca contiene alcune opere di fama mondiale quali il cartone della parte figurata della "Scuola d'Atene" di Raffaello(148), i 402 fogli del celeberrimo Codice Atlantico di Leonardo da Vinci (comprendente stud, disegni, schizzi, di pittura, scultura, astronomia, geometria, fisica, ecc.)(149), due ritratti lombardi intorno ai quali tanto si  discusso: uno detto del "Musicista" attribuito dalla critica pi autorevole a Leonardo da Vinci, l'altro, ritenuto di Beatrice d'Este, ascritto, non senza qualche contrasto, ad Ambrogio De Predis.
Ma sono da ricordare ancora: il tondo con la "Madonna adorante il Bambino" del Botticelli, la "Sacra Conversazione" di Ambrogio Borgognone, gi in S. Pietro in Ciel d'oro a Pavia, il "Presepio" e il trittico con la "Madonna e Santi" del Bramantino, la "Madonna con S. Anna e i due Putti" del Luini, su cartone di Leonardo a Londra(150), un ritratto di gentiluomo, a figura intiera, di G. B. Moroni, datato 1554, il "Cesto di frutta" del Caravaggio, gustose piccole opere di G. B. Tiepolo e F. Guardi, quadretti notissimi di G. Brueghel, detto "dai Velluti" e disegni e stampe di Mantegna, Leonardo, Michelangelo, Drer, ecc. Sculture, oreficerie, porcellane, armi, dipinti moderni completano la collezione.
Un salone della Biblioteca, a piano terreno, era un tempo sede della Confraternita di S. Corona e conserva un grande affresco del Luini con l'"Incoronazione di spine" e i ritratti dei confratelli, eseguito nell'ultimo periodo della sua vita, nel 1521.
Il "Cenacolo" di Leonardo da Vinci.
L'"Ultima Cena" che, per incarico di Ludovico il Moro, Leonardo da Vinci rappresentava circa il 1495-97 sulla parete di fondo del refettorio del convento dei Domenicani a S. Maria delle Grazie in Milano, pu dirsi la pi alta, la pi austera espressione spirituale che l'arte figurativa di ogni tempo e di ogni luogo abbia tramandato a noi. Il divino e l'umano si fondono in modo compiuto e perfetto nella tragica scena in cui il Cristo col rivolgere pacatamente ai Discepoli le tremende parole: "Uno di voi mi tradir", scatena intorno il grido molteplice e tumultuoso dell'amore, dello sdegno, dell'orrore, dell'ira, mentre Giuda, non partecipando alla passione altrui e in un isolamento pi rivelatore di ogni manifestazione, gi si palesa il colpevole.
Cos profonda  l'aderenza di questa creazione Leonardesca al sublime significato della scena che il soggetto deve considerarsi qui fissato nella sua forma umana definitiva, il che spiega la sua universale popolarit.
La pittura non , come si  creduto lungamente, a fresco, bens a tempera forte ed , per la tecnica con la quale fu condotta, di una estrema delicatezza, cui si deve appunto la somma finezza degli effetti pittorici; cos che pu affermarsi essere, la storia del "Cenacolo", la storia di un grande guasto che ha menomato in molta parte la bellezza dell'opera e che ha ispirato a Gabriele D'Annunzio l'"Ode in morte di un capolavoro".
Il refettorio  compreso nel grandioso complesso del Convento delle Grazie con la chiesa, i chiostri e la sacristia ai quali  legato il nome di Bramante, avendo il grande architetto urbinate trasformato profondamente il precedente tempio gotico dei Solari, e col tiburio e con la parte absidale creato architetture che resteranno tipiche dell'arte sua. Affreschi lombardi del Quattro e del Cinquecento nobilitano l'interno della chiesa: in particolare quelli di Gaudenzio Ferrari che decorano la cappella di S. Corona, datati 1542.
Il Castello Sforzesco e il Museo Civico.
Eretto fuori della citt, a partire dal 1450, da Francesco Sforza, con l'opera del Filarete, sul luogo dell'abbattuto castello Visconteo, come fortilizio e come suntuosa dimora. Continuato e riccamente decorato durante la signoria dei successori di Francesco e in particolare da Ludovico il Moro, che chiam a lavorarvi Bramante e Leonardo, esso giunse a noi in stato miserando dal quale lo redense al principio del secolo scorso l'opera di Luca Beltrami, con un ripristino che se ha consentito al monumento una nobile destinazione e ne ha fatto una massa pittoresca nel centro della citt,  stato per oggetto di severa critica perch il ripristino stesso rappresenta l'applicazione pi spinta del concetto del completamento, cio della imitazione "in stile", culminata con la costruzione ex novo della grande torre centrale su indizi di quella del Filarete distrutta nel 1521.
Fra le opere pi notevoli per carattere e per conservazione sono: la Rocchetta con porticato ascritto parte a Benedetto Ferrini, parte a Bramante, donde si accede alla sala del Tesoro ornata di un capolavoro di Bramante: l'affresco con la grandiosa figura di Argo e medaglioni (Bramantino?) con scene della sua lotta con Mercurio; la Corte Ducale con un grande affresco rappresentante un elefante; la cappella, decorata nel 1473 di pitture di artisti lombardi (tra cui S. De Fedeli, G. da Montorfano e forse Bonifacio Bembo) e che conserva sull'altare un polittico di Benedetto Bembo proveniente dal castello di Torchiara e, alla parete, un rarissimo mobile quattrocentesco intagliato e policromo, gi coretto della cappella del detto castello; la Sala delle Asse decorata nella vlta da Leonardo con un immenso pergolato a cordami e a nodi su fondo di cielo, tesoro pittorico purtroppo interamente rifatto durante il citato ripristino su qualche traccia evanescente, ecc.
Assai ricche sono le collezioni municipali di pittura, scultura, arazzi e oggetti d'arte applicata, specialmente di ceramiche, ma con disposizione in parte disordinata. Tra le opere di scultura: il monumento equestre di Barnab Visconti di Bonino da Campione, il portale del Banco Mediceo di Michelozzo, il rilievo rappresentante l'"Incontro di Augusto e Livia con la Sibilla", di Agostino di Duccio, l'"Ecce Homo" di Cristoforo Solari, alcuni delicati rilievi dell'Amadeo, la figura giacente di Gastone di Foix del Bambaja e alcuni altorilievi che dovevano far parte del monumento funebre dell'eroe(151).
Fra le pitture: il ritratto di poeta laureato di Antonello da Messina (ora ritenuto di Giambellino), il ritratto di giovinetto del Lotto, quello d'uomo, firmato e datato 1530, di Antonio Pordenone, quello di un senatore veneziano (Jacopo Soranzo?) del Tintoretto, la primitiva Madonna del Correggio detta la "Madonna Bolognini", il ritratto di dama, gi di casa d'Adda, del Boltraffio, il grande polittico Melzi di Cesare da Sesto, il "S. Francesco" del Morazzone, il ritratto d'ignoto del Parmigianino, la "Sacra Famiglia" di Daniele Crespi, il "Mercato" del Magnasco, ecc.
In una sala a parte  conservato il nucleo artistico principale della collezione Trivulzio restato dalla dispersione della raccolta stessa. Fra le cose pi importanti: la pala del Mantegna, gi in S. Maria in Organo a Verona, con la Madonna in gloria tra angeli e Santi, un lunettone giovanile di Fra Filippo Lippi, una "Madonna" di Giovanni Bellini, i famosi dodici arazzi con le figurazioni dei mesi, di fabbrica Vigevanese su cartoni di Bramantino, il vetro romano della fine del I secolo d. C., conosciuto col nome di coppa murrina (in realt un "Diatretum", vetro lavorato al tornio con ornati distaccati dal fondo) e alcuni preziosissimi avor tra cui la valva di dittico con le Marie al sepolcro (secolo IV), quella bizantina con l'Annunciazione, del secolo X, ecc.
Copiosa la collezione di monete e medaglie, arricchitasi vent'anni fa con l'apporto del Gabinetto numismatico di Brera, di propriet statale.
Il Museo Poldi Pezzoli.
(TAV. 15).
Occupa, fra le collezioni private del mondo, divenute pubbliche, un posto di primo piano per il pregio delle sue opere e per la variet delle sue raccolte che comprendono pitture, sculture, mobili, arazzi, tappeti, oreficerie, e cospicue collezioni di stoffe, armi, vetri e porcellane.
Costituito a poco a poco dal gentiluomo milanese G. G. Poldi Pezzoli col consiglio di valenti studiosi, era da lui eretto alla sua morte nel 1879, in Fondazione pubblica amministrata dall'Accademia di Brera, e da allora  venuto accrescendosi con opere degne del nucleo principale, continuando ad occupare le fastose sale dell'appartamento ottocentesco di Via Morone sistemate col gusto non molto felice dell'epoca.
Fra le pitture sono particolarmente ragguardevoli i due gruppi di quelle venete e lombarde: il primo con la "Madonna e il Bambino" del Mantegna che fa riscontro a quella della Carrara di Bergamo, la "Piet" del Giambellino, la "Sacra Famiglia" del Lotto, i "Ss. Gerolamo e Paolo" del Montagna, un'opulenta figura femminile di Palma Vecchio, due gioielli del Tiepolo (la "Morte di San Gerolamo") e del Guardi (la piccola, notissima "Laguna grigia" in cui la semplicit dei mezzi tecnici aderisce perfettamente alla profondit del sentimento lirico); il gruppo lombardo con alcuni dipinti da considerare fra i pi significativi di Foppa, Bergognone, Luini, Solario, Cesare da Sesto, Boltraffio.
Per restare nel campo delle opere di prim'ordine si menzionano ancora: il celeberrimo "Profilo d'ignota" di Antonio Pollaiuolo, la "Madonna col Bambino" di Botticelli, una plastica figura di "S. Tommaso d'Aquino" parte di un polittico disperso di Piero della Francesca, alcuni primitivi toscani e umbri, un forte ritratto di Missionario del Ribera firmato e datato 1638, rappresentative tele del Magnasco, di Canaletto, Bellotto, Fra Galgario, e alcune preziose tavolette di Luca Cranach.
Fra le sculture: il busto in bronzo di Ulpiano Volpi dell'Algardi, marmi del Canova e del Bartolini (la "Fiducia in Dio"); tra i mobili: cassoni cinquecenteschi dipinti dal Montagna e dalla sua scuola; infine due cimel di arte orientale: il raro tappeto Ispahan del Cinquecento tessuto in seta ed oro con una poetica iscrizione laudatoria broccata in argento, e quello immenso, gi di propriet della Corona e qui come deposito dello Stato, figurato con scene di caccia, con la firma Ghyias Ed Din Jami e la data 1542, tappeto che per la sua straordinaria bellezza e antichit  da considerare un esemplare di eccezionale rarit di arte tessile persiana.
La Galleria Civica d'arte moderna.
(TAV. 125).
Un tempo unita alle collezioni del Castello Sforzesco,  ora poco felicemente sistemata nella cos detta Villa Reale, bel palazzotto, con grazioso giardino, costruito nel 1790 dal Pollak e che fu propriet della Repubblica Cisalpina, poi del Regno Italico, indi del Governo austriaco e infine della Corona d'Italia, dalla quale pass allo Stato per esser poi ceduto al Comune di Milano.  una delle maggiori raccolte d'arte italiana dal principio dell'Ottocento ai nostri giorni, soprattutto importante per la storia della pittura lombarda, e contiene alcune opere insigni a cominciare da un gruppo di dipinti del Segantini (la "Dea d'amore", l'"Angelo della vita", il ritratto della signora Casiraghi), a capo dei quali  le "Due Madri" capolavoro del suo periodo brianzolo (1882-85). Fra le altre pi notevoli pitture (oltre quelle, del primo e medio Ottocento, di Appiani, Bossi, Bisi, Palagi, Sabatelli, Piccio, Hayez) sono da menzionare gruppi di opere di Tranquillo Cremona (il ritratto della Sig.ra Deschamp), di D. Ranzoni (il ritratto della Contessa Arrivabene), di Filippini, di Mos Bianchi, Bazzaro, De Albertis, Grubicy. Di Pelizza da Volpedo, il notissimo "Quarto Stato"; di Morbelli, gli "Ultimi giorni"; di Ettore Tito, un "Baccanale". Squisiti sono due quadri di Favretto (la "Lezione di anatomia") e di Domenico Induno (la "Scuola delle sartine"). La pittura del secolo nostro s'apre con una grande tela di Spadini ("Mos salvato dalle acque"), cui seguono opere dei pi noti Novecentisti da Carr a Tosi a Sironi a Salietti, ecc. Fra le sculture: la "Tersicore" di Canova e pi opere di Giuseppe Grandi e di V. Gemito, poi, la "Pomona" di Trentacoste, e cere e bronzi di Medardo Rosso, la "Giustizia" di Andreotti, la testa di N. Bonservizi, di Wildt e cose di Romanelli, Messina, ecc.
Il Museo Teatrale della Scala.
Fondato nel 1911 con l'acquisto della collezione teatrale Sambon a Parigi,  situato nell'ex casino Ricordi annesso al teatro della Scala e in comunicazione diretta col Ridotto. Appartiene ad una fondazione autonoma e comprende opere varie dell'antichit classica e dei secoli 17esimo-XIX, tutte di soggetto teatrale o comunque riferentisi a teatro. Notevolissimi nella sezione archeologica - che  di propriet dello Stato e depositata nel Museo - un vaso greco del Quarto secolo a. C. con rappresentazione della commedia popolare su palco mobile e una serie di 167 Contorniati (dischetti bronzei con scene di corse, di lotte con belve, gladiatorie, ecc.). Nella parte moderna: ritratti e busti di compositori, artisti lirici, drammatici e, in genere, teatrali, squisite porcellane di Capodimonte, di Sassonia, di Venezia, ecc., miniature, scenografie, istrumenti musicali, preziosi autografi tra cui quello della partitura della Messa da requiem di Verdi, una ricca raccolta iconografica e un'altra di documenti riferentisi alla storia del teatro della Scala. Cimel Verdiani.
Il Museo di Milano.
Di recente formazione nel settecentesco Palazzo gi Sormani, decorato di bei soffitti a stucco.  composto di quadri e stampe inerenti alla tipografia milanese. Alcuni ricordi storici della citt e qualche maiolica e qualche mobile milanese del secolo 18esimo.
La Basilica di S. Ambrogio.
Tra i due campanili, dei monaci e dei canonici, l'uno preromanico, l'altro esemplare tipico romanico (1128), s'affonda la mole ferrigna della Basilica ricostruita sull'area dell'originale tempio di Ambrogio, e la precede l'atrio, riedificazione del secolo 12esimo dell'antico atrio di Ansperto della seconda met del IX secolo.
La datazione della Basilica  uno dei problemi pi discussi della storia dell'architettura, ma prevale l'attribuzione al secolo IX della sola abside, mentre alla ricostruzione della fine dell'XI spetta l'organismo delle vlte a crociera, dei pilastri, dei contrafforti, la cupola celata all'esterno dal tiburio ottagonale, tutta l'architettura della Basilica che si corona nella plastica facciata a loggiato ed esprime la gravit e l'austerit del Medioevo s da meritare alla Basilica stessa il nome di "regina delle chiese romaniche".
Nel suo perimetro  incluso un resto dall'antica Basilica Fausta, originariamente adiacente al tempio di Ambrogio, e cio il sacello di S. Vittore in ciel d'oro, recentemente restaurato e cos detto perch l'immagine del Santo trionfa nel catino sul mosaico d'oro che riveste l'architettura, a vlta emisferica, del secolo V.
Tra i cimel pi antichi nell'interno della Basilica,  il pulpito, ricostruito dopo il 1196 con i frammenti dell'antico e racchiudente fra le colonne un sarcofago del secolo IV; ma il pi insigne  l'altare d'oro donato da Angilberto secondo (824-859) ed eseguito da "Wolvinius magister faber", come dice una iscrizione tergale. In lamina d'oro sulla fronte, in argento dorato a tergo e nei fianchi, sono sbalzate le scene della vita di Cristo e di S. Ambrogio ed immagini di angeli e Santi; filigrane e smalti bizantini formano le incorniciature dei riquadri, ornati di gemme; l'energico sbalzo carolingio si unisce alle pi raffinate tecniche dell'oreficeria bizantina, il plastilismo al colore, l'arte al pregio della materia per fare di questa superba creazione uno dei capolavori, se non il capolavoro, dell'oreficeria di ogni tempo.
Sopra l'altare, su quattro colonne di porfido sorge il ciborio con figurazioni di stucco dorato campeggianti su fondo azzurro, splendida rievocazione romanica, del secolo 12esimo, dell'arte bizantina dello stucco. Allo stesso secolo si attribuisce il mosaico absidale con la figurazione del Cristo in trono e scene della vita di Ambrogio.
Il Rinascimento ha lasciato nella navata della Basilica cospicui segni d'arte: due affreschi del Bergognone, un trittico dello Zenale e un dittico del Luini, nonch decorazioni di cappelle, mentre la vlta della sacristia delle messe si adorna di un grande affresco del Tiepolo con la gloria di S. Bernardo, e l'andito di accesso al sacello di S. Vittore, di due affreschi, riportati su tela, dello stesso Maestro, raffiguranti scene della vita dei Ss. Vittore e Satiro.
Nella sacristia del Tesoro sono raccolte preziose oreficerie romaniche, gotiche e del Rinascimento, e una serie di bei codici: il pi noto  il messale eseguito da Anovelo da Imbonate per celebrare la coronazione di Gian Galeazzo a Duca di Milano (1396).
Adiacente alla Basilica, verso settentrione,  un lato della canonica che il Bramante prese a costruire nel 1492 per commissione del Moro; e, per quanto incompiuta,  un significantissimo esempio dell'armoniosa e pittoresca bellezza dello stile del Maestro.
Il Duomo.
Iniziato nel 1386 per volont di Gian Galeazzo Visconti da architetti veneti e lombardi (tra cui quel Bernardo da Venezia che doveva dar opera poi alla Certosa di Pavia) in collaborazione con architetti e scultori stranieri, la grandiosissima mole, esempio tra i pi tipici al mondo di architettura gotica fiammeggiante, tutta un merletto di marmi traforati, tutto un frastaglio di pilastri, contrafforti, tabernacoli, cuspidi, guglie e rosoni, appare, quale  giunta a noi, come il frutto di una creazione collettiva cui ogni secolo ha portato il suo contributo. Particolarmente importanti le opere eseguite, per ordine di S. Carlo e Federigo Borromeo, da Pellegrino Tibaldi e dai suoi seguaci: la classica composizione della parte inferiore della facciata, l'addobbo del mistico interno gotico che ricev nel Cinquecento quasi tutti gli altari, il marmoreo recinto del coro con sculture rappresentanti episod della vita della Vergine, eseguite dai maggiori artisti di transizione al Barocco, gli stalli intagliati dai Taurini, i pulpiti con cariatidi bronzee del Brambilla e del Busca, e le due suntuose cripte.
Altro periodo d'intensa attivit costruttrice s'inizi per volont di Napoleone nel 1805 col compimento della facciata (arch. Amati e Zanoia), e per tutto l'Ottocento architetti-archeologi e scultori attesero al compimento del Duomo che vide aggiunte numerosissime guglie alle poche antiche e arricchita enormemente la decorazione statuaria s da assumere soltanto nell'ultimo secolo l'aspetto che il monumento oggi ha.
Nell'interno, assai imponente, a cinque navate, con breve transetto a tre, tiburio ottagonale progettato dall'Amadeo, e vasto deambulatorio attorno al coro traforato da nove sveltissimi archi, sono cimel di storia e d'arte: la tomba dell'arcivescovo Ariberto d'Intimiano ( 1045) inventore del Carroccio, la statua di Martino V (1421) di Jacopino da Tradate, quella di S. Bartolomeo scorticato di Marco d'Agrate (1562), il candelabro in bronzo dell'altare della Vergine, rara opera francese del secolo 13esimo. Fra le tombe del Rinascimento dominano quella del Card. Marino Caracciolo del Bambaja (1538), quella di Gian Giacomo Medici con statue in bronzo del michelangiolesco Leone Leoni. Gloria del Duomo sono, poi, le vetrate, dalle pi antiche di stile gotico internazionale su disegno di Michelino da Besozzo, a quelle rinascimentali di Nicol da Varallo, di De Mottis, dei Da Pandino, ecc. I finestroni dell'abside, i maggiori d'Europa, mostrano la rinascita dell'arte vetraria dell'Ottocento con Giovanni e Giuseppe Bertini. La porta centrale del tempio - in bronzo -  di Ludovico Pogliaghi.
Il Tesoro  nella sacristia meridionale, adorna di un fiorito rilievo marmoreo di Giovannino de' Grassi e del "Cristo alla Colonna" di Cristoforo Solari, ed  composto in prevalenza di oreficerie, ricami, arazzi. Fra i pi antichi e preziosi cimel emergono gli avor liturgici dell'et paleocristiana, bizantina e ottoniana ("paci", dittici, coperte di Evangeliar, il secchiello di Gotofredo del secolo IX, ecc.), la rilegatura di evangeliario di Ariberto, oreficeria romanica a sbalzo, cesello e suntuosi smalti (secolo XI), una stupenda pace veneziana in oro e pietre preziose, gi attribuita al Caradosso o al Cellini, un piccolo stendardo con la Madonna e il Bimbo (la "Madonna dell'Idea") e la "Presentazione al tempio", del 1418, con firma apocrifa di Michelino da Besozzo.
La Chiesa di S. Satiro.
(TAV. 77).
La chiesa e la sacristia di S. Satiro costituiscono un complesso monumentale insigne e notissimo soprattutto per essere opere di Donato Bramante che, costruendo, o meglio ricostruendo, intorno al 1478, il tempio del secolo IX (di cui restano il campanile e, all'interno, tracce nell'antico battistero trasformato poi in cappella) e quindi, a partire dal 1480, la sacristia adibita poi a battistero, esprimeva in queste giovanili e prime opere milanesi il suo genio nutrito degli insegnamenti urbinati di Luciano Laurana.
Nella chiesa, a croce latina a tre navate e poderosa vlta a botte,  da ammirare la "Prospettiva" in stucco dipinto e dorato, di perfetto rigore geometrico e di efficacissimo effetto illusionistico, con la quale, dovendo per ragioni planimetriche rinunziare ad una vera abside in profondit, dot il tempio di una finta absidjola con la proiezione di tre arcate per lato e di una vlta a botte a lacunari.
La sacristia bramantesca che s'apre presso il capocroce destro,  a pianta ottagonale e a due ordini: quello inferiore, decorato di nicchie divise da ornate lesene, quello superiore, a forma di loggia, sormontato da cupola a cassettoni e separato dall'ordine sottostante per mezzo di un fregio in terracotta adorno di putti e dal quale sporgono otto busti maschili del padovano Agostino De Fondutis. Anche a questo Maestro appartiene la "Deposizione" composta di 14 figure in terracotta, conservata nell'antico Battistero (oggi cappella della Piet), che trovasi in fondo al capocroce sinistro e che si presenta all'esterno quale aggraziato tempietto circolare sormontato da un alto tiburio ottagonale e arricchito di terrecotte di gusto lombardo della fine del Quattrocento.
La Chiesa di S. Eustorgio.
Solenni opere di scultura trecentesca e un ciclo pittorico di notevole importanza adornano questo tempio romanico (secolo 12esimo) che conserva ancora qualche elemento di una primitiva chiesa del secolo IX laddove nella vlta appare continuato nel periodo gotico.
Nella famosa cappella Portinari, che dal 1462 al 1468 Michelozzo costru in onore di S. Pietro Martire e con aiuti e maestranze lombarde, talch la purezza di stile del fiorentino ne usc alquanto affievolita, si stende nell'alto e nei lunettoni delle pareti, sotto una fascia di aggraziatissimi angeli di stucco policromo danzanti nel tamburo della vlta, una vasta decorazione murale con numerosi episod della vita di S. Pietro Martire e figure di Santi. Nelle pitture si riconoscevano due mani: una di artista pi schiettamente settentrionale (Bonifazio Bembo?), l'altra di pittore sotto l'influsso dei Maestri toscani; laddove si restituisce oggi l'intero ciclo al bresciano Vincenzo Foppa che seppe esprimere magistralmente il realismo lombardo a gara col Mantegna e gli stessi toscani. Nel centro di questa cappella di fondamentale importanza per lo studio dello sviluppo dell'arte lombarda  la maestosa arca di S. Pietro martire, opera capitale di Giovanni di Balduccio da Pisa, seguace di Giovanni Pisano, e di suoi collaboratori campionesi, firmata e datata 1339, e qui trasportata nel Settecento.
Ma Giovanni di Balduccio, l'assertore e il diffonditore in Lombardia del verbo dell'arte pisana,  presente se non con l'opera propria con quella di suoi aiuti diretti e di artisti che risentono profondamente il suo influsso, in altri sepolcri di S. Eustorgio, s che questa chiesa  il monumento dove egli pu essere meglio studiato; ricordiamo: il sepolcro di Stefano I Visconti ( 1337) e di sua moglie Valentina Doria, la pala marmorea dell'altare dei Magi, datata 1347, nei quali forse lavor anch'egli stesso; la tomba di Uberto terzo Visconti e del figlio Gaspare, le parti trecentesche della tavola, istoriata di bassorilievi, dell'altar maggiore, fatta eseguire da Gian Galeazzo Visconti, ecc.
La Chiesa di S. Lorenzo.
Della Milano romana che ebbe una grande storia specialmente nel periodo della Tetrarchia quando divenne, con Massimiano, sede imperiale (294 d. C.), restano pochissimi avanzi, e i maggiori sono le sedici colonne corinzie scanalate fronteggianti il tempio di S. Lorenzo; invece incerte sono l'et e l'origine della formazione del colonnato (secolo IV?).
Anche pi discusso  il problema del tempio cristiano di S. Lorenzo e del complesso delle sue cappelle. Due punti sono sicuri: la cappella di S. Sisto fu costruita dal vescovo Lorenzo I nella seconda met del secolo V; la prima notizia storica dell'edificio centrale risale al secolo sesto. Notizie pi antiche sono frutto di tradizione; secondo la pi accreditata, la cappella detta di S. Aquilino sarebbe stata eretta da Galla Placidia (prima met del secolo V), e v' anche una tradizione popolare che considera il nucleo centrale, il vero e proprio S. Lorenzo, come di origine romana, tradizione contraddetta fino ad oggi dalla critica pi autorevole che l'assegna all'et di Giustiniano e lo collega al ravennate S. Vitale. Un recente restauro del complesso monumentale ha mirato a riportare alla luce il pi possibile delle linee originarie.
Quale appare, S. Lorenzo  il frutto di restauri iniziati gi nel 1071 e culminati nella quasi totale ricostruzione compiuta nella seconda met del Cinquecento, onde i tre ordini di gallerie interne furono ridotti a due e sovrastati da un tamburo e da un'ampia cupola che anche all'esterno domina con la sua linea prettamente rinascimentale.
Nel complesso, S. Lorenzo  un grandioso edificio centrale, di pianta quadrata formato da quattro esedre abbracciate da un peribolo e con annesse tre cappelle; ottagonale quella di S. Sisto; cruciforme all'interno, poligonale all'esterno, quella di S. Ippolito con ricche colonne di marmo orientale sormontate da capitelli romani; ottagonale quella di S. Aquilino ma arricchita da nicchie e da una galleria in cui si sono ritrovate tracce della decorazione originaria a finti marmi. Nell'ambulacro che precede quest'ultima cappella, mosaici frammentar con le dodici trib d'Israele, i dodici Apostoli e immagini di Santi, e nella cappella stessa (cui si accede per un prezioso portale marmoreo romano del I secolo d. C.) il mosaico di "Ges fra i Dottori" attribuito al secolo V e quello danneggiatissimo del "Martirio di S. Genesio".
Sotto le cappelle di S. Aquilino e di S. Ippolito si snodano i sotterranei della Basilica nei quali appare una grandiosa e singolarissima congerie di materiali romani di misteriosa funzione: massi squadrati, mensole, capitelli, ecc., provenienti dall'anfiteatro romano.
I Palazzi Archinti, Dugnani e Clerici.
Della dimora del Tiepolo in Lombardia - a parte gli affreschi di Bergamo, quelli di S. Ambrogio a Milano, le due gigantesche tele della prepositurale di Verolanuova, ecc. - restano le testimonianze stupende nelle decorazioni da lui compiute in questi tre palazzi.
Nel salone dei palazzo Archinti in Via Olmetto, oggi sede della Congregazione di Carit, affrescava nel 1731 una grande composizione allegorica col trionfo delle arti e delle scienze, e, insieme con qualche collaboratore, scene mitologiche nel soffitto di altre sale.
Negli stessi anni di quel periodo ancora giovanile della sua vita, o in una seconda visita a Milano, raffigurava sulle pareti di una sala del palazzo Dugnani, oggi sede della Scuola superiore femminile, storie di Scipione l'Africano (la "Magnanimit di Scipione", "Sofonisba riceve il messaggio mortale di Massinissa", "Siface e Scipione") e, sulla vlta, una grande rappresentazione allegorica: affreschi che preludono alle fastose composizioni, pure di storia Romana ("Antonio e Cleopatra") in palazzo Labia a Venezia (1757).
Infine nel 1740 eseguiva nel palazzo Clerici, gi sede della Corte d'Appello, in una mirabile galleria ch' tutta una festa di arazzi e di specchi, il suo capolavoro milanese: l'immenso affresco della vlta con l'Empireo e la corsa della quadriga del sole, fra un tripudio di luci, un battere di ali, grovigli di scorci e di nudi che rappresentano una spettacolosa fantasia di movimento e di colore.
L'Abbazia di Chiaravalle milanese.
Tra gli esemplari pi insigni dell'architettura cistercense in Italia  questa costruzione iniziata forse verso il 1172, compiuta e consacrata nel 1221, di cui da lungo tempo si auspica il restauro a redimerla dall'abbandono: il severo stile gotico monastico trionfa nelle vlte a crocera delle tre navi, ma di tradizione lombarda  il materiale di costruzione, il mattone, e nota originale dell'edificio  il tiburio che si erge altissimo a forma piramidale coronato da un cono cestile.
La facciata della chiesa abbaziale fu trasformata nel Seicento, e anche nell'interno l'originaria austerit monastica fu cancellata dalla decorazione dei Fiamminghini, che all'inizio di quel secolo frescarono con la loro facile pittura le pareti e gli stessi pilastri a fascio tramutati in piloni. Nell'interno del tiburio sono affreschi trecenteschi di scuola milanese anzi probabilmente degli stessi artisti che dipinsero nella vicina abbazia di Viboldone. Al sommo della scala che immetteva al convento  l'affresco del Luini con la Madonna e il Bambino (1512); nel coro, poi, sono degni di nota gli stalli intagliati da Carlo Garavaglia nel 1645. Annessi alla chiesa sono il cimitero, in cui sopravvivono alcune cappelle tombali del Duecento con affreschi contemporanei assai guasti, e una parte del chiostro, a tratti ricostruito, con caratteristiche colonne intrecciate francesi. Sulla parete sopravvissuta della sala capitolare due graffiti con vedute di Milano e dei suoi monumenti quattrocenteschi, graffiti da cui furono tratti elementi per il restauro del Castello Sforzesco.
 MODENA
La Galleria Estense.
(TAV. 92).
Nel palazzo dei Musei (secolo 18esimo), che dal 1883 ospita tutte le istituzioni culturali della citt, si trova all'ultimo piano la Galleria Estense iniziata nel 1598 con le opere che Cesare d'Este port seco a Modena allorch dovette cedere a papa Clemente VIII Ferrara, feudo della Chiesa, e quindi arricchita dal duca Francesco I mecenate delle arti. Oggi  una delle pi notevoli d'Italia in specie per lo studio dell'arte emiliana.
Tra i dipinti di questa scuola sono da ricordare l'"Annunciazione" e la "Crocefissione" di Bianchi Ferrari, la "Madonna Campori" del Correggio; tra i ferraresi: alcune pale di Dosso Dossi, del fratello Battista, del Garofalo, il ritratto di Alfonso I anche di Dosso Dossi, un capolavoro del Tura: la figura di S. Giacomo della Marca su fantastico fondo di paese; inoltre una "Deposizione", opera della maturit di Cima, le ante, dipinte dal Veronese, dell'organo della chiesa di S. Geminiano a Venezia, con le grandi figure di S. Menna, del Battista e dei Ss. Geminiano e Severo, i "SS. Pietro e Paolo" di Jacopo Bassano, un minuscolo altarolo del Greco.
Completano la Pinacoteca una bella collezione di disegni e un Museo con pregevoli bronzi del Rinascimento, tra cui l'"Ercole a cavallo" di Bertoldo, un ricchissimo medagliere, maioliche, e un'opera superba del Bernini: il busto di Francesco I d'Este, potente di vita sebbene condotto non dal vero ma su ritratto del Sustermans.
Il Museo Civico.
 ospitato nello stesso palazzo dei Musei dove ha sede la Galleria, ed ha origini non pi remote di alcuni decenn. Contiene raccolte paletnologiche, di antichit classiche, di arte medioevale e moderna; sculture, armi, stoffe, alcuni dipinti, ricordi della vecchia Modena e numerosi oggetti var di arte e storia provenienti da chiese e da case private modenesi e del contado.
La Galleria Campori.
Formata dal marchese Matteo Campori e da lui donata nel 1925 alla citt, ha sede nel palazzo Campori. Comprende alcune sculture, mobili, arazzi, ma soprattutto buoni dipinti dei secoli 16esimo-18esimo, particolarmente del Moretto da Brescia, di Boccaccio Boccaccino, di Bonifacio veronese, di Giuseppe Maria Crespi (il ritratto del figlio del generale Palphy), del Piazzetta. Un dipinto straniero assai noto: l'"Alcoolizzato" di Goya.
Il Duomo.
(TAV. 86).
Esempio caratteristico e magnifico dell'architettura romanica lombarda, costruito nel secolo 12esimo dall'architetto Lanfranco coadiuvato, nelle parti sculturali e in poderosi rilievi, da Wiligelmo e dai suoi scolari che lavorarono anche nelle cattedrali di Piacenza e Ferrara derivate stilisticamente, col duomo di Parma, dal prototipo modenese. Nel secolo seguente Anselmo da Campione e i suoi aiuti campionesi condussero innanzi l'opera con forme gotiche definendo il monumento nel suo aspetto attuale. All'uno o all'altro periodo appartengono i portali (quello della porta maggiore, quello dei Principi, la porta Regia, quella della Pescheria), preceduti da protiri e decorati da sculture. Sul lato meridionale, la famosa Ghirlandina: la torre campanaria contemporanea alla costruzione del Duomo, ma terminata nel secolo 14esimo col coronamento ottagonale di Arrigo da Campione.
L'interno, di tipo basilicale, a tre navate, privo di transetto e con presbiterio rialzato e cripta sottostante,  ricchissimo di opere d'arte tra le quali il grande "pontile" a colonne con parapetto ornato di rilievi dei citati maestri campionesi sotto l'influsso dell'arte romanica francese, ai quali si devono anche le sculture dell'annesso ambone; nella navata di sinistra, il pulpito di Arrigo da Campione con statue in terracotta; al primo altare di sinistra un polittico gotico in terracotta con numerosissime statue, oggi attribuito a Michele da Firenze; nella cripta, un gruppo in terracotta policromata di Guido Mazzoni rappresentante la Sacra Famiglia; nel coro, gli stalli intarsiati da Cristoforo da Lendinara; qua e l, affreschi e quadri di var artisti modenesi dei secoli 14esimo-15esimo (Cristoforo da Modena, Serafino de' Serafini, Francesco Bianchi Ferrari, ecc.) e una bella tavola di Dosso Dossi con la Vergine e Santi.
 MONREALE
Il Duomo e il Chiostro.
(TAV. 87).
A breve distanza da Palermo sorge questo insigne monumento normanno che ha reso celeberrimo fra studiosi d'ogni luogo il nome della ridente cittadina della Conca d'Oro.
Il grandioso edificio e l'annesso convento furono iniziati nel 1172 per volont di Guglielmo II; poi continuati nel secolo 13esimo; ma le trasformazioni che subirono nel corso dei secoli non furono n poche n lievi: le pi profonde, nel periodo barocco e negli anni seguenti l'incendio del 1811, le quali, e in ispecie le ultime, alterarono gravemente l'aspetto del monumento con aggiunte di marmi e di mosaici compiute con l'illusione di restaurare e che, invece, hanno arbitrariamente e barbaramente "rifatto". Nondimeno, cos la chiesa nel suo complesso come il meraviglioso chiostro, per fortuna quasi intatto, servono a rappresentare il grado di sviluppo e di eccellenza dell'arte siculo-normanna nell'ultima fase in cui gi adottava l'innesto delle forme gotiche. La facciata conserva la porta bronzea di Bonanno da Pisa, firmata e datata 1186, con quaranta rilievi esprimenti episod del Vecchio e del Nuovo Testamento, mentre nel fianco settentrionale si ammira quella in cui Barisano da Trani rappresentava in ventotto riquadri figure e scene del mondo pagano e cristiano.
L'interno, a croce latina a tre navate e tre absidi con presbiterio a forma quadrata,  tutto rivestito - fino nel pavimento - di mosaici di tipo siculo-bizantino dei secoli 12esimo e 13esimo che, a parte i restauri, formano il suo pregio e la sua caratteristica. Raffigurano - quelli delle pareti - scene bibliche, episod del Cristo, di Santi e di Apostoli, Profeti, Evangelisti, Dottori della chiesa, e culminano nella colossale mezza figura del severo Cristo Pantocrator rappresentato nel semicatino dell'abside sopra la Madonna in trono affiancata da angeli. Nel coro o "solea" (cos detta dai sogli reali e vescovili), sopra i due troni, i mosaici con Guglielmo secondo che offre il modello del tempio alla Vergine e col Cristo che incorona Guglielmo e, nel transetto destro, dietro il trono episcopale, le tombe reali: quella originaria in porfido di Guglielmo il Malo simile ai sepolcri del Duomo di Palermo; l'altra in marmo, rifatta nel 1575, di Guglielmo II.
Il famosissimo chiostro, iniziato anch'esso al tempo di Guglielmo II,  di incomparabile grazia per il fasto dei mosaici che rivestono le bianche colonne sorreggenti gli eleganti archi acuti, per i pittoreschi intrecci di incrostazioni di pomice di lava, per la ricchezza dei capitelli istoriati con scene sacre, profane e allegoriche; in uno (o, meglio, in due accostati)  Guglielmo che offre la chiesa alla Vergine; in un altro, sopra un viluppo di volute e di foglie, un nome di artista: un marmorario "Romano figlio di Costantino". In un angolo del chiostro  la sua gemma: l'antico lavabo dei frati, la cosidetta loggetta, cio un piccolo quadrato di colonne con tre arcate per lato e, nel mezzo, una fontana (la "Fontana del Re") formata di fusti di colonne decorate a zig-zag sorreggenti un bocciuolo con mascheroni e figurine di musici e baccanti: un insieme di indimenticabile suggestione che ricorda le pi fastose visioni arabe di Siviglia, Cordova e Granata.
 MONTALCINO
La Pinacoteca Comunale.
Comprende, oltre ad alcune maioliche, una piccola raccolta di quadri sacri del Trecento e del Quattrocento; altri se ne trovano nel Museo del Seminario, insieme con alcune interessanti statue lignee trecentesche.
 MONTEFALCO
La Chiesa di S. Francesco.
In questa minuscola cittadina folignate, ricca di pitture della scuola umbra, Benozzo Gozzoli che, fiorentino, tanto impresse della sua arte quella scuola, affresc dal 1450 al 1452, nel coro della chiesa di S. Francesco, col suo consueto spirito realistico e narrativo, numerosi episod della vita del Santo e figure di papi di santi di poeti e artisti (Dante, Petrarca, Giotto). Altre pitture condusse nella cappella di S. Girolamo e altre ancora nella chiesetta di S. Fortunato.
 MONTEPULCIANO
Il Museo Civico.
Nel trecentesco Palazzo Comunale. Comprende un bel gruppo di terrecotte robbiane, corali miniati del Quattrocento, argenterie e una raccolta di dipinti fra i quali primeggiano una "Sacra Famiglia" del Sodoma e una "Nativit" di Girolamo di Benvenuto.
 MONZA
Il Duomo di S. Giovanni.
(TAVV. 26, 78).
La Basilica, fatta costruire nell'ultima decade del secolo sesto dalla regina Teodolinda, poi sostituita con una chiesa romanica, fu indi ampliata e ricostruita nel secolo 14esimo e dotata da Matteo da Campione dell'attuale facciata, con protiro di marmo bianco e fasce nere, nella quale sono conservati, sul portale, bassorilievi della precedente costruzione.
All'interno, la decorazione ad affresco che riveste tutta la chiesa  - salvo alcune pitture del cinquecentista bresciano Lattanzio Gambara - dovuta a pittori del Seicento e del Settecento lombardo, ma contiene nella cappella intitolata a Teodolinda un ciclo di affreschi - firmato e datato 1444 - in cui i fratelli Zavattari rappresentarono in numerose scene le storie della Regina: scene di vita cavalleresca e di Corte che, per i soggetti, le fogge delle vesti, le forme stilistiche, sono da considerare fra le pi tipiche della cos detta arte internazionale, espressione dei primi decenn del Quattrocento.
Un insigne lavoro di oreficeria  conservato nell'altar maggiore: il paliotto d'argento sbalzato con scene della vita di S. Giovanni Battista, tempestato di smalti traslucidi, che il milanese Borgino del Pozzo lavor, secondo l'iscrizione in basso, negli anni 1350-1357; e un'altra opera del Trecento adorna la navata centrale: l'ambone di marmo con prospetto adorno di figure di Santi, di Matteo da Campione, e ricordato nella stessa lastra tombale dell'artista.
Di fama universale  il Tesoro, donato alla chiesa, almeno in parte, dalla regina Teodolinda e che comprende la Corona Ferrea, conservata nel tabernacolo della cappella della Regina. Simbolo della regalit italiana, essa consta di un cerchio d'oro formato di lamine snodate e adorne di castoni con pietre e paste vitree (forse in origine una collana o un bracciale di provenienza orientale e donato a Teodolinda da qualche condottiero barbarico), nell'interno del quale gira un listello di ferro, reliquia - secondo la tradizione - di un chiodo della Croce. Opera probabile del V secolo, fu messa a riscontro meglio che con le corone visigotiche del Museo di Cluny e dell'Armeria di Madrid, con bracciali trovati a Kazan nella Russia meridionale, verosimilmente del detto secolo.
Numerosissimi sono i cimel del pi alto valore storico e artistico che compongono il Tesoro; ma fra i principali sono da menzionare almeno i seguenti: la croce d'oro e gemme detta "del Regno", forse di Berengario I, del secolo IX; la piccola croce, detta di S. Gregorio, in oro e cristal di rocca con inciso il Crocefisso, opera bizantina del VI sec., il reliquiario d'oro e pietre preziose con la Crocifissione, punzonata a punteggiature nel rovescio, opera probabilmente barbarica del secolo ottavo, la corona pensile votiva, con la croce d'oro, detta di Teodolinda, la coperta d'oro di Evangeliario con dedica della Regina alla Basilica di Monza, il piatto augurale con la chioccia e i pulcini in argento dorato che la tradizione vuole anch'esso dono di Teodolinda, ma che forse  opera di alcuni secoli posteriore, il dittico di avorio con Galla Placidia, il piccolo Valentiniano terzo e il generale Ezio (oppure Stilicone, Serena, nipote dell'imperatore Teodosio e il loro figlio Eucherio?), che, comunque,  opera insigne della fine del secolo V, quello con David e S. Gregorio, imitazione di dittico consolare bizantino del secolo sesto, quello profano detto del Poeta e della Musa del V sec., ecc.
 NAPOLI
La Galleria Nazionale.
Forma una sezione del grandioso Museo nazionale partenopeo, ed ha le sue origini nel trasporto da Roma a Napoli, compiuto da Carlo I di Borbone nel 1734, di opere delle collezioni farnesiane di Parma, alle quali vennero aggiungendosi le cessioni fatte da re Ferdinando Quarto e le provenienze dalle chiese e dai monasteri soppressi.
Tre tavole di due rarissimi Maestri del primo Rinascimento nobilitano questa eclettica collezione: il "Miracolo della neve" e l'"Assunzione" di Masolino da Panicale, frammenti di un polittico gi in S. Maria Maggiore a Roma, e il "Crocifisso" di Masaccio(152). Un capolavoro, la "Trasfigurazione" di Giambellino, le d fama, e con esso un gruppo di opere di Tiziano: la "Danae", il ritratto di Paolo III, l'altro, anche di Paolo terzo con i nipoti, quelli di Pier Luigi Farnese, di Filippo II, di Carlo V, del Card. Bembo.
Sono da menzionare ancora tra i dipinti pi importanti: il "Vescovo Rossi", ritratto primitivo (1505) di Lorenzo Lotto, il "Clemente VII" di Sebastiano del Piombo, la "S. Eufemia", firmata e datata 1454, del Mantegna, lo "Sposalizio di S. Caterina", la "Zingarella" e il "S. Antonio" del Correggio, il "S. Ludovico di Tolosa" di Simone Martini, la "Strage degli innocenti" di Matteo di Giovanni, il ritratto del matematico Luca Pacioli con un gentiluomo, firmato Jaco. Bar., gi attribuito a Jacopo dei Barbari, e ora ad artista italo-fiammingo della cerchia urbinate, la "Madonna in trono con Santi e angeli" (1465) di Bartolomeo Vivarini, la "Resurrezione" del Sodoma, la "Corsa di Atalanta e d'Ippomene" di Guido Reni, il "Ricevimento di Carlo terzo di Borbone al Quirinale" del Pannini. Di Raffaello sono due frammenti della sua prima pala, distrutta, con l'"Incoronazione di S. Nicola da Tolentino(153)" e, di suoi scolari, la "Madonna del Gatto" (Giulio Romano) e quella del "Divino Amore". Per le ragioni accennate al principio, ben rappresentata  la scuola pittorica di Parma con opere di Filippo Mazzola, di Mazzola Bdoli e con numerosi ritratti del Parmigianino, tra cui quello della cortigiana Antea (?), mentre con molti esemplari, e in sommo grado significativi sono ivi presenti tutti gli artisti delle scuole napoletane dei secoli 14esimo-18esimo, da Colantonio ad Andrea da Salerno, da Stanzione a Vaccaro, da Battistello a Cavallino a Luca Giordano a Salvator Rosa a Micco Spadaro a De Mura, ecc. Una serie di magnifiche tele di Mattia Preti, tra cui il "Figliuol prodigo" e un'opera famosa di Brueghel il Vecchio: la Parabola dei ciechi.
Nel pi grande salone sono raccolti i sette arazzi fiamminghi con scene della Battaglia di Pavia, su cartoni di Van Orley conservati al Louvre, e, fra gli oggetti d'arte, il famoso cofanetto Farnese, in argento dorato, di Manno di Bastiano Sbarri, della scuola del Cellini, con medaglioni di cristal di rocca mirabilmente intagliati dall'emiliano Giovanni Bernardi.
La Certosa e il Museo Nazionale di San Martino.
(TAVV. 96, 122).
La Certosa di San Martino che ospita il Museo si erge sul colle coronato da Castel S. Elmo, e, con la sua chiesa e i suoi chiostri in cui si esplic il talento di Cosimo Fanzaga, con i suoi ornamenti e le numerose opere d'arte ancora in situ, costituisce uno dei due monumenti pi rappresentativi del Barocco a Napoli, l'altro essendo la grande cappella di S. Gennaro, nel Duomo, rivestita delle forme del pi fastoso e rigoglioso Seicento sotto le vlte affrescate dal Domenichino.
Costruzione trecentesca, fu dalla fine del Cinquecento quasi completamente rifatta e, via via nel corso del Seicento, ampliata, decorata di marmi policromi, di stucchi, di suntuosi mosaici pavimentali, nonch di affreschi e quadri che, appartenendo ai maggiori artisti napoletani del tempo (vi manca per il caposcuola Caravaggio), valgono a dare idea dello svolgimento della pittura barocca nel Mezzogiorno. Corenzio, Battistello, Andrea Vaccaro, Massimo Stanzione, Ribera, Luca Giordano, Solimena, De Mura, per citarne soltanto alcuni, sono presenti nella chiesa della Certosa con opere vigorose da considerarsi tra i migliori saggi dell'arte loro (la "Lavanda dei piedi" e storie di San Gennaro, del Battistello, il "Trionfo di Giuditta", di Luca Giordano, la "Deposizione" del Ribera e quella dello Stanzione, la superba venezianeggiante "Comunione degli Apostoli" del Ribera); cos pure la chiesa  anche ricca di opere di altri artisti non napoletani che tennero il campo in quel tempo, dal Reni al Lanfranco, dal Maratta al Cavalier d'Arpino.
Il copiosissimo materiale del Museo, di recente, se pure non interamente, riordinato, e che comprende anche una parte pi antica con avanzi trecenteschi provenienti da chiese della regione, non ha opere di eccezionale valore, ma , nel suo complesso, tale che tra le sue pareti  possibile mettersi a contatto con l'arte, la storia e la vita napoletana, poich esso  composto delle pi varie raccolte che vanno dalle pitture ai diversi prodotti di arte applicata, dai disegni alle stampe, dalle porcellane alle vesti, alla topografia, al folclore, al teatro, ai presep, ecc., e che dnno uno specchio delle attivit artistiche della citt e della regione in specie dal Cinquecento in poi.
Il Museo  dotato anche di una Galleria ottocentesca con buoni dipinti di Gigante e della scuola di Posillipo, di Toma, Induno, Michetti, Morelli, Palizzi, Mancini, e sculture di Gemito, di D'Orsi. Un ritratto assai noto di Hayez: quello della principessa di S. Antimo.
Il R. Museo Duca di Martina.
Legato nel 1931 dal Duca di Martina al Comune di Napoli e ospitato nel palazzetto della Villa Floridiana(154), da poco passata in propriet della Nazione, comprende, oltre alcune argenterie, smalti, bronzi, e oggetti var, una grande collezione di vetri di Murano, di maioliche delle pi note fabbriche italiane e forestiere, e di porcellane. Soprattutto ricca e pregevole la raccolta delle antiche porcellane di Capodimonte, di Francia (Svres, Saint Cloud, ecc.), di Sassonia e di altri paesi tedeschi, d'Inghilterra, di Vienna, chinesi, giapponesi, ecc.
Il Museo Civico Filangieri.
Ha sede nel quattrocentesco palazzo Cuomo ed  composto di ricche raccolte di armi, di maioliche e porcellane appartenenti a fabbriche straniere ed italiane, in specie a quella di Capodimonte, di numerosi e var oggetti di arte applicata. Contiene anche una piccola Pinacoteca nella quale sono da notare un ritratto di giovane di Botticelli, un quadro assai pregevole di Bernardino Luini: la "Madonna col Bambino e Suor Alessandra Bentivoglio", una "Piet" del Pordenone, qualche tela di scuola napoletana del Seicento e il ritratto del giurista Gaetano Filangieri, di Domenico Morelli.
Il Museo di Capodimonte.
Il palazzo, costruito nella met del Settecento nel famoso parco di Capodimonte, ospit per mezzo secolo le collezioni farnesiane finch queste furono trasportate nel Museo Nazionale, e ora accoglie una collezione di pitture e sculture del secolo 19esimo (notevoli gli "Iconoclasti" di Domenico Morelli), raccolte di armi e armature e, fra porcellane delle pi pregiate fabbriche estere, numerosi esemplari di quella di Capodimonte, tanto della prima, e pi celebrata epoca (Carlo III), quanto della seconda (Ferdinando IV). Famoso il Gabinetto tutto composto di porcellane di Capodimonte della prima epoca, qui trasportato dalla Villa Reale di Portici.
La Galleria d'arte moderna.
L'arte del secolo 19esimo , almeno per ora, frazionata a Napoli in tre Istituti: il Museo di S. Martino, quello di Capodimonte e questa Galleria d'arte moderna annessa all'Istituto di belle arti. La quale contiene pitture e sculture tra cui una sala con dipinti di Filippo Palizzi (e una piccola raccolta di quadri della scuola francese detta del 1830, che egli teneva nel suo studio), le "Sirene" di Edoardo Dalbono, l'"Erede" di Teofilo Patini, tele di Gioacchino Toma, di Domenico Morelli e la replica in marmo del "Proximus tuus" di A. D'Orsi che segn, per il soggetto sociale, una data nella storia della scultura italiana dell'Ottocento.
Castelnuovo.
Edificato per sua reggia da Carlo d'Angi dal 1279 al 1282, fu ricostruito, a ricordo della sua vittoria del 1443 su gli Angioini, da Alfonso d'Aragona che ne rammodern anche la cappella palatina (S. Barbara) e lo dot, fra il 1455 e il 1458, anche del superbo arco di trionfo incassato fra due delle tre torri del lato occidentale dell'edificio. Un'interessante tavola dipinta, che  conservata nel Museo di S. Martino e che mostra il ritorno vittorioso di Ferrante I d'Aragona, dopo la battaglia d'Ischia contro Giovanni D'Angi, ci ha tramandato l'aspetto del castello quale appariva dal mare nel 1465.
L'arco, che forma l'ingresso al castello, consta di due arcate sovrapposte: sull'attico di quella inferiore a colonne corinzie si svolge il rilievo del trionfo di Alfonso, mentre sull'attico di quello superiore sono le statue delle quattro Virt cardinali. Sovrasta un coronamento del secolo 16esimo. Pi artisti di differenti parti di Italia lavorarono a questa opera insigne, probabilmente sotto la direzione di Francesco Laurana. Lavoro di un francese, Guglielmo Monaco,  la porta bronzea fatta adornare da Ferrante con bassorilievi celebranti la sua lotta contro la fazione angioina.
Nell'interno, un'ampia aula quadrata, la sala dei Baroni, coperta da una ardita ed elegantissima volta stellare lunettata, di stile trecentesco, con assai poderosi costoloni a raggiera e limitata da una graziosa galleria che gira tutt'intorno - opera probabilmente degli architetti e scultori catalani Sagrera (secolo 15esimo) - era nel 1919 devastata da un grave incendio, e cos pure erano assai danneggiati i due prospetti riccamente decorati di sculture della bellissima porta che dalla sala conduceva agli appartamenti Reali: un restauro ne  stato eseguito e non  tuttora compiutamente terminato.
La Chiesa di S. Chiara.
(TAV. 9).
Tanto all'Incoronata di Napoli quanto a questa chiesa di S. Chiara  legato il nome di Giotto che sembra vi dipingesse l'Apocalisse, ma nulla del Maestro vi resta, poich non pu essergli ragionevolmente attribuita la "Piet" di una delle cappelle di destra. La chiesa, ad una sola lunghissima nave affiancata da dieci cappelle per lato, e trecentesca in origine, ha subito nel Settecento tali rifacimenti da uscirne rinnovata in fastoso stile barocco; e barocche ne sono le decorazioni di noti frescanti napoletani: Sebastiano Conca, Paolo De Maio, Giuseppe Bonito, Francesco de Mura, ecc. Ma non mancano nel tempio opere dei periodi pi antichi, quali il pulpito con bassorilievi trecenteschi, la serie degli undici squisiti bassorilievi sulla balaustra del coro dei frati, all'ingresso, con le storie di S. Caterina di Alessandria, scolpiti con un valore pittorico di cammei e che sono ritenuti generalmente opere di Giovanni e Pacio da Firenze, per le somiglianze con le sculture del mausoleo di re Roberto (di cui appresso), sebbene A. Venturi abbia creduto di assegnarle a Tino di Camaino. Infine il monumento di Antonia Gaudino ( 1529) di Giovanni da Nola, con la bella figura della giovinetta stesa sul sarcofago. Soprattutto gli dnno lustro i sepolcri dei principi di Casa d'Angi, che fanno di questo tempio il Pantheon della regalit napolitana e un prezioso museo di scultura trecentesca. Fra tali numerosi sepolcri sono da segnalare i due di Carlo l'Illustre, duca di Calabria ( 1328), e della sua seconda moglie Maria di Valois ( 1331), e quello colossale, dietro l'altare maggiore, di Roberto I d'Angi ( 1343), opere documentate, le prime due, di Tino di Camaino, la terza dei fratelli Giovanni e Pacio da Firenze: tipici sepolcri gotici, formati da un ampio baldacchino sotto il quale si erge, sostenuta da colonne con figure, l'arca istoriata, sovrastata dal corpo del defunto in un vano a padiglione e, pi in alto, da figure sacre. (Nel monumento di Roberto, sul primo padiglione,  un secondo con la statua trionfale del Re).
Sul fianco destro della chiesa, il chiostro dei Minori (secolo 14esimo), che conserva nel refettorio e nella sala capitolare affreschi di seguaci di Pietro Cavallini e Giotto e, dietro, il grande chiostro delle Clarisse, opera, nel suo aspetto attuale, del settecentista Antonio Vaccaro. Questi fu progettista anche del singolare giardino rustico, scompartito da muretti e decorato nelle pareti, nei pilastri e nei sedili, da mattonelle di maiolica napoletana di derivazione abruzzese (Castelli) con paesaggi, scene mitologiche, festoni, ecc.
La Chiesa di S. Maria Donna Regina.
Chiesa intieramente rifatta con caratteri francescani al principio del secolo 14esimo, manomessa nel secolo 17esimo allorch le fu addossata una chiesa barocca e recentemente restaurata, anzi addirittura ripristinata - fin troppo - nelle forme trecentesche.
Consta di due ambienti, uno inferiore a tre navate, uno superiore, gi coro delle monache, interamente decorato, nelle pareti, da affreschi di Pietro Cavallini che, con pi aiuti vi rappresent nella parete di facciata il Giudizio universale e, nelle due laterali, storie della Passione ed episod della vita di S. Agnese, S. Caterina, S. Elisabetta, e figure di Profeti e Apostoli. Sovrasta il "Giudizio" una rappresentazione, nascosta nel sottotetto, meglio conservata delle altre, della Vergine tra i due arcangeli ed i simboli della Tentazione e della Redenzione, secondo l'Apocalisse di S. Giovanni. Gli affreschi, condotti a partire dal 1308, sono, pur deteriorati, della maggiore importanza e rappresentano il coronamento dell'attivit del Maestro "dottissimo e nobilissimo" come lo chiam Lorenzo Ghiberti dopo ammirate le sue opere romane.
Della regina Maria di Ungheria ( 1323), moglie di Carlo secondo D'Angi, fondatrice della chiesa e del convento,  il mausoleo di Tino di Camaino (in collaborazione con Gagliardo Primario), prototipo di quelli di S. Chiara, in cui il tipo di Arnolfo di Cambio  associato a forme artistiche derivate da Giovanni Pisano. Il sepolcro, originariamente in questo tempio, poi trasportato in quello barocco, fu qui ricollocato dopo il recente ripristino, addossandolo alla parete sinistra della chiesa inferiore.
 NARNI
La Pinacoteca Comunale.
Una pala di Domenico Ghirlandaio (1486) con l'"Incoronazione della Vergine tra Santi Profeti e Sibille" e una "Annunciazione" giovanile di Benozzo Gozzoli.
 NOVARA
Il Museo Civico.
 stato recentemente riordinato nel trecentesco palazzo del Broletto e contiene una piccola collezione archeologica numismatica e barbarica riferentesi al territorio novarese; nonch alcune sculture in legno del Quattrocento e alcune pitture, tra le quali un frammento assai bello di Gaudenzio Ferrari con due angeli adoranti. Gli  annessa una numerosa raccolta di pitture moderne, in cui molti dei pi noti artisti dell'Ottocento sono rappresentati sebbene con opere di non alta qualit.
 ORVIETO
Il Duomo.
(TAV. 18).
Esemplare superbo e caratteristico dell'architettura gotica italiana, questo grande monumento - a croce latina, e a tre navate, con abside rettangolare - cominciato in commemorazione del miracolo di Bolsena(155) nell'ultimo decennio del Duecento , anche sotto il riguardo del colore, per le fasce alternate di pietra chiara e scura che compongono la facciata tricuspidata ornatissima di sculture, i fianchi, il campanile e per lo smalto dei mosaici, uno dei pi suntuosi e festevoli del mondo intero. Condotti i lavori da differenti artisti (Fra Bevignate da Perugia, Lorenzo Maitani, i Nuti, Andrea Pisano, Nino Pisano, l'Orcagna, nel Quattrocento il Federighi, ecc.) che si alternarono nella direzione, ebbe ideata, la stupenda facciata, dal Maitani stesso che con i suoi aiuti senesi e fiorentini esegu i bassorilievi decoranti i pilastri con le storie della Genesi, i simboli della Redenzione, le scene della vita di Cristo e il Giudizio Universale.
Nel grandioso interno  la Cappella Nuova, detta anche di S. Brizio, nel transetto destro, a richiamare particolarmente l'attenzione, poich  uno dei pi imponenti monumenti pittorici del Quattrocento. La decorazione ne fu iniziata dal Beato Angelico che, con l'assistenza di Benozzo Gozzoli, dipinse nel 1447 due scompartimenti della vlta con Ges Cristo giudice e i Profeti; poi rest interrotta, per essere continuata e terminata negli anni 1499-1502 da Luca Signorelli. Nelle vele ad angoli acuti rappresent, il Signorelli, i Patriarchi e gli Apostoli, mentre in quelle ad angoli ottusi figur la Vergine e Martiri; nelle grandi composizioni parietali espresse con potente drammaticit i fatti dell'Anticristo: le "Profezie", il "Finimondo", la "Resurrezione della carne" e, in due scene sintetiche, il Paradiso con gli Eletti, l'Inferno con i Reprobi. Sull'alto zoccolo rappresent, attorno a pretesi ritratti di Omero, Orazio, Orfeo, Ovidio, ecc., episod mitologici e, attorno a Dante e a Virgilio, undici scene a monocromato dei primi undici Canti del Purgatorio: vera illustrazione di quelle Cantiche, compiuta con concisione e precisa aderenza alla visione del Poeta.
Fra le numerose altre opere d'arte che il Duomo contiene (l'altare marmoreo dei Magi, del Sammicheli e Simone Mosca, gli affreschi dell'abside dell'orvietano Ugolino di Prete Ilario con episod della vita di Maria e di Ges, il grande coro trecentesco in legno ma in buona parte rifatto in epoca pi tarda, le cancellate in ferro battuto (1337-38) del senese Conte di Lello che dividono le navate laterali della crociera, la "Madonna della Misericordia" di Lippo Memmi), menzione particolare deve essere fatta di uno dei pezzi pi notevoli dell'oreficeria italiana: il grande reliquiario d'argento del Corporale, che arieggia nella forma la facciata del tempio, e che Ugolino di Vieri senese esegu nel 1337-38 arricchendolo di numerosi smalti traslucidi con le scene del miracolo di Bolsena e della vita di Cristo.
Il Museo dell'Opera.
(TAV. 40).
Ha sede nel palazzo Soliano, gi palazzo dei Papi; e contiene, oltre una sezione di antichit etrusche, alcune pitture fra cui due opere di Simone Martini (una "Madonna" e un polittico frammentario del 1320) e un piccolo affresco del Signorelli con l'autoritratto e il ritratto del camerlengo Nicola Franceschi, alcune sculture trecentesche (una "Madonna" in marmo e una in legno attribuite rispettivamente a Nino Pisano e a Giovanni Pisano), pregevoli paramenti sacri e oreficerie (il reliquiario di S. Savino dei senesi Ugolino di Viari e Viva di Lando), cimel del Duomo tra cui progetti, su pergamena, del Maitani per la facciata, alcuni stalli dell'antico coro e il leggo trecentesco intagliato e intarsiato; infine alcuni frammenti del monumento del card. Di Braye nella chiesa di S. Domenico, capolavoro di Arnolfo di Cambio, eseguito dopo il 1282.
 PADOVA
Il Museo Civico.
 uno dei pi importanti Musei civici dell'Italia settentrionale e consta di pi sezioni nelle quali sono oggetti preistorici e della antichit classica, marmi, bronzi, vetri, ceramiche, mobili, codici miniati, documenti per. la topografia padovana e una notevole raccolta di dipinti particolarmente quattrocenteschi e cinquecenteschi. Tra le pitture sono da ricordare soprattutto una serie di tavolette del Guariento che gi ornavano il soffitto dell'Oratorio dei Carraresi, il polittico dello Squarcione per la famiglia Lazzari (1452), un "Arciere" del Mantegna, frammento degli affreschi distrutti della scuola dei Ss. Sebastiano e Marco, la grande pala del Romanino (1514), proveniente dalla chiesa di S. Giustina, che fa riscontro, per mole, bellezza e potenza di colore, all'altra tuttora conservata nella chiesa di S. Francesco a Brescia, due tele del Veronese (il "Martirio dei Ss. Primo e Feliciano" e il "Martirio di S. Giustina"), un magnifico ritratto di Ammiraglio veneziano di Alessandro Longhi.
La Basilica di S. Antonio.
(TAV. 9).
Chiamata per antonomasia - e non soltanto in Padova, ma in ogni luogo - la Chiesa del Santo per la popolarit e l'universalit del culto di S. Antonio di cui conserva il corpo. Costruita a pi riprese dal 1231 (anno della morte del Santo) al Quattrocento, presenta una mescolanza di stile romanico-gotico e bizantino; ed  a croce latina, a tre navate con transetto brevissimo e peribolo che, a semicerchio e fiancheggiato da otto cappelle, gira dietro al coro. Le cupole emisferiche, di tipo bizantino, e i sottilissimi minareti dnno all'insieme un singolare aspetto orientale.
Oltre alcuni monumenti sepolcrali di artisti come B. Ballano, P. Lombardo, A. Riccio, M. Sammicheli, la Basilica conserva nel transetto sinistro la cappella del Santo costruita su progetto di Andrea Riccio e decorata con altorilievi rappresentanti miracoli di S. Antonio dovuti a scultori diversi del secolo 16esimo: Pietro e Antonio Lombardo, il Sansovino, ecc. Conserva inoltre nella cappella di S. Felice, di Andriolo da Venezia, un ciclo di affreschi di Altichiero e del suo collaboratore Avanzo (innanzi il 1376) con la "Crocifissione", la "Resurrezione" e storie della vita di S. Giacomo.
Il coro che sorge nel centro della crociera  chiuso da transenne di marmi colorati su cui sono infissi, tra decorazioni d'impronta donatelliana, dodici rilievi in bronzo con scene del Vecchio Testamento di B. Bellano, meno due che appartengono al Briosco. E dentro quel recinto era una gemma: l'altar maggiore in marmo e bronzo eseguito da Donatello, finito nel 1450, e che dopo manomissioni e dispersioni ha dato luogo a un rifacimento moderno di Camillo Boito. Ma per fortuna dell'arte italiana i bronzi che vi si conservano sono ancora quelli usciti dalle mani di Donatello e dei suoi aiuti e che formano la ragione prima della fama artistica del monumento; sullo zoccolo o predella: la Madonna col Bimbo in trono (e, nel rovescio del trono, Adamo ed Eva) con sopra Ges Crocifisso e ai lati quattro statue di Santi; e nelle diverse parti del nuovo altare bassorilievi con la Piet, angeli musicanti e quattro Miracoli del Santo che sono fra gli esemplari tipici del bassorilievo prospettico Donatelliano; nella parte postica: il capolavoro della "Deposizione". Il magnifico candelabro dell'altare  di Andrea Riccio.
Enormemente ricco, in specie di reliquiari,  il tesoro della Basilica; la biblioteca contiene anche molti codici miniati tra cui Graduali decorati da Nicol da Bologna (secolo 14esimo).
La Cappella degli Scrovegni.
(TAV. 81).
Imperituro monumento che l'arte di Giotto ha eretto a se stessa, la cappella, che Enrico Scrovegni fabbric nel 1303-05 presso il suo palazzo sull'area dell'arena romana,  una grande navata rettangolare di circa 30 metri per circa 9 con vlta a botte, sei monofore sul lato destro e arco trionfale, dietro il quale, preceduta da una piccola tribuna rettangolare, si affonda l'abside.
Nella vlta sono medaglioni con la Madonna, il Cristo e i Profeti; nella parete interna della facciata, il maestoso e colossale "Giudizio universale", mentre sul lunettone dell'arco trionfale il Padre Eterno in trono fra una gloria di angeli invia l'Arcangelo Annunciatore a Maria.
Le due lunghe pareti sono divise orizzontalmente in tre serie di affreschi che assommano a sedici nel lato destro, diciotto nel sinistro e rappresentano - quelli della zona superiore - le scene della vita della Vergine, quelli della zona media le scene della vita di Ges, e quelli della zona inferiore gli episod della Passione. Sull'alto basamento, fra storiette dell'Antico Testamento, i famosi monocromati con i Viz e le Virt.
Tutta l'immensa decorazione murale di questo insigne monumento  opera di Giotto ad eccezione delle ultime sei storie della Madonna che sono dipinte sulle pareti della tribuna e nelle quali i disegni del Maestro furono tradotti da scolari forse romagnoli.
Sull'altare, tre statue rarissime di Giovanni Pisano: la Madonna (firmata) e due angeli portaceri; in sacristia, la statua di Enrico Scrovegni, anch'essa di Giovanni Pisano, tratta dal suo antico monumento funebre un tempo nella cappella, e un'altra opera di Giotto: una croce dipinta col Crocifisso.
Gli Eremitani.
Come la cappella degli Scrovegni  il trionfo di Giotto, cos la chiesa dedicata dagli Eremitani ai Ss. Giacomo e Filippo  il trionfo di Mantegna. Infatti se questa chiesa (del secolo 13esimo) si fregia di opere di scultura quali i monumenti dei Principi Carraresi di Andriolo veneziano, se conserva nelle due cappelle absidali di lato preziosi affreschi frammentar dei secoli 13esimo e 14esimo e, in quella maggiore di centro, una serie di pitture murali del Guariento e collaboratori con le storie dei Ss: Filippo e Giacomo e quelle di S. Agostino (belle figurazioni dei Pianeti a chiaroscuro nello zoccolo),  la cappella Ovetari, affrescata a partire dal 1448 dal Mantegna con l'aiuto di Pizzolo, di Ansuino da Forl e di Bono da Ferrara, quella che ha reso celebre il nome del monumento.
Nel centro dell'abside  rappresentata la Vergine Assunta in una gloria di angeli con alcuni degli Apostoli; sulle due pareti laterali, le storie dei Ss. Filippo, Giacomo e Cristoforo.
Per ogni parete sei sono le grandi scene disposte in tre file di due ciascuna, dall'alto in basso. Sulla parete di sinistra sono sicuramente e interamente del Mantegna le quattro inferiori: "Giacomo che battezza Ermogene" e "Giacomo dinanzi ad Agrippa", "Giacomo condotto al supplizio" e la "Decapitazione"; nella parete di destra: le due inferiori col "Supplizio di S. Cristoforo" e il "Trasporto del cadavere" mentre, delle quattro superiori, due sono di Bono due di Ansuino.
Miracolose appaiono queste pitture se si pensa che furono iniziate dal Mantegna appena diciassettenne e gi compiute allorch egli appena toccava 25 anni di et. Di un perfetto rigore prospettico, di una austera potenza espressiva, esse sono cos intimamente penetrate di spirito classico che questo trover forse manifestazioni pi scenografiche in altre opere del Maestro (i "Trionfi di Cesare" di Hampton Court), ma non altrettanto profonde.
La Scuola del Santo.
Sorge nelle vicinanze della Basilica ed era sede della Confraternita di S. Antonio. Decorata di numerosi affreschi (di Domenico Campagnola, di Girolamo Campagnola detto del Santo, ecc.) con le storie del Santo e, fra queste, tre del periodo giovanile di Tiziano (1511), in cui il Maestro  ancora sotto l'influenza di Giorgione. Essi rappresentano tre miracoli: il "Bimbo che discolpa la madre", la "Resurrezione della donna pugnalata dal marito geloso", la "Guarigione della gamba troncata". Un affresco  di Bartolomeo Montagna (1512) e rappresenta il cardinale di Monfort che apre l'arca del Santo.
La Cappella di S. Giorgio.
Costruita nel 1377 in una parte del cimitero della chiesa del Santo per il marchese Raimondino De' Lupi, che vi fece erigere nel mezzo una grande arca oggi perduta. A partire dal 1384 decorano per intero le pareti dell'oratorio i veronesi Altichiero e Avanzo con pi serie di affreschi di grandissima importanza per la storia della pittura del secolo 14esimo nell'Italia settentrionale. (Un altro ciclo insigne di pittura trecentesca in Padova  costituito dagli affreschi rarissimi di Giusto de' Menabuoi - Giusto da Padova - nel Battistero). Gli episod rappresenttivi sono quelli di S. Giorgio, di S. Lucia, e di S. Caterina di Alessandria disposti attorno all'affresco dedicatorio della cappella, in cui presso il trono della Vergine  raccolta in preghiera tutta la famiglia del committente - Bonifazio, fratello di Raimondino - in compagnia dei cavalieri e delle gentildonne del seguito. Presso l'entrata, scene della vita della Vergine e del Cristo; nel fondo la "Crocifissione".
Il Monumento del Gattamelata.
(TAV. 101).
Il monumento, in bronzo, di Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, condottiero della Repubblica veneta, trova pi tardi riscontro in quello del Colleoni a Venezia: entrambi solennissimi esemp del grado di eccellenza raggiunto dalla statuaria equestre italiana nel Rinascimento.
Compiuto da Donatello nel 1447, nel periodo immediatamente anteriore alle sue opere nella Basilica, sorge sulla piazza del Santo e rappresenta il condottiero ferreo e astutissimo (onde il nome di "Gatta melata") in completa armatura di parata, a capo scoperto, nell'atteggiamento statico di eroe aulico.
 PALERMO
Il Museo Nazionale.
Il museo, uno dei pi importanti dell'Italia meridionale e insulare, comprende notevolissime raccolte di antichit classiche e la Pinacoteca ricca soprattutto di opere di artisti siciliani dal secolo 14esimo al secolo 18esimo, tra cui i quattrocentisti Tommaso di Vigilia e Riccardo Quartararo, Vincenzo degli Ansani (secolo 16esimo), Pietro Novelli detto il Monrealese (secolo 17esimo). Le gemme della collezione sono l'"Annunciata" di Antonello da Messina e il busto di Eleonora d'Aragona del dalmata Francesco Laurana. Ancora fra le sculture, numerose sono le opere di Antonello Gagini e dei discepoli di lui e di suo padre Domenico, e notevoli gli stucchi fantasiosi di Giacomo Serpotta. Un dipinto celebre di arte straniera: il piccolo trittico fiammingo del principio del Cinquecento (detto il trittico Malvagna dal nome del donatore), un tempo ritenuto di Van Eyck, poi attribuito al Mabuse.
La Galleria d'arte moderna.
Ha sede in sale annesse al Politeama Garibaldi e contiene una buona raccolta di pitture e sculture della met dell'Ottocento fino ai giorni nostri interessanti soprattutto per la conoscenza della moderna arte del mezzogiorno d'Italia. Una sala di gessi del palermitano Benedetto Civiletti.
Il Museo Diocesano.
Sistemato di recente nei locali del palazzo Arcivescovile comprende in gran parte marmi provenienti dalla Cattedrale, fra i quali numerose sculture Gaginiane, alcune pitture di epoca tarda, qualche ceramica, paliotti ricamati ed altri oggetti gi appartenuti a chiese della Diocesi.
Il Museo Pitr.
 un grande Museo etnografico folcloristico di notevolissimo interesse per la storia del costume siciliano e nel quale la vita dell'isola rivive attraverso i secoli nelle sue abitazioni, nelle sue usanze, nelle sue suppellettili sacre e profane, nei suoi interni, spettacoli, teatrini, in infinite manifestazioni di arte popolare. Una raccolta di antiche ceramiche siciliane completa questa singolare e imponente collezione dell'appassionato e dottissimo storico e letterato siciliano Giuseppe Pitr; una simile dovrebbe esser vanto di ogni regione d'Italia.
Il Palazzo Reale e la Cappella Palatina.
(TAV. 10).
Di questa insigne fabbrica che gli arabi iniziarono nel secolo IX come fortezza, che i Re Normanni e poi gli Svevi ampliarono e trasformarono in suntuosa Reggia, non molto  restato a seguito delle manomissioni dei secoli seguenti; tuttavia restauri iniziati dopo la guerra 1915-'18 hanno fatto ritrovare antiche strutture, consentita la identificazione di molti degli antichi ambienti e messi in luce avanzi di decorazioni marmoree e musive.
Ma oltre i rarissimi mosaici bizantini di soggetto profano che ornano la cosidetta sala di Re Ruggero, un tesoro di valore eccezionale, dell'antico palazzo normanno,  giunto a noi, ed  la celeberrima cappella Palatina. Costruita nella quarta decade del secolo 12esimo da Ruggero secondo e dedicata a S. Pietro,  tutta una fantasmagorica luminosa visione di mosaici che ne fanno, in questo campo, uno dei monumenti pi fastosi del mondo.
 una piccola basilica a tre navate, che sono scompartite da dieci colonne di marmi antichi e delle quali la mediana  coperta da un soffitto ligneo a stalattiti, di arte araba. Le pareti delle navate, l'arco trionfale, la cupola, il coro sono coperti di mosaici in cui si fondono motivi bizantini, arabi e normanni e che recano la figura del Cristo benedicente, angeli, Profeti e Santi, scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, ecc.
Presso il magnifico ambone, il portacero istoriato (secolo 12esimo) che  una delle pi ragguardevoli sculture romaniche della Sicilia ed  sormontato da un bocciolo, di singolare bellezza, del secolo 13esimo.
La Cattedrale.
La costruzione risale al 1185, ma del tempio originario resta poco pi della parte absidale, poich dal secolo 12esimo in poi quasi ognuno ha portato al tempio aggiunte e modificazioni: ultimo il Settecento, con l'alta cupola del Fuga.
Se le forme e gli elementi che il tempo ha sovrapposto all'esterno della cattedrale finiscono per conferire al grandioso complesso monumentale, non ostante la saldatura di stili tanto diversi, un carattere nobile, vario e pittoresco anche se non di organicit, l'interno, purtroppo deturpato dai restauri degli ultimi due secoli, ha interesse, pure grande, quasi soltanto per sei tombe di sovrani normanni svevi e aragonesi che si conservano in alcune cappelle (tombe di Federigo secondo e di Pietro secondo d'Aragona, di Enrico VI, di Ruggero II, dell'imperatrice Costanza, di Guglielmo d'Aragona e di Costanza d'Aragona), delle quali le ultime due a muro, le altre quattro con l'urna sovrastata da baldacchino, qualcuna adorna di mosaici e tutte di grande severit.
Il tempio conserva inoltre una statua della Madonna col Bambino di Francesco Laurana e pi sculture assai belle dei Gagini; nel Tesoro, oggetti tratti dalle tombe Reali (fra cui la corona in tela d'oro e smalti dell'imperatrice Costanza); nella cripta, che faceva parte della preesistente basilica normanna, urne bizantine e sarcofagi cinquecenteschi.
La Martorana.
Detta anche S. Maria dell'Ammiraglio perch costruita da Giorgio d'Antiochia, ammiraglio di Ruggero II, deve il suo nome alla fondatrice (Eloisa Martorana) di un monastero al quale fu ceduta alla met del Quattrocento. Dell'antica chiesa (1143), a croce greca iscritta in un perimetro quadrato e sovrastata da cupola - cio di schema bizantino con influssi mussulmani - sono pervenute a noi soltanto parti, ma i mosaici di arte patetica bizantina, che ancora conserva, ne fanno uno dei monumenti pi caratteristici e preziosi del periodo normanno. Tarsie di marmi policromi (che in parte sono state completate - anche troppo - in recenti restauri) ricoprono in basso le pareti; altre tarsie, nelle transenne absidali; in alto i mosaici con scene del Nuovo Testamento e figure sacre. Sulla fronte altri due mosaici: uno con Ruggero incoronato da Ges; l'altro, purtroppo quasi interamente rifatto, con Giorgio d'Antiochia ai piedi di Maria.
Il campanile, opera notevolissima dell'architettura siculo-araba, richiama, arricchendolo, quello di poco anteriore della chiesa di S. Giovanni degli Eremiti (1132), la quale  da considerare puro esemplare di architettura araba.
Il Duomo di Monreale.
(V. pag. 410).
 PARENZO
La Basilica Eufrasiana.
 un esempio tipico di basilica bizantina della prima et d'oro, che fa riscontro ai monumenti ravennati. Sorta per iniziativa del vescovo Eufrasio dal 539 al 550 su una preesistente basilica che aveva, a sua volta, sostituito una primitiva piccola chiesa paleocristiana, ha un atrio con quadriportico, nartece, tre navate divise da colonne di marmo greco e tre absidi con ciborio sorretto da bellissime colonne e capitelli di gustosa originalit.
Nell'abside maggiore sono mosaici coevi con la Madonna e il Bimbo fiancheggiati da Santi, dal vescovo Eufrasio, dall'arcidiacono Claudio e da suo figlio. Sotto, in cinque scomparti: l'Annunciazione, la Visitazione, S. Zaccaria, S. Giovanni Battista e un angelo.
Ma forse ancora pi rara dei mosaici  la decorazione ad essi sottostante: decorazione composta di commessi di marmi preziosi con madreperla e smalti, di una ricchezza, di una vivacit e di una armonia piena di fascino. Altri pregevoli mosaici nel sottarco dell'arco trionfale e nell'abside sinistra. Pavimento intarsiato di marmi policromi.
 PARMA
La Galleria Nazionale.
(TAV. 35).
Questa pregevolissima collezione che deve la sua fama soprattutto ai capolavori del Correggio e che ben pi importante sarebbe se nel 1734 Carlo I di Borbone non avesse trasferito da Parma a Napoli tante opere insigni raccolte nei palazzi ducali, risale alla met del Settecento e fu sempre ospitata nel tuttora incompiuto immenso palazzo della Pilotta iniziato sul finire del Cinquecento.
 ricca in ispecie di opere della scuola di Parma (Mazzola Bdoli, Gandino del Grano, Rondani, Amidani, Badalocchio, ecc.) che fanno cornice, come dettosi, a capolavori del Correggio: la "Madonna del S. Girolamo" (1523) dalla chiesa di S. Antonio, la "Madonna della scodella" (1530) dalla chiesa del S. Sepolcro, il "Cristo deposto" e il "Martirio dei Ss. Placido e Flavia", entrambi dalla chiesa di S. Giovanni Evangelista, la "Madonna della scala", a fresco, da una cappellina a ridosso delle mura di Parma e la "Vergine incoronata", pure a fresco, trasportata dalla vicina Biblioteca. Fra le altre opere sono da ricordare: la "Madonna col Bimbo" del Beato Angelico, tre dipinti del Francia, due pale d'altare e due tondi mitologici di Cima da Conegliano, la "Donna turca" del Parmigianino, una pala del Temperello, la "Guarigione del cieco" del periodo veneziano del Greco, la "Concezione" del Piazzetta, i "Due Santi cappuccini" di G. B. Tiepolo; infine i "Cinque Santi" della scuola di Raffaello probabilmente su disegno originale del Maestro.
Nel R. Museo di Antichit, uno dei notevoli d'Italia, sono anche belle raccolte di maioliche, specialmente parmensi, arazzi fiorentini, stalli intagliati e intarsiati, bronzi, medaglie e oggetti var d'arte medioevale e del Rinascimento.
Il Teatro Farnese.
Nello stesso palazzo della Pilotta si trova il famoso e immenso teatro Farnese, capace di oltre 5000 spettatori, che Ranuccio I faceva iniziare nel 1618 dall'architetto G. B. Aleotti di Argenta. Costruito tutto in legno e formato di un'amplissima gradinata cui fanno corona due ordini di logge, rivela l'ispirazione dal teatro Olimpico del Palladio a Vicenza, ma con una novit che l'avvicina ai teatri moderni: non pi la scena architettonica fissa e immutabile, bens variabile per i diversi spettacoli.
La Pinacoteca Stuard.
Gi Galleria privata, e donata or  un secolo alla Congregazione di carit, consta di una eclettica raccolta di antichi dipinti dal secolo 14esimo al 18esimo, fra i quali sono di maggiore interesse quelli di alcuni primitivi toscani.
Il Duomo.
Il duomo di Parma, imponente costruzione romanica dei secoli XI-12esimo dalla severa facciata arricchita da bei portali e affiancata da uno svelto campanile gotico, deve la sua fama principalmente agli affreschi di cui il Correggio orn la cupola ottagonale dal 1522 al 1536 e che costituiscono una delle pi nobili manifestazioni della pittura del Rinascimento. Figur il Maestro sulla vlta l'Assunzione della Madonna svolgentesi fra le nubi in un gran cerchio angelico al disopra di un'alta balaustra che fa da zoccolo alla cupola e dinanzi alla quale, e sulla quale, Apostoli e gen in una commistione di sacro e di profano, di cristiano e di pagano, compongono la pi immaginosa corona in onore della Vergine. Nei sottarchi sono figure a monocromato di putti e di danzatrici, mentre nei quattro pennacchi, onde la cupola dalla sua base quadrata si trasforma in ottagono, sono rappresentati i quattro Santi protettori di Parma: S. Ilario, S. Bernardo degli Uberti, S. Tommaso e S. Giovanni Battista.
Nel transetto, un cimelio scultoreo: "Deposizione" dell'Antelami con la firma e la data 1178 che l'addita come prima opera certa del Maestro.
Il Battistero.
(TAV. 88).
Fra gli edific di transizione dal Romanico al Gotico,  uno dei pi pregevoli dell'Italia settentrionale e monumento solenne della plastica innovatrice del grande scultore romanico Benedetto Antelami, coadiuvato da un gruppo di collaboratori, gli stessi forse che in seguito operarono con lui nel duomo della vicina Fidenza. La elegante costruzione di marmo rosso, sorta nella prima met del Duecento,  di forma ottagonale ed  composta di una parte basamentale con una serie di arcate e in cui si innestano tre decoratissimi portali, e di pi ordini di logge sovrapposte. Mentre nella fascia basamentale sono inserite, tutt'intorno, formelle con animali, viz e virt, i portali (della Vergine, del Redentore e della Vita) recano, nelle lunette, negli stipiti, nell'architrave, nelle fasce, innumerevoli sculture, appunto dell'Antelami, con scene della vita della Vergine, del Cristo, l'Albero della Vita, altre tratte dal Vecchio Testamento, altre con le opere di Misericordia, la Parabola delle et dell'uomo e figure di Apostoli, Profeti, angeli, ecc. Corrisponde a quella esterna una ricca decorazione interna con scene sacre e profane, anch'essa dell'Antelami, disposta nelle lunette di 16 nicchie corrispondenti ai 16 lati del poligono interno, sui capitelli, e su stele della prima serie di logge sovrastami le nicchie.
Posteriori di un mezzo secolo sono gli affreschi che decorano il nicchione dell'altare e i 16 spicchi della cupola divisi orizzontalmente in 6 zone di rappresentazioni sacre e di personificazioni simboliche (Apostoli, Santi, Profeti, storie del Battista, storie di Abramo, le Vergini sagge e le Vergini folli, gli elementi, le stagioni, le dimensioni dei corpi). Anche questi affreschi costituiscono uno dei cicli pi interessanti e significativi della pittura del periodo romanico nelle sue pi esperte forme bizantine.
La Chiesa di S. Giovanni Evangelista.
Anche di questa chiesa parmense, che  dei primissimi anni del Cinquecento, la rinomanza  originata dagli affreschi che il Correggio vi condusse dal 1521 al 1523, mentre si accingeva all'opera pi complessa nel Duomo. La decorazione si estende dai sottarchi della cupola, ove sono rappresentate figure di eroi biblici, ai quattro pennacchi dove appaiono accoppiati gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa: Marco e Gregorio, Giovanni e Agostino, Matteo e Girolamo, Luca e Ambrogio; e culmina nella calotta della cupola. Quivi si apre la scena dell'Ascensione di Ges rappresentata in una gloria di sole e di luce entro una gran cerchia di nuvole su cui, fra putti folleggianti, assistono attoniti al miracolo gli Apostoli.
Un'altra pittura del Correggio con S. Giovanni Evangelista che scrive trovasi nel lunettone della porta che dalla chiesa conduce al chiostro. Inoltre, sparsi nella chiesa, numerosi dipinti di scuola emiliana e, fra questi, specialmente notevoli sono affreschi del Parmigianino in quattro cappelle, affreschi in parte venuti in luce di recente.
La Camera di S. Paolo.
Oltre ai capolavori della Galleria e le solenni composizioni figurate sulle cupole del Duomo e di S. Giovanni, Parma possiede nella Camera di S. Paolo un monumento correggesco tutto pervaso di freschezza e di grazia.  la camera del monastero di S. Paolo che il giovine pittore fu chiamato a decorare nel 1517. E la decor trasformando la vlta di sedici spicchi in un pergolato forato da altrettanti "occhi" ovali, dietro i quali in piena luce giuocano floridi putti in scene variate di soggetto probabilmente venatorio. Nelle sedici lunette corrispondenti agli spicchi sono, a monocromato, figurazioni simboliche e rappresentazioni del mondo pagano, mentre sulla cappa del camino troneggia Diana cacciatrice sulla biga.
 PAVIA
Il Museo Civico.
Conosciuto anche col nome di Museo Malaspina, risalendo le sue origini al lascito del marchese Malaspina, comprende mobili, bei nielli fiorentini e bolognesi, disegni, mirabili stampe, un medagliere con importante collezione delle zecche pavesi e una pinacoteca. Fra le pitture pi notevoli sono una "Madonna col Bimbo" del Correggio, detta "Madonna Malaspina", un ritrattino d'uomo, firmato, di Antonello da Messina, una testa del Redentore sul sudario con la firma (ritenuta apocrifa da alcuni che dnno il quadro a Giambono) di Carlo Crivelli, e una pala del Bergognone col Ges portacroce, la quale reca nel fondo la veduta della facciata della Certosa ancora in costruzione.
La Certosa di Pavia.
Fondata nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti a poche miglia da Pavia, al margine del grande parco del Castello ducale - insigne monumento gotico la cui solenne e pittoresca architettura  stata da alcuni anni restaurata - sorse nelle diverse sue parti durante il Quattrocento, ma ogni secolo l'ha, in seguito, abbellita di opere d'arte di gran pregio. Comprende la chiesa, iniziata e condotta con strutture gotiche, poi continuata con concetti di tradizione lombarda da Guiniforte Solari e adorna di una suntuosa facciata ricchissima di marmi policromi, intagli e bassorilievi, opera dell'Amadeo, dei Mantegazza, di B. Briosco, di Cristoforo Solari. E affiancano la chiesa due sacristie, due chiostri - dei quali uno immenso circondato da 24 casette per i monaci - entrambi decorati da una stupenda fioritura di terrecotte, il refettorio, la libreria e, nel cosidetto Palazzo Ducale, sale ora adibite a Museo. Ma tutto il complesso monumentale pu dirsi un museo di scultura decorativa, di pittura murale, di statuaria, di intagli in legno, di dipinti, di oggetti d'arte, principalmente di scuola lombarda, che nell'insieme suscitano un'impressione di suntuosit, da stordire.
L'arricchiscono pregevoli vetrate di Antonio da Pandino e dei De Mottis, candelabri in bronzo di Annibale Fontana, la colossale seicentesca cancellata del Ripa, gli stalli intagliati e intarsiati del coro degli ultimi del Quattrocento, solenni affreschi e pale di Ambrogio Bergognone; dipinti di Andrea Solario, del Luini, del Perugino, di Macrino d'Alba, di Daniele Crespi, del Cerano, di Bartolomeo Montagna. Nel transetto destro  il sepolcro marmoreo di Gian Galeazzo Visconti, opera, nella parte inferiore, di Gian Cristoforo Romano (meno l'arca, di Galeazzo Alessi) e, nella parte superiore, di Benedetto Briosco; nel transetto sinistro  la lastra tombale con le statue giacenti di Ludovico il Moro e di Beatrice d'Este, opera di Cristoforo Solari, che doveva far parte del monumento funebre ordinato dal principe, alla morte della giovane consorte, per la chiesa di S. Maria delle Grazie a Milano.
 PERUGIA
La Galleria Nazionale dell'Umbria.
Ha sede nel Palazzo dei Priori (iniziato al Principio del secolo 14esimo e ampliato e modificato nei secoli seguenti) e particolarmente nelle sale adibite in origine ad abitazione privata dei Priori. La formazione del primo nucleo della Pinacoteca risale al secolo 16esimo, e quel nucleo, di propriet dell'Accademia di belle arti, si arricch notevolmente per effetto delle indemaniazioni del periodo napoleonico e di quelle del 1860 in seguito alla soppressione delle corporazioni religiose; form quindi la "Pinacoteca comunale Vannucci" che, accresciutasi in seguito per acquisti e depositi, fu nazionalizzata nel 1918.
 collezione di capitale importanza per lo studio della pittura umbra, essendo ricchissima di opere non soltanto dell'arte della regione, ma anche delle scuole che maggiormente contribuirono alla sua formazione e al suo svolgimento. Benedetto Bonfigli, Bartolomeo Caporali, Nicol Alunno, Giovanni Boccati, Fiorenzo di Lorenzo, il Pinturicchio, il Perugino vi sono presenti con opere, e con serie di opere, del pi alto significato. Fra le pi note sono da menzionare: di Benedetto Bonfigli, gli affreschi con le storie di S. Luigi di Tolosa e di S. Ercolano, gi nella cappella dei Priori, l'"Annunciazione" e il trittico con la Madonna, Santi e i famosi angeli inghirlandati di rose; di Giovanni Boccati, la "Madonna dell'orchestra" e la "Madonna del pergolato"; del Perugino, il "Battesimo di Cristo" e l'"Adorazione dei Magi"; alle quali opere sono da aggiungere il grande polittico di Piero della Francesca e scolari, gi presso le monache di S. Antonino, quello del Beato Angelico, gi nel convento di S. Domenico (le predelle, al Vaticano), una "Madonna con angeli" di Duccio, una "Madonna col Bambino" di Gentile da Fabriano. Particolarmente interessante  la serie, assai nota, delle otto tavole con i miracoli di S. Bernardino: pitture in sommo grado caratteristiche della scuola umbra e ricche di sapore aneddotico, ritenute un tempo tutte di Fiorenzo di Lorenzo, ora giustamente attribuite a varie mani fra le quali si ritiene dalla critica vadano pi specialmente distinte quelle del Pinturicchio e del Perugino.
Di Raffaello la Galleria di Perugia non conserva alcuna opera, ma il Maestro  rappresentato nella citt dal grande affresco con la Trinit e Santi, datato 1505, nell'antica cappella sopravvissuta dalla chiesa di S. Severo.
Sparse nelle sale della Galleria sono pregevolissime sculture (Giov. Pisano, Arnolfo di Cambio(156), Agostino di Duccio, Luca della Robbia, Francesco di Giorgio Martini) e oggetti d'arte (reliquiar, calice con smalti traslucidi di Cataluzio da Todi, avor, tovaglie umbre, ecc.).
Il Cambio.
Mentre sede dei Mercanti di Perugia era la sala del Collegio della Mercanzia, celebre per il suo rivestimento ligneo quattrocentesco, antica borsa dei cambiavalute della citt era il Collegio del Cambio che conserva, nella sala dell'Udienza, a fianco di bancali in legno intarsiati, la stupenda residenza intagliata del fiorentino Domenico del Tasso (1493). Ma il Cambio  famoso soprattutto per un ciclo di dipinti che  da considerare l'opera maggiore del Perugino, compiuta a partire dal 1499, all'apogeo della sua attivit artistica. Le pitture sono a fresco e rappresentano, a sinistra, in due arcate, le figure di dodici eroi e sapienti dell'antichit sormontate dalle quattro Virt cardinali: Prudenza e Giustizia, Fortezza e Temperanza, e l'autoritratto del Maestro con la data 1500. Nella parete di fondo: la "Nativit" e la "Trasfigurazione"; in quella di destra: il Padre Eterno benedicente in una mandorla e, sotto, dodici figure di Profeti e di Sibille. Sulla vlta, fra grottesche, tondi con le figurazioni dei pianeti.
Il Venturi, riprendendo un'antica tradizione secondo la quale agli affreschi avrebbe collaborato il giovane Raffaello, ritiene che siano di mano dell'Urbinate la figura della Fortezza nonch l'affresco della parete destra e siano stati eseguiti tra il 1505 e il 1507, ma la critica non  stata unanime nell'accettare tali attribuzioni, in ispecie per l'affresco col Padre Eterno.
L'Oratorio di S. Bernardino.
Una sola opera di grande bellezza fa celebre questo monumento: la facciata ornatissima del plastico fiorentino Agostino di Duccio che la comp - secondo l'iscrizione appostavi - nel 1461.
Fra due robusti pilastri con quattro tabernacoli occupati dalle figure dell'Annunciata, dell'Arcangelo annunciatore e di due Santi, e sotto un grande frontone timpanato con il Cristo benedicente, gira un'alta arcata che reca nel lunettone S. Bernardino in una mandorla tra angeli musicanti e cherubini; nell'architrave, bassorilievi con storie della vita del Santo; e nella fronte e negli sguanci degli stipiti quattro serie di bassorilievi con angeli e con le rappresentazioni delle virt francescane.
Agostino che ripete qui le forme del Tempio malatestiano(157) crea in questa facciata, in cui la scultura si fonde cos con l'architettura da diventare essa stessa architettura, il suo capolavoro. Le sue forme che si svolgono nei suoi consueti e delicati arabeschi di linee piene di gusto decorativo, la policromia delle pietre e degli stucchi, la freschezza stilistica che traduce la visione unitaria balenata agli occhi dell'artista fanno, di questo complesso architettonico-sculturale, una delle pi rappresentative espressioni del Rinascimento toscano.
La Fontana di Piazza.
Orna la piazza maggiore e fu iniziata nel 1274 da Nicola Pisano per essere quindi continuata da suo figlio Giovanni e compiuta circa il 1278: ricordati, entrambi gli artisti, in una lunga iscrizione metrica sulla fonte stessa. Consta questa di due bacini poligonali sovrapposti e ornati da sculture nei numerosi riquadri, separati, nella vasca di sotto, da pilastrini e colonne trtili; in quella superiore, da statuette. Il bacino inferiore  ornato da figurazioni dei segni zodiacali, con scene allegoriche dei mesi, delle arti liberali, delle origini dell'uomo e di quelle di Roma;  decorato, l'altro, di bassorilievi che comprendono rappresentazioni ricollegantisi a tre cicli: Roma e la Chiesa; Perugia e la Chiesa perugina; il Comune di Perugia.
Sul bacino superiore si erge una tazza di bronzo fusa nel 1277 dal Rosso Padellajo, da Perugia, e sovrastata da un gruppo stupendo di ninfe sorreggenti i grifi perugini, attribuito a Giovanni Pisano o ad Arnolfo di Cambio, che forse comp la fronte.  controverso se al monumento appartengano tre bellissimi bassorilievi con figure di assetati, verosimilmente di Arnolfo, esposti nella Galleria Nazionale, i quali possono aver fatto parte di altra fonte.
 PESARO
Il Museo Civico.
Ordinato di recente, non compiutamente, nel palazzo Toschi-Mosca, comprende tre sezioni: alcune antichit classiche e oggetti del Rinascimento, che formavano l'antico Museo Oliveriano della citt e il Museo Mosca, gi di propriet privata; il museo delle ceramiche che  formato da una raccolta magnifica - una delle pi pregevoli d'Italia - di oltre 500 pezzi dei secoli 15esimo e 16esimo delle fabbriche di Pesaro, Urbino, Deruta, Casteldurante, ecc., nonch della officina di Gubbio, presente con parecchi esemplari di Giorgio Andreoli (Mastro Giorgio) e della scuola, alcuni firmati e datati; infine la Pinacoteca. Questa contiene buoni saggi di pittura marchigiana, bolognese e veneziana dei secoli 14esimo-16esimo e un'opera che la rende famosa: la grande pala d'altare, con cornice originale, dipinta da Giambellino dopo il 1463, un tempo nella chiesa di S. Francesco e rappresentante l'Incoronazione della Madonna, su fondo di paese (con la rocca di Gradara), fra i Ss. Pietro, Paolo, Girolamo e Francesco e, nella predella, la "Nativit" e storie di quelli e di altri Sariti. (La "Piet", gi nella cimasa, si trova nella Pinacoteca Vaticana).
 PIACENZA
Il Museo Alberoni.
 annesso al collegio fondato dal Card. Alberoni a breve distanza da Piacenza e comprende, oltre pitture di poco conto, due serie di magnifici arazzi di Brusselle del Quattro e del Cinquecento e una tavola di notevolissimo pregio: il "Cristo alla colonna" di Antonello da Messina, firmata e datata 1473.
In citt nel Palazzo Gazzola  raccolta una piccola collezione di oggetti di antichit e del Rinascimento e qualche pittura tra cui un tondo di Botticelli e aiuti, con la Nativit e S. Giovannino e alcuni pannelli con schizzi del Pordenone per la corona di putti affrescata al vertice della vlta di S. Maria di Campagna.
La Galleria di arte moderna.
Donata nel 1931 alla citt di Piacenza dal suo proprietario Giuseppe Ricci Oddi,  ottimamente disposta in un palazzetto appositamente costruito, e contiene una delle pi importanti e complete raccolte italiane di pittura della seconda met del secolo 19esimo, nonch un notevole gruppo di sculture (G. Grandi, Trentacoste, D'Orsi, Calandra, Wildt, Andreotti, Medardo Rosso, ecc.) e di "bianco e nero". Tutte le scuole italiane e quasi tutti i principali artisti della fine dell'Ottocento vi sono rappresentati con opere, se non di primo ordine, significative. Un'intiera sala  dedicata a Fontanesi, un'altra a ritratti di Mancini, frammezzati da belle vedute del napoletano Casciaro. Dei lombardi sono presenti Cremona e Ranzoni, Induno e Mos Bianchi, Carcano e Previati con le "Fumatrici d'oppio", Mentessi, Gola, Bignami, Bazzaro, ecc. I napoletani, con Morelli, Michetti ("Il Morticino"), Dalbono, Palizzi. Ben rappresentati i veneti con Favretto, Nono, Tito, Fragiacomo, Laurenti, Zandomeneghi, Sartorelli, Bezzi, i due Ciardi; i toscani, con Fattori, Lega e altri Macchiaiuoli. N mancano i Novecentisti con Tosi, Carena, Carr, Funi, Salietti, Casorati. Di Spadini  un grande ritratto con la famiglia del pittore De Carolis.
La Madonna di Campagna.
A forma di croce greca con quattro cappelle innestate agli spigoli, abside quadrata corrispondente ad atrio quadrato nel braccio verticale della croce, risulta di perfetta simmetria questa chiesa costruita nella terza decade del Cinquecento dal piacentino Alessio Tramello in forme che, pur non prive di originalit, si allacciano direttamente alla grande tradizione bramantesca. Antonio da Pordenone si  immortalato nell'interno con affreschi che sono tra le sue opere migliori. Sua  la decorazione della cappella di S. Caterina con storie della Santa; sua la decorazione della cappella dei Magi con la "Nativit" e l'"Adorazione dei Magi"; suoi, infine, gli affreschi della cupola sopra il tamburo ottagonale nel quale Bernardino Gatti termin il complesso pittorico con storie della vita della Vergine.
"Il Gotico".
Con questo nome  chiamato - dal suo stile - il Broletto di Piacenza, una delle pi solenni e caratteristiche sedi di Governo cittadino dell'epoca dei Comuni. Consta di una superba facciata - la sola parte dell'edificio compiutamente finita - a due ordini di cui l'inferiore ad ampio loggiato, il superiore adorno di grandi finestre trifore e quadrifore, alle quali sovrasta, sul lato sinistro una ruota e, sul destro, una esafora. Una possente merlatura ghibellina incorona l'edificio, cui il rosso del mattone, alternato al bianco della pietra, e gli ornati delle finestre conferiscono una singolare preziosit decorativa.
Agli spigoli della facciata le due statue equestri in bronzo (1620 e 1626) di Francesco Mochi, rappresentanti due Principi farnesiani (Ranuccio I e Alessandro), e che sono tra i pi noti e insigni esemplari di scultura monumentale del periodo barocco.
 PIENZA
Il Museo della Cattedrale.
Patria di Enea Silvio Piccolomini (Pio II) fu il piccolo borgo di Cossignano, trasformato dal grande Papa umanista da cui prese il nome di Pienza, e arricchito di nobili costruzioni cos da ricevere l'aspetto - che ancora oggi conserva - di splendida cittadina quattrocentesca. Fra quelle costruzioni sono il palazzo Piccolomini, commesso a Bernardo Rossellino che ebbe la direzione di gran parte delle fabbriche di Pienza, il palazzo Ammannati, la cattedrale - a tre navate e con echi dello stile di transizione in specie nella parte absidale - adorna di opere di pittori senesi, la pi importante delle quali  un trittico del 1461 di Lorenzo Vecchietta con l'"Assunzione della Vergine e Santi".
In un modesto edificio rinascimentale presso la chiesa  il Museo della cattedrale che contiene bellissimi arazzi, paramenti, argenterie e una piccola collezione di pitture senesi di Bartolo di Fredi, di Giovanni di Paolo, di Matteo di Giovanni, del Sassetta (un'anconetta, una "Madonna con S. Caterina, il Battista e l'Annunciazione"), del Vecchietta (la "Madonna in trono e Santi", e storie dei medesimi nella predella), ecc.
Fra i paramenti  il piviale di arte inglese del secolo 14esimo donato da Tomaso Paleologo a Pio II, con ricami in seta raffiguranti scene della vita di Maria e di alcune Sante.
 PISA
Il Museo Civico.
Situato nell'antico convento presso la chiesa di S. Francesco, contiene molti marmi in gran parte frammentar provenienti da antichi monumenti della citt e sculture attribuite a Giovanni e a Nino Pisano, raccolte di medaglie e di sigilli, un bel gruppo di statue in legno tra cui una delicatissima "Annunziata" attribuita a Nino Pisano; ma il suo maggiore interesse consiste nelle pitture di scuola toscana e particolarmente in quelle della primitiva scuola pisana; tra queste un gruppo di opere - due "Crocefissi", una "Deposizione" e una "S. Caterina" con le sue storie - di carattere fortemente bizantineggiante, attribuite al problematico pisano Enrico di Tedice, ricordato in documento del 1255 e firmatosi in un "Crocefisso" della chiesa di S. Martino; un polittico, firmato, di Giovanni di Nicola; altri due, firmati e datati 1386 e 1387, di Cecco di Pietro; pi tavole dei due fratelli Vanni (Turino I e Turino II). Inoltre, al di fuori della scuola pisana, sono da ricordare, in primo luogo, il gruppo di tavole con la "Piet e Santi" di Simone Martini, parti della pala conservata nella chiesa di S. Caterina, il "S. Paolo" di Masaccio, unico frammento, a Pisa, della pala per la chiesa del Carmine in questa citt(158), la "Madonna e il Bimbo" di Gentile Fabriano, la "Vergine con S. Anna e l'Eterno" di Benozzo Gozzoli e altri dipinti di Lippo Memmi, Domenico di Bartolo, Luca di Tomm (1386), Angelico, Ghirlandaio, Sodoma. La collezione comprende anche un gruppo di pitture fiamminghe e uno di pitture moderne.
Il Duomo.
Iniziato nella seconda met del Mille ad opera dell'architetto Buschetto, continuato tra la fine del secolo 12esimo e il principio del secolo 13esimo,  un esempio insigne di architettura romanico-pisana. Costruito con paramento di conci bianchi e di color grigio scuro che gli conferiscono un aspetto di grande preziosit, ha una caratteristica, stupenda facciata, compiuta da Maestro Rainaldo, continuatore di Buschetto, e composta di quattro ordini di logge su grandi arcature legate da colonne e pilastri e decorate di ricami marmorei e musivi. Sul lato posteriore, la porta di S. Ranieri ha ancora le ante in bronzo originarie (1180) di Bonanno da Pisa con rilievi riproducenti scene della vita del Cristo.
L'interno, sormontato da cupola elittica,  a croce latina a cinque navate, con transetto a tre navate scompartite da colonne antiche sulle quali si aprono i matronei, ed  ricco di opere d'arte tra cui notevoli un mosaico del secolo 13esimo terminato da Cimabue, nel semicatino dell'abside, e monumenti funebri e pitture e sculture (di Andrea del Sarto, del Beccafumi, del Sodoma, di Giambologna, di Stagio Stagi, autore degli altari). Ma due opere di scultura dnno, sopra le altre, fama al monumento: la tomba di Enrico VII di Lussemburgo - morto nel 1315 a Buonconvento - di Tino di Camaino, con la figura dell'Imperatore giacente sul sarcofago adorno delle immagini degli Apostoli, e il pulpito (1301-1310) di Giovanni Pisano, ricomposto, dopo tre secoli di abbandono, con le parti pervenute a noi. A pianta decagonale, il pergamo, che  il pi ricco e complesso di quelli dei Pisani, a Pisa, a Siena, a Pistoia,  sorretto da colonne e pili con statue e ha, tra figure di Profeti, Evangelisti, Sibille, arti, virt, nove specchi con bassorilievi illustranti scene del Nuovo Testamento, nei quali Giovanni raggiunge il massimo di movimento drammatico nelle forme avvivate da potenti effetti di chiaroscuro.
Il Museo dell'Opera del Duomo.
 un piccolo museo di recente costituzione formato di opere trasferitevi dai magazzini del Duomo e dal porticato del Camposanto, e contiene principalmente sculture e frammenti di Giovanni Pisano, di Tino di Camaino e di Nino Pisano. Notevolissima: la mirabile "Madonna col Bambino" a mezza figura (gi nel Camposanto), di Giovanni Pisano e la statua della Madonna in piedi (1304?) del medesimo, firmata, e gi sulla lunetta della porta principale del Battistero donde  stata ritirata con i due S. Giovanni e un devoto e sostituita da una copia; di Tino di Camaino sono i resti di un grande monumento onorario (1313) a Enrico VII di Lussemburgo (la statua dell'Imperatore in trono e quattro cortigiani) gi nel Camposanto, donde proviene anche il notissimo grifo alato mussulmano in bronzo, trofeo saraceno conservato un tempo sul tetto del Duomo.
Nel Museo sembra debbano trovar posto anche gli oggetti pi preziosi del tesoro della Cattedrale, tra cui la famosa statuetta della Madonna, in avorio, di Giovanni Pisano.
Il Battistero.
(TAV. 9).
Sul verde tappeto che d tanto colore quiete e poesia alla vastissima piazza, fa riscontro alla facciata del Duomo il Battistero la cui costruzione, iniziata alla met del secolo 12esimo dall'architetto Diotisalvi, fu continuata nella seconda met del Duecento ad opera di Nicola e di Giovanni Pisano, poi modificata con caratteri gotici e terminata nella met del secolo 14esimo con un coronamento ad archetti da Zibellino da Bologna.
Ha pianta circolare, cupola conica (mascherata all'esterno da un rivestimento emisferico) con galleria e ornamenti romanici e gotici e quattro portali adorni di sculture di artisti romanici talora bizantineggianti. Nel centro il fonte battesimale, a immersione, di Guido Bigarelli (1246), a pianta ottagonale e parapetti decorati di rosoni e di intars marmorei; a sinistra, il celeberrimo pulpito eretto da Nicola Pisano nel 1260, a pianta esagonale con bassorilievi raffiguranti scene della vita del Cristo e figure di Profeti e di virt. Tali bassorilievi rappresentano la pi alta creazione di Nicola, pervasa di umanit e veramente emula, nella sua maest, della scultura imperiale; mentre quelli del pergamo del duomo di Siena, pur di pochi anni posteriori, mostrano un intenerirsi, un ammorbidirsi di forme, gi frutto di spirito gotico.
Il Campanile.
 la famosa "torre pendente" di Pisa strapiombante sul lato meridionale con uno sprofondamento medio di due metri e mezzo e con deviazione alla sommit di oltre quattro metri, dovuta a cedimento del terreno. Cominciato a costruire nel 1173, ma non interamente compiuto se non due secoli dopo,  di marmo di Carrara, ha forma cilindrica e consta di sei ordini di loggette poggianti su una cintura di arcate cieche e sormontati dalla cella campanaria cui si giunge per una scala a spirale ricavata nello spessore del muro perimetrale.
Anche il campanile ha, come il Duomo e il Battistero, fasce di conci di color grigio scuro alternate a fasce bianche.
Il Camposanto.
(TAV. 84).
Come fondale del Duomo e del Battistero sorge l'edificio dell'antico Camposanto di Pisa, la cui costruzione fu iniziata nel 1277 per opera di un maestro Giovanni di Simone, non di Giovanni Pisano come si era tradizionalmente ritenuto sulla scorta del Vasari. Consta all'esterno di una serie di arcate cieche, delle quali quella forata come porta principale  con originalit sovrastata sul tetto da un singolare tabernacolo triscupidale con entro la Madonna fra quattro figure angeliche e l'offerente inginocchiato. Alle arcate corrisponde all'interno un porticato che conclude su quattro lati un grande spiazzo rettangolare a verde, e che affaccia su questo con finestre marmoree riccamente intagliate e traforate.
Numerosi monumenti funebri di epoche diverse si conservano nel porticato, e ad essi si aggiunsero nel Settecento e ai primi dell'Ottocento molte urne etrusche, una notevolissima raccolta di sarcofagi strigilati o con rappresentazioni romane o cristiane, e sculture diverse, classiche e medioevali, che lo trasformarono in museo, finch di recente molte di esse, dei secoli 12esimo-15esimo, furono portate via a formare il Museo dell'Opera del duomo.
Se fra le sculture ve ne sono ancora di notevole importanza, ad es. i frammenti del monumento Gherardesca dei primi del Trecento di artista affine a Tino di Camaino, le tombe Scherlatti e Moricotti della met del secolo 14esimo, quella di Ligo Ammannati, gi attribuita a Cellino di Nese, e la pala di Tino di Camaino giovane, pure nella cappella Ammannati, la popolare "Inconsolabile" di Lorenzo Bartolini sul monumento Mastiani, infine il vaso di marmo pentelico di tarda et greca (il cosidetto "Vaso del Talento": I-II secolo a. C.) cui si ispir Nicola Pisano per qualche figura del pergamo del Battistero - il massimo interesse del Camposanto  suscitato dagli affreschi che rivestono per tutta la loro lunghezza le pareti del portico e dei quali i cicli trecenteschi costituiscono problemi fra i pi interessanti per le discussioni cui hanno dato luogo intorno alla loro paternit.
All'ultimo trentennio del secolo 14esimo appartengono le pitture con scene della Passione (di ignoto o ignoti artisti pisani), quelle con le storie di Giobbe oggi date a un seguace di Taddeo Gaddi e, alcune, al Gaddi stesso, sei riquadri con episod della vita di S. Ranieri (di Andrea da Firenze e Antonio Veneziano); pitture tutte che culminano con le composizioni del "Giudizio universale" e del "Trionfo della morte" (ritenute finora opera del pisano Franc. Traini e ora pi verosimilmente di artista emiliano); la pi famosa, quest'ultima, delle rappresentazioni dei "Tre vivi e dei tre morti" - svolgimento delle antiche Danze macabre - in cui, tra scene di penitenza di anacoreti, appaiono, ammonitrici, a dame e cavalieri gaudenti in partenza per la caccia, bare scoperchiate contenenti cadaveri di re.
Di Spinello Aretino  quanto resta delle storie dei Ss. Efisio e Potito e, di fronte, nel lato opposto del portico, si svolge la celeberrima serie delle ventitr pitture eseguite tra il 1468 e il 1484 da Benozzo Gozzoli con scene del Vecchio Testamento, di notevole interesse soprattutto per il loro carattere aneddotico e per la storia del costume e della vita del tempo (in particolare, l'"Ebbrezza di No" in cui  la rappresentazione viva della vendemmia in una vigna toscana).
 PISTOIA
Il Museo Comunale.
Ordinato in poche sale del trecentesco Palazzo del Comune, contiene pitture e sculture toscane del Rinascimento, tra cui una "Madonna e due Santi" di Nicol di Pietro Gerini, due opere di Mariotto di Nardo, l'"Incoronazione della Vergine" di Cosimo Rosselli, una "Madonna e Santi" di Fra Paolino, una terracotta con la "Resurrezione" di Benedetto Buglioni, ecc.
La Chiesa di S. Giovanni Fuorcivitas.
L'edificio che, nel suo aspetto attuale, risale ai secoli 12esimo-13esimo ed appare incompiuto,  di stile romanico-pisano cui si innestano elementi gotici.
Il fianco, rivestito di fasce e decorazioni di marmi bianchi e neri, secondo il gusto pisano,  composto in basso di arcate cieche cui sovrastano due ordini di finte logge. Sull'architrave del portale  un bassorilievo con l'"Ultima Cena" del pistoiese Gruamonte (secolo 12esimo).
L'interno ha un grande polittico di Taddeo Gaddi del 1353 con la "Madonna, Santi e l'Annunciazione" e una bella terracotta invetriata con la "Visitazione" ritenuta di Andrea della Robbia; ma sono le seguenti due opere di scultura a dare notoriet al monumento nel campo degli stud di storia dell'arte: l'acquasantiera con le tre Virt teologali e i busti delle quattro cardinali, lavoro giovanile di Giovanni Pisano, e la pi sicura opera di Fra Guglielmo da Pisa, seguace di Nicola Pisano: cio il pergamo eseguito circa il 1270 che, con un ritorno a forme pi arcaiche e schematiche di quelle di Nicola,  murale, cio addossato alla parete, e ha, nelle tre facce, due ordini di bassorilievi sovrapposti illustranti la vita del Cristo.
Un altro pergamo Pisano, e di ben maggiore importanza,  conservato in Pistoia nella chiesa di S. Andrea: quello eseguito da Giovanni Pisano tra il 1298 e il 1301 che prelude al suo nel Duomo di Pisa e che pur ricollegandosi, nello schema esagonale, al prototipo del padre Nicola nel Battistero,  una trionfale affermazione di forme gotiche.
 POSSAGNO
La Gipsoteca del Canova.
Possagno, patria del Canova, conserva di lui - oltre il tempio, costruito su suo disegno, che ne accoglie la tomba, una sua "Piet" in bronzo e l'unico suo quadro: la "Deposizione" - la casa ove egli nacque presso la quale  la Gipsoteca contenente, con alcuni stud e cimel del Maestro, disegni e gessi della maggior parte delle sue opere.
 PRATO
La Galleria comunale.
 conservata nell'antico Palazzo Pretorio (secoli 13esimo-14esimo) e comprende, fra numerose pitture anche dei secoli 17esimo e 18esimo, alcune opere di notevole importanza per la storia dell'arte in Toscana. Fra queste, un polittico di Bernardo Daddi con la Madonna, il Bambino e quattro Santi, e una predella dello stesso con sette episod della Sacra Cintola, un trittico di Lorenzo Monaco e uno del suo scolaro Andrea di Giusto, uno dei pi ragguardevoli dipinti di Fra Filippo Lippi con la Madonna e il Bambino in trono fra i Ss. Stefano e Giovan Battista e Francesco Datini che presenta quattro Bonomini dell'opera pia del Ceppo, un "Presepe" dello stesso, tutta una serie di vedute di Vanvitelli, una raccolta di gessi di opere di Lorenzo Bartolini; infine l'originale della fontana del Tacca, col piccolo Bacco ("il Bacchino"), che era nella piazza del Comune.
Il Duomo.
Alcuni fra i pi grandi artisti del Rinascimento toscano: Donatello, Michelozzo, Mino da Fiesole, Antonio Rossellino, Filippo Lippi, nobilitano questo tempio che, originariamente preromanico, ricevette poi nel Duecento, nel Trecento e nel Quattrocento decorazioni e ampliamenti ond'ebbe l'aspetto odierno.
Dallo spigolo destro della facciata, adorna di una lunetta di Andrea della Robbia, sporge il pergamo del Cingolo (1439) che Michelozzo architett e Donatello abbell con la danza dei putti scolpita nei riquadri del parapetto. Altra opera di collaborazione, il pergamo dell'interno (1473), che Mino da Fiesole e Antonio Rossellino decorarono con storie di S. Giovanni Battista (il primo), di S. Stefano (il secondo). Fra l'una e l'altra opera, cio nel periodo 1452-1464, affrescava Fra' Filippo Lippi, con l'aiuto di Fra' Diamante, le due pareti del coro con le storie degli stessi due Santi, Giovanni e Stefano, creando un ciclo pittorico che per il naturalismo e la solennit delle composizioni (in specie il "Banchetto di Erode", i "Funerali di S. Stefano"), per vivacit di racconto, gusto di particolari, incisivit di stile,  uno dei pi importanti del Rinascimento.
Altri notevoli cicli di affreschi comprende la chiesa: due quattrocenteschi con storie della Vergine e di Santi, uno di Andrea di Giusto, l'altro del "Maestro del trittico Carrand" (Giovanni di Francesco), che rivestono la cappella dei Bocchineri (dell'Assunta), un terzo con gli episod della leggenda del sacro Cingolo, condotto dal 1392 al 1395 da Agnolo Gaddi nella cappella del Cingolo, che si schiude attraverso un cancello dell'orafo fiorentino Bruno di ser Lapo Mazzei (1444) e sul cui altare trionfa una statua della Madonna col Bimbo di Giovanni Pisano.
 PRIVERNO
L'Abbazia di Fossanova.
Il monumento  di grande importanza in quanto la chiesa e il convento sono il pi antico e cospicuo saggio in Italia dell'architettura ogivale, importata fra noi dai Benedettini dell'ordine francese dei Cistercensi che l'avevano creata in Borgogna come elaborazione dell'architettura romanica. La chiesa, iniziata nell'ultimo ventennio del secolo 12esimo, e consacrata nel 1208,  a tre navate divise da 14 pilastri e con abside quadrata. Il convento ha chiostro con tre lati romanici e il quarto di uno stile gotico posteriore di alcuni decenn, come di un Gotico progredito  la sala capitolare annessa alla chiesa, con i piloni a fasci di colonne sorreggenti gli svelti e robusti costoloni delle vlte.
Sorge presso Frosinone un'altra abbazia Cistercense, e che fu anzi Casa fondamentale dei Cistercensi: quella di Casamari, similissima e di poco posteriore all'altra di Fossanova, in quanto ricostruita tra il 1203 e il 1217; anch'essa esempio tra i pi antichi dello stile ogivale in Italia, ma un poco pi evoluto.
Dall'una e dall'altra si irradi nell'Italia, specialmente centrale, lo stile architettonico francese.
 RAVENNA
Il Museo Nazionale.
Ha sede nelle celle e nei chiostri dell'ex convento Camaldolese cinquecentesco di Classe adiacente alla chiesa di S. Vitale. Comprende suppellettile classica tra cui il rilievo marmoreo con la cosidetta Apoteosi di Augusto, e materiale bizantino, romanico, gotico, nonch un certo numero di iconi dipinte del periodo tardo bizantino, armi, monete, maioliche e oggetti var di provenienza e di interesse specialmente ravennati. Fra i cimel pi pregevoli si ricordano: il bassorilievo bizantino del VI secolo con Ercole che abbatte la Cerva Melanea, la valva di dittico profano (secolo sesto) con la rappresentazione di Apollo e Dafne, il magnifico dittico di Murano, detto delle cinque parti, del secolo sesto, faccia anteriore di una coperta di libro sacro della quale le tavolette della faccia posteriore sono disperse, due medaglioni eburnei carolingi con Cristo e l'angelo di S. Matteo, il notissimo Velo di Classe, secolo IX, proveniente da Verona e costituito da tre fasce seriche ricamate a colori e oro e con ritratti dei pi antichi vescovi veronesi: gi incorniciatura di un velo destinato verosimilmente all'altare delle reliquie dei Santi martiri Fermo e Rustico.
Il Museo dell'Arcivescovado.
(TAV. 27).
Un cimelio di singolarissimo pregio conserva questo Museo: la Cattedra, cio il seggio d'avorio, detta di Massimiano, eseguita in Oriente, forse in Egitto e probabilmente nel secolo V, e inviata in dono da Venezia a Ottone III, allora in Ravenna. Reca sul davanti la figura in piedi del Battista affiancata dai quattro Evangelisti e, sopra e sotto, due fasce ornamentali di cui quella superiore presenta nel centro la sigla di Massimiano. Ai lati dieci tavolette con le storie di Giuseppe ebreo. Delle sedici lastre con le storie della vita di Ges che ornavano la parte tergale, solo la met resta ora.  uno dei pi solenni monumenti eburnei del mondo Cristiano.
Tra frammenti romani e bizantini, iscrizioni, mosaici adornanti l'antica cappella di S. Crisologo e alcuni oggetti d'arte, sono da ricordare un importante mosaico con la Vergine orante, gi nella basilica Ursiana (primitivo duomo) e appartenente al Rinascimento bizantino dei secoli X-12esimo, nonch la pianeta ricamata, di porpora e oro, dello stesso periodo, detta erroneamente di S. Giovanni Angelopte (secolo V).
La Pinacoteca dell'Istituto di belle arti.
La raccolta comprende qualche opera di Primitivi e principalmente dipinti di scuola romagnola, del Rinascimento e moderna (in particolare di Zaganelli e Rondinella), nonch alcune pitture contemporanee. Una scultura famosa: la statua sepolcrale del cavaliere ravennate Guidarello Guidarelli, gi nella chiesa di S. Francesco, opera perfetta, elegantissima e di un profondo espressivo realismo, che il veneziano Tullio Lombardo scolp gi settantenne nel 1525.
Il Mausoleo di Galla Placidia.
A pochi passi da S. Vitale trovasi questo tempietto in rossi mattoni costruito circa il 440 dall'Imperatrice Galla Placidia per il sepolcro imperiale e che era parte della chiesa palatina di S. Croce da lei fondata. L'interno in forma di croce latina  sormontato da cupola e rivestito di marmi nel pavimento e nel basso delle pareti, mentre la parte superiore di queste e la vlta son tutta una gloria di splendenti mosaici azzurro e oro. Campeggia nel centro della vlta la croce latina fra le stelle, che le roteano attorno, e i simboli degli Evangelisti; nelle lunette del tamburo, sotto padiglioni a conchiglia, sono, due a due, otto Apostoli; nelle quattro lunette inferiori sono, alternate a figurazioni di cervi dissetantisi alla fonte, le due scene di S. Lorenzo con lo scrigno degli Evangeli a lui affidati, e del Buon Pastore che custodisce il gregge.
Sono conservati nel sacello tre sarcofagi, ma non originali; membri della famiglia imperiale (forse Costanzo terzo marito di Galla Placidia?) dovettero essere sepolti sotto il pavimento.
Il Battistero degli Ortodossi.
Detto anche Neoniano - essendo dovuta all'arcivescovo Neone la trasformazione operata alla met del V secolo di questa, che fu una sala di terme romane, in battistero -  un edificio ottagonale di particolare pregio, per i mosaici dell'interno che ornano la cupola (nella calotta "Battesimo di Ges"; sotto, una zona con gli Apostoli, e inferiormente un fascione con rappresentazioni alternate di troni crucigeri e di absidiole occupate dall'altare con su gli Evangeli aperti) e soprattutto per gli stucchi che decorano le otto arcature del tamburo. Tali arcature, divise in trifore, recano ciascuna, affiancate alla finestra, due edicole con entro figure di Santi e Profeti in stucco, originariamente colorate e, nelle lunette su i timpani, o su gli archivlti, delle edicole, animali affrontati e piccole scene sacre che sono esemp fra i pi notevoli della antichissima plastica tenera ravennate.
Nell'ordine inferiore, entro arcature decorate a mosaico, tarsie marmoree in gran parte di restauro. Nel centro del monumento la vasca per il battesimo a immersione.
La Chiesa di S. Vitale.
(TAVV. 80, 85).
Il pi grande, il pi bello, il pi caratteristico degli edific ravennati del periodo che fu quello del maggior rigoglio dell'arte bizantina: il secolo sesto. Iniziato dal vescovo Ecclesio sotto l'egida e la direzione di Giuliano Argentario, il messo di Giustiniano a Ravenna per porvi in atto i suoi piani, consacrato da S. Massimiano nel 547,  caratteristica costruzione a sistema centrale, di perimetro ottagonale, il cui nucleo interno  separato, per mezzo di otto pilastri sorreggenti la cupola, da una loggia anulare a pianterreno. Questa  sovrastata dalla galleria dei matronei che si affaccia sul centro con larghe trifore a colonne sormontate da capitelli intagliati di forma e ornato prettamente bizantini.
Il presbiterio e la tribuna con i quali l'ottagono sfonda, con l'arco trionfale, verso levante, rappresentano, per le ornate tarsie della parte inferiore, per i marmi, per gli stupendi mosaici, per i sarcofagi conservati in una delle celle contigue, il preziosissimo sacrario artistico del tempio. Dei mosaici, quello del catino absidale figura il Redentore fra due arcangeli affiancati da S. Vitale, che riceve da Ges la corona, e dall'arcivescovo Ecclesio con il modellino della chiesa. Famosissimi sono i due riquadri delle pareti laterali con due scene di soggetto storico rappresentanti la vita di Corte. In uno, Giustiniano, sorreggente il pane dell'Eucaristia, accompagnato da S. Massimiano, da Giuliano Argentario (?), dal clero, politici e soldati. Nell'altro, Teodora, coperta di oro e di gemme, sorreggente il calice, preceduta da dignitar e seguita dalle matrone: scene di vita reale espresse con tipicissimi aspetti di frontalit bizantina, con intenti e valori essenziali di decorazione e di ieratismo profondamente orientali.
La Chiesa di S. Apollinare Nuovo.
Chiesa di palazzo edificata da Teodorico, era dedicata in origine al Salvatore, poi a S. Martino, infine a S. Apollinare allorch si volle diffondere la credenza che nella cripta fosse stato trasportato da S. Apollinare in Classe il corpo del Santo.
Preziosissima un tempo per marmi, per stucchi, per mosaici, per ori, oggi in parte distrutta, in parte rimaneggiata, in parte demolita per dar luogo a costruzioni barocche, non mette in vista se non avanzi del passato splendore. Ma un suo tesoro, pur guasto,  giunto a noi: i mosaici delle due lunghe pareti della navata maggiore. Ogni parete  divisa orizzontalmente in tre campi: in alto, alternati a scomparti a conchiglie con croce, corona e due colombe, riquadri con scene della vita del Cristo; sotto, tra le finestre, Dottori della chiesa; in basso, in una fascia che corre sopra gli altari, due immensi cortei; l'uno di Vergini che escono dalla citt di Classe e, precedute dai Magi, si dirigono verso la Madonna col Bambino; l'altro, di Santi martiri che escono da Ravenna, rappresentata con i suoi principali edific e col Palazzo Reale, e si avviano verso Ges in trono. I mosaici delle due zone pi alte e quelli delle estremit della sottostante sono dell'ultimo tempo di Teodorico (primo quarto del secolo sesto); i due cortei di circa mezzo secolo posteriori e, pur nella loro stilizzazione esasperata ma cos peculiare dello spiritualismo bizantino, sono tali - da un punto di vista formale e cromatico, per valore ritmico e per virt della suggestione che da essi emana - da restare nei secoli quali caratteristico e portentoso capolavoro di raffinata sensibilit, atto a imprimere profondamente il nostro gusto.
La Basilica di S. Apollinare in Classe.
Anche questo tempio - a pochi chilometri da Ravenna, e del periodo aureo dell'arte bizantina - sorse per volont di Giuliano Argentario. Consacrato nel 549, rappresenta il tipo perfetto della basilica ravennate, a tre navi con abside poligonale all'esterno e rotonda all'interno e le due cappelle ai lati. L'affianca una torre campanaria cilindrica, pi tarda della chiesa e simile a quella di S. Apollinare Nuovo.
All'interno ventiquattro colonne di marmo greco separano le navi; nel catino dell'abside, un grande mosaico con la Trasfigurazione espressa per mezzo di simboli, e S. Apollinare orante fra le pecore raffiguranti i fedeli, in una pineta che vuol rappresentare il Paradiso. Altri mosaici del secolo sesto e del secolo seguente sono ancora nell'abside e nell'arco trionfale.
All'altare di S. Felicola  un ciborio del secolo IX scolpito in onore del terzo arcivescovo di Ravenna S. Eleucadio, e lungo le navi minori  una serie importante di sarcofagi ravennati dal V all'VIII sec, che consentono di seguire il decadere e l'imbarbarirsi della scultura in questo particolare tipo di monumenti del grande centro bizantino.
 RECANATI
La Pinacoteca Comunale.
Occupa alcune poche sale del Palazzo Comunale con oggetti e ricordi di interesse locale e alcune pitture antiche e moderne; tra queste, insieme con una pi tarda e raffaellesca "Trasfigurazione", un'opera importantissima di Lorenzo Lotto: la pala che il Maestro, non ancora trentenne, dipinse, firm e dat 1508, in Recanati, per la chiesa di S. Domenico e che rappresenta la Madonna in trono affiancata da due Santi, con S. Domenico adorante, e altri quattro Santi a figura intera negli sportelli, e quattro a mezza figura, ai lati della "Piet", nella parte superiore.
 REGGIO EMILIA
Le Raccolte Civiche.
Sono due: una  l'antico Museo Civico, ospitato nell'ex convento de Frati Minori, comprendente una raccolta di antichit preistoriche, sculture romane e medioevali e una piccola pinacoteca con alcune pitture antiche e un bel gruppo di quadri del grande paesista reggiano Antonio Fontanesi ( 1882); l'altra  un ex Galleria privata, la Galleria Parmeggiani, donata di recente al Comune e che, per essere stata messa insieme, nella maggior parte, in Francia, contiene prevalentemente cose francesi e spagnuole. Comprende, oltre alcune sculture e pitture soprattutto spagnuole e fiamminghe, notevoli raccolte di stoffe, armi, mobili e suppellettili varie dei secoli 14esimo-18esimo.
 RIETI
Il Museo Civico.
Suppellettile preistorica, alcuni marmi romani e romanici e oggetti d'arte applicata. Fra le poche pitture, un trittico firmato e datato (1464) di Antoniazzo Romano e uno, anche firmato e datato 1370, del senese Luca di Tomm.
 RIMINI
Il Tempio Malatestiano.
Cos chiamato perch l'edificio (gi cattedrale di S. Francesco), del secolo 13esimo, fu a met del secolo 15esimo rinnovellato per volont di Sigismondo Malatesta in monumento del Rinascimento che dovesse attestare la grandezza e l'amore alle arti del magnifico despota nonch eternare la passione di lui per Isotta degli Atti che fu sua terza moglie. La trasformazione esterna  di Leon Battista Alberti il quale ide per la facciata e i fianchi una architettura semplice, potente e grandiosa, di ispirazione profondamente romana, lasciando purtroppo incompiuta la facciata stessa poco sopra il primo ordine. L'interno, che  tutta una profusione di marmi lavorati, si deve al veronese Matteo de' Pasti, scolare del Pisanello, il quale non solo rinnov l'architettura delle cappelle secondo una propria fantasia tardo-gotica, ma diresse, e in parte esegu, molte delle sculture che ornano il tempio, avendo per esse a collaboratore, fra gli altri, il fiorentino Agostino di Duccio. E nell'insieme fece opera troppo ricca e fin greve.
I pi importanti monumenti che sorgono all'interno sono il sepolcro di Sigismondo, quello di Isotta e quello, splendente di azzurro e oro, detto "degli antenati" del principe; il secondo e il terzo di Agostino di Duccio. Dello stesso Agostino, la decorazione della balaustrata e dei pilastri nelle cappelle dei pianeti e delle arti con putti che suonano e cantano e figurazioni delle stagioni e delle arti: tutta una fantasmagoria in gloria di Isotta la cui iniziale, legata a quella di Sigismondo, si affaccia dovunque. Nella cappella delle Reliquie l'affresco di Piero della Francesca, firmato e datato 1451, col Malatesta, e i suoi levrieri, inginocchiato dinanzi a S. Sigismondo.
Presso il tempio sono sistemati, nell'ex convento, il Museo archeologico e la Pinacoteca comunale di cui sono ornamento precipuo la nobilissima "Piet" del Giambellino e una pala del Ghirlandaio, e aiuti, con tre Santi e personaggi della famiglia Malatesta.
 ROMA(159)
Il Museo Nazionale alle Terme di Diocleziano.
 il grande Museo Nazionale di antichit classiche formatosi in Roma Capitale, e ha sede in aule delle imponenti costruzioni Dioclezianee, nonch in celle dell'ex convento e nell'ampio chiostro, costruiti nel 1565 fra i resti delle Terme per i monaci certosini di S. Croce in Gerusalemme; convento e chiostro, come la contigua chiesa di S. Maria degli Angeli, innalzati su disegno di Michelangelo.
Poich un cenno di questa importantissima raccolta, divenuta in un cinquantennio una delle pi notevoli del mondo,  stato dato altrove(160), ci si limita qui a citare la preziosa statuetta marmorea di Cristo docente, a tutto tondo, del III-IV secolo, il famoso graffito del Crocefisso (la pi antica rappresentazione del Crocefisso - trovata sul Palatino - raffigurante in modo popolarescamente ingiurioso e satirico un uomo con la testa d'asino appeso alla Croce) e i due importanti tesoretti di ori, bronzi, avor e vetri longobardi, scavati a Castel Trosino e a Nocera Umbra.
Nella ricchissima collezione numismatica, un pregevole cimelio medioevale d'importanza eccezionale: il medaglione aureo di Teodorico.
La Galleria Borghese.
(TAVV. 94, 95, 106, 107).
Con la Doria, la Colonna e la Barberini era fra le quattro pi grandi Gallerie fidecommissarie romane(161) e, per alcune opere di fama mondiale, quella di gran lunga pi importante. Fu acquistata dalla Nazione nel 1902 e da allora si  accresciuta un poco con qualche acquisto e qualche dono.
Il Museo e la Galleria Borghese, creati dal card. Scipione Borghese (secolo 17esimo), sono ospitati nel Casino del Vasanzio, sorgente nella meravigliosa visione del parco; la Galleria pass poi nel palazzo di piazza Borghcse (il "clavicembalo d'argento" come lo chiam Gabriele D'Annunzio), per tornare poi nel Casino che , per s, un gioiello di decorazioni sei e settecentesche, tutto un insieme fastoso di marmi, stucchi, pitture murali, mobili preziosi - in specie nel salone d'ingresso e nella sala detta degli imperatori, dai busti seicentistici, in porfido e alabastro, dei Cesari - tale da dare la sensazione di una vera dimora regale.
In un simile ambiente di magnificenza le opere "vivono" come non potrebbero nel pi suntuoso museo; e specialmente le opere del Bernini - poich la Galleria Borghese pu dirsi la casa del Bernini - vi hanno la cornice, che  nella maggior parte dei casi l'originale, pi rispondente al loro carattere. Qui si conservano, infatti, oltre il "David" scolpito dall'artista ancora giovinetto e che sembra simboleggiare la potenza, in germe, del prodigioso scultore, i due famosi gruppi di "Apollo e Dafne" e "Plutone e Proserpina", i due solenni busti del card. Scipione, quello piccolo di Paolo V, la "Verit scoperta dal tempo" gi nel palazzo Bernini al corso Umberto I e il bozzetto della statua equestre di Luigi 14esimo. Fra le altre sculture - a prescindere da quelle dell'antichit classica di cui alcune di notevole valore - la statua giacente di Paolina Borghese rappresentata in figura di Venere vincitrice, capolavoro di Antonio Canova.
Dalle pitture, basterebbe l'"Amore sacro e profano", opera di Tiziano tutta pervasa di spirito giorgionesco, ad immortalare la Galleria, ma degna corona a questa fanno alcuni altri dipinti insigni come la "Toletta di Cupido" del periodo tardo dello stesso Tiziano, e il suo poderoso "S. Domenico" (o S. Vincenzo Ferrer), la "Danae" del Correggio, la "Deposizione" (firmata e datata 1507) del periodo umbro-fiorentino di Raffaello, il suo ritratto d'uomo, nonch la famosa "Fornarina" pervenuta nel 1934 dalla Galleria Barberini, il "S. Stefano" giovanile di Francesco Francia, dalla fiammante dalmatica, il ritratto di Antonello da Messina, una "Madonnina" di Giambellino, la "Circe" di Dosso Dossi, i due tondi del Botticelli e di Lorenzo di Credi, la "Sacra Conversazione" del 1508 e il Gentiluomo col teschio, di Lorenzo Lotto, la pala con la "Deposizione" dell'Ortolano, la "Predica del Battista" di Paolo Veronese, il "Cenacolo" di Jacopo Bassano, la "Caccia di Diana" del Domenichino e un magnifico gruppo di opere del Caravaggio (il "David", la "Madonna del serpe" detta anche dei Palafrenieri, il "S. Girolamo", il giovane "Bacco", il "Battista").
La Galleria Nazionale d'arte antica.
Si suol chiamarla ancora "Corsiniana" perch alloggiata nel palazzo Corsini alla Lungara e per il fatto che il nucleo pi importante di opere  quello pervenuto col dono alla Nazione, nel 1883, della collezione dei principi Corsini, dono che segu di poco la vendita allo Stato del bel palazzo di Ferdinando Fuga. Due altri fondi vennero in seguito ad aggiungersi: quello della raccolta Torlonia e quello del Monte di Piet, i quali, unitamente ai molti acquisti avvenuti nei primi decenn del secolo presente, hanno dato alla Galleria la sua fisonomia attuale.
Bella collezione di pittura barocca, in specie romana e napoletana, cui si aggiunge un buon gruppo di pitture straniere con la "Madonna e il Bambino" di Murillo, il ritratto di Enrico VIII di Inghilterra di Holbein il giovane, il ritratto del card. Clesio del Maestro della "Morte di Maria"; ma non poche sono anche le pitture del Quattro e Cinquecento. Vanno ricordate, fra le cose pi importanti, il magnifico ritratto di gentiluomo di Bartolomeo Veneto, il "S. Giorgio che uccide il drago" della giovinezza di Francesco Francia, il "Cristo nel giardino degli Ulivi" di Bianchi Ferrari, un piccolo trittico dell'Angelico col "Giudizio universale", l'"Ascensione" e le "Pentecoste"; la "Maddalena" - evidentemente un ritratto - di Piero di Cosimo, lo "Sposalizio di S. Caterina" di Lorenzo Lotto, il ritratto di Stefano Colonna del Bronzino, ritratti di Giulio Campi e del Cariani, l'"Adultera dinanzi a Cristo" del Tintoretto, la "Disputa di Ges nel tempio" di Luca Giordano, l'"Ultima Cena" del Valentin, il "Bacco e un bevitore" di Manfredi, la "Sacra Famiglia" di O. Borgianni, l'"Omero" di P. F. Mola, pi opere di seicentisti genovesi, dei due Gentileschi, di Mattia Preti, Bernardo Cavallino, ecc.
Annesso alla Galleria  un grande Gabinetto di disegni e stampe, pure di provenienza Corsini, il pi importante d'Italia dopo quello di Firenze.
Il Museo di Palazzo Venezia.
(TAV. 32).
Il Palazzo di Venezia, deve il suo nome al fatto che il pontefice Pio Quarto (1559-1565) lo don alla Repubblica di Venezia affinch ne usasse quale residenza della sua Ambasciata presso la Santa Sede. Allorch nel 1797 la Serenissima divenne dominio austriaco il palazzo pass all'Austria che vi insedi la sua rappresentanza diplomatica presso il Vaticano; con la vittoria delle armi italiane nella guerra 1915-'18  venuto in propriet della Nazione, che vi ha costruito lo scalone e compiuto imponenti lavori di bonifica, di ripristino, di decorazione s da farne una delle sedi di Governo pi nobili e fastose del mondo.
Costruito dal card. Pietro Barbo (poi papa Paolo II, 1464-71), adorno di una classica corte a loggiati in cui si riconosce l'ispirazione dell'Alberti, ha aspetto austero quasi di fortilizio col suo doppio ordine di finestre crociate, la merlatura guelfa, la sua alta nuda torre, e raccolse un tempo le magnifiche collezioni artistiche del suo proprietario che si ritiene chiamasse Bramante ed il Mantegna ad abbellirne due sale, se al primo appartiene la finta architettura onde fu adorna la Sala Regia e se al secondo sono da attribuire i resti, ora poco felicemente completati, di una decorazione a colonne, a medaglioni, stemmi, nella sala del Mappamondo.
Nelle sale che costituirono un tempo l'appartamento del card. Barbo, e in altre sistemate poi come appartamento di Innocenzo VIII Cybo (1484-1492), si sono andate raccogliendo dal 1920 in poi, per acquisti, per lasciti, con il trasferimento da altri istituti pubblici, numerose opere e raccolte d'arte che formano un ricco, anche se non organico museo, ove, per altro, dipinti e sculture, mobili e argenterie, armi, stoffe e bronzi sono disposti meno con carattere di collezione artistica e pi con un intento decorativo ad ornamento della solenne dimora. Fra le opere pi importanti sono le due "Madonne col Bambino", una di Simone Martini, l'altra di Stefano da Zevio, un'altra firmata di Giambono, l'"Annunciazione" di Fra Filippo Lippi della collezione Hertz, lo "Sposalizio di S. Caterina" del Sodoma; una cassa in legno istoriata (la cassa di Terracina) del secolo 12esimo; una "Madonna" in legno policromo del secolo 12esimo (la Madonna di Acuto), un trittico con la Madonna e il Putto, in legno e argento, con 20 tavolette dipinte con scene del Nuovo Testamento, opera bizantineggiante, forse veneziana, del secolo 13esimo (il trittico di Alba Fucense), uno smalto limosino del secolo 12esimo col Redentore, gi nel Museo Kircheriano di Roma(162), il busto del pontefice Paolo secondo di Bartolomeo Bellano (o Giovanni Dalmata?), il busto del Doge Grimani del Vittoria, la collezione Barsanti di bronzi del Rinascimento, quella Cagiati di armi, quelle Corvisieri e Ruffo Bagnara di maioliche. A queste  venuta ad aggiungersi recentemente la raccolta Wurtz che, oltre una serie di pastelli di Rosalba Carriera, comprende gran numero di oggetti d'arte, di arazzi e soprattutto una copiosa serie di argenterie, in parte italiane e in maggior parte tedesche.
Insigne e ricchissima la raccolta di sigilli, gi Corvisieri, acquistata nel 1903, ma non esposta al pubblico.
Campidoglio.
Sul colle Capitolino che fu dalla pi remota antichit ai giorni nostri il centro religioso e politico di Roma, la sede del Governo della citt, s'apre la piazza del Campidoglio riquadrata dai palazzi michelangioleschi e ornata nel centro dalla statua equestre di Marco Aurelio qui trasportata dal Laterano nel 1538. Tre sono i palazzi: quello del centro, il Palazzo Pretorio, sede del Governatore di Roma; i due di sinistra e di destra, a portici, a un sol piano e uguali l'uno all'altro, comprendono, il primo, le collezioni di antichit classiche formanti il vero e proprio Museo capitolino(163); il secondo (palazzo dei Conservatori), le sale di rappresentanza, la Pinacoteca, il Museo dei Conservatori e, in parte dell'annesso ex palazzo Caffarelli con cui  in comunicazione, il Museo gi Mussolini e fino a poco tempo fa una non cospicua Galleria d'arte moderna, passata ad arricchire la Galleria Nazionale d'arte moderna.
Compongono l'appartamento di rappresentanza: la sala degli Oraz e Curiaz con grandi affreschi del Cavalier d'Arpino, rappresentanti episod della storia romana, con la statua in marmo di Urbano Ottavo del Bernini e quella in bronzo, di Innocenzo X, dell'Algardi; la sala dei Capitani; la sala dei Trionfi di Mario, con fregio di Daniele da Volterra e, nel centro, lo "Spinario" in bronzo; la sala della lupa, con frammenti dei Fasti Consolari e la celeberrima Lupa in bronzo, opera etrusca del VI-V secolo a. C.; la sala delle oche, delle aquile ed altre.
La Pinacoteca fu fondata nel 1749 da papa Benedetto 14esimo ed  composta di opere dei secoli 16esimo-17esimo provenienti da collezioni donate alla citt e soprattutto dalla raccolta Sacchetti. Comprende alcune pitture di notevolissimo pregio e altre che godono di molta notoriet: citiamo la grande "Sacra Famiglia" di Dosso Dossi, il "Battesimo di Ges", opera giovanile di Tiziano, un ritratto muliebre, del Savoldo, in figura di S. Margherita, i "Due Santi" dell'Ortolano, una delle migliori "Sacre Famiglie" del Garofalo, il "Ratto d'Europa" di Paolo Veronese, replica di quello del Palazzo Ducale di Venezia, Apollo e le figure delle Muse dello Spagna, la colossale ancona del Guercino col "Seppellimento di S. Petronilla", gi in S. Pietro, una caratteristica "Morte della Vergine" di Cola dell'Amatrice, la "Zingara che d la ventura" ritenuta del Caravaggio, la "Maddalena" di Domenico Tintoretto, ecc. Fra gli stranieri: il "Pastore Faustolo che ritrova Romolo e Remo" di Rubens e un capolavoro di Van Dyck: il duplice ritratto dei poeti Killigrew e Carew. Presso la Pinacoteca sono anche un'importante collezione di porcellane (donazione Cini) e le raccolte numismatiche.
Il Museo dei Conservatori e il Museo gi Mussolini, di recente costituzione, contengono marmi, bronzi, ceramiche e terrecotte dell'antichit classica.
La Galleria Doria.
Passata allo Stato la Galleria Borghese, la Doria  restata la maggiore delle grandi collezioni patrizie fidecommissarie ancora in possesso privato, ed  ospitata nel palazzo della via del Corso, palazzo che  uno dei pi vasti e splendidi di Roma e che, sorto nel 1435, ebbe negli ultimi anni del Seicento la facciata attuale sulla stessa via, esemplare aggraziatissimo di rococ.
Al primo piano, in sale e in gallerie di una ricchezza e di un fasto magnificenti per la dovizia degli arazzi, degli specchi, delle sculture, delle decorazioni, e cos pure negli appartamenti privati,  raccolta la magnifica collezione messa insieme nella massima parte alla met del Seicento, durante il pontificato di Innocenzo X, dalla cognata di lui, l'ambiziosissima Olympia Doria Pamphili; e, del papa di casa Doria, si conserva un ricordo che  una delle pi poderose opere della scuola spagnuola: il suo ritratto celeberrimo di mano del Velasquez. Nel complesso la Galleria  - come sono quasi tutte le raccolte romane - in prevalenza cinquecentesca e seicentesca; poche opere del Quattrocento, tra cui vanno citati piccoli e deliziosi quadri del Pesellino con le storie di papa Silvestro, le due tavolette con la "Nascita" e lo "Sposalizio della Vergine" attribuite al Sassetta o a Giovanni di Paolo, l'"Annunciazione" di Filippo Lippi, pannelli di Bernardo Parentino, una "Madonna e Santi" di Boccaccio Boccaccino. Gemme della Galleria sono la "Salom" del periodo giovanile di Tiziano, di cui una replica  al Louvre, il ritratto di Giannetto Doria del Bronzino, quello di Andrea Doria di Sebastiano del Piombo (1526), quello, firmato, di Filippo Mazzola, quello di Giuliano Beltramoto del Lotto, altri del Tintoretto, la "Fuga in Egitto", la "Maddalena dormiente" e il "Battista" del Caravaggio, magnifici paesaggi di Claudio Lorenese, dipinti per casa Doria, cui fan riscontro notevoli tele di Annibale Carracci e del Domenichino.
Un'opera assai discussa, ma di cui non sembra potersi revocare in dubbio la paternit,  il duplice ritratto a mezza figura dei due umanisti veneziani Navagero e Beazzano, ritenuto di Raffaello (1516).
La Galleria Colonna.
Altra delle grandi Gallerie fidecommissarie romane. Ha sede nel palazzo di piazza Ss. Apostoli e via Nazionale, settecentesco nella forma attuale, collegato ai giardini con arcate su via della Pilotta.  disposta in gran parte in una immensa sala costruita nel 1620, che per ricchezza di stucchi di specchi di pitture di marmi  d'insuperabile magnificenza e costituisce una delle meraviglie di Roma.
La collezione  prevalentemente cinquecentesca e seicentesca e contiene cos nella parte fidecommissaria come negli appartamenti privati alcune opere assai importanti: la "Madonna col Bimbo in una corona di angeli" di Stefano da Zevio (gi attribuita a Gentile da Fabriano), il prezioso sportello destro, con i Santi Pietro e Paolo e il Vescovo Roverella, della pala di Cosm Tura (1475) per la chiesa di S. Giorgio fuori le mura a Ferrara (la parte centrale a Londra, il lunettone al Louvre), il ritratto di Guidobaldo d'Urbino (?) attribuito gi a Giovanni Santi ora a Melozzo da Forl, la "Sacra conversazione" di Bonifacio Veronese, la "Vergine col Bambino" di Bartolomeo Vivarini (1471), personaggi in adorazione dello Spirito Santo del Tintoretto, la "Sacra Famiglia" di Palma Vecchio, una "Madonna" di Niccol da Foligno, una serie di paesaggi di Gaspare Poussin, ecc.
La Galleria Spada.
 conservata nel palazzo Spada, costruzione della met del Cinquecento di Giulio Mazzoni, notissima per le decorazioni della facciata e del bel cortile, ricchi, nel secondo ordine, di stucchi appunto del Mazzoni e di nicchie con statue.
Antica Galleria fidecommissaria romana,  divenuta propriet dello Stato nel 1926 e, nelle sale adorne di pitture e di stucchi del secolo 16esimo, di mobili e di lampadari settecenteschi, comprende, eccetto qualche quadro passato al Museo di Palazzo Venezia, dipinti esclusivamente del tardo Cinquecento, del Sei e del Settecento, tra i quali opere del Reni, del Guercino, dei due Gentileschi, di Mattia Preti, del Baciccia, ritratti del Passerotti, di Scipione Pulzone, ecc.
La Galleria dell'Accademia di S. Luca.
Questa antica Accademia, che aveva sede in un edificio situato presso la chiesa di S. Luca e S. Martina, ne ha trovato una nuova di recente nel Borrominiano palazzo Carpegna presso Fontana di Trevi, ove all'ultimo piano  bene ordinata in luminose sale anche la Galleria di pittura. Questa  principalmente composta di opere del tardo Cinquecento e del Seicento, tra le quali sono da notare dipinti del Baciccia, di Guido Reni, di Pier Francesco Mola, di Jacopo Bassano, di Pier Leone Ghezzi, di Federico Zuccari che ne fu il primo direttore. L'opera pi importante della collezione  un affresco frammentario di Raffaello (il peduccio di un arco) con un putto che regge un festone, proveniente dal Vaticano. Una sala  dedicata al lascito Lazzaroni e contiene un energico Piazzetta: "Giuditta e Oloferne", una Madonna di Matteo di Giovanni, il ritratto di Ippolito Riminaldi attribuito a Tiziano, ecc.
Il Museo di Roma.
Di recente sistemazione all'ultimo piano di un grande palazzo di via dei Cerchi (contenente negli altri piani il Museo dell'Impero romano con numerosi calchi copie plastici disegni di monumenti e di opere d'arte della civilt di Roma nelle diverse regioni dell'Impero), comprende dipinti sculture incisioni e oggetti var che illustrano la vita della Roma papale. Una sala  dedicata a Bartolomeo Pinelli con numerosi disegni e stampe e quadretti del famoso celebratore della Roma del primo Ottocento. Ma la parte pi interessante della collezione  la raccolta di 100-120 acquarelli del pittore E. Roesler Franz, eseguiti poco dopo l'Unit d'Italia, nei quali  fissato l'aspetto della Roma pittoresca e plebea - "la Roma sparita" - innanzi che i colossali lavori decretati dai Governi della nuova Capitale la distruggessero per fugare le malattie, il vizio, la promiscuit ed impedire i danni delle alluvioni del Tevere.
Il Museo Preistorico Etnografico Pigorini.
Contiene un cospicuo materiale delle et preistoriche, proveniente specialmente dall'Italia, ma anche da altre regioni, e raccolte etnografiche le quali servono anche a integrare le collezioni paleoetnologiche col confronto di una ricca suppellettile di paesi selvaggi, e di civilt inferiore. Questo museo era detto anche Kircheriano, dal nome del padre Kircher che nel Seicento ne fu il primo fondatore, e comprendeva pure oggetti d'arte paleocristiana e medioevale da lui raccolti e passati, nel nostro secolo, rispettivamente al Museo Nazionale Romano e a quello di Palazzo Venezia.
La Galleria Nazionale d'arte moderna.
(TAVV. 121, 123, 128).
Fondata nel 1883 in seguito alla prima Mostra artistica tenuta in Roma dopo la conquista della Capitale. Ebbe sede nel palazzo, cosidetto dell'Esposizione, in via Nazionale, e l rest fin quando - costruito appositamente nel 1911 il palazzo di Valle Giulia - pass nella nuova sede.
 una collezione - arricchita recentemente anche delle opere italiane della Galleria internazionale d'arte moderna di Venezia e di quelle della Galleria gi Mussolini a Roma - che d ottimamente un quadro della pittura e della scultura italiane durante il secolo 19esimo e fino ai nostri giorni. Si pu affermare con certezza che tutti i pi significativi artisti italiani vi si trovano rappresentati e con opere egregie.
Fra le pitture pi note e di maggiore risonanza nazionale ricordiamo alla rinfusa: "Alla Stanga" di Segantini, esemplare tipico dell'arte del Maestro tra il periodo Brianzolo e quello di Savognino, il "Voto" di Michetti, il "Cristo deposto" e le "Tentazioni di S. Antonio" di Domenico Morelli, lo stupendo ritratto di Verdi, del Boldini, la "Vergine del Nilo" e il "Ponte S. Angelo" di Faruffini, il "Marco Polo" di Cremona, il "Refugium peccatorum" di Luigi Nono, il "Ghetto di Firenze" di Signorini, il "Consiglio dei Dieci" di Celentano, il "Liston" e gli "Sposi" di Favretto, la "Piazza di S. Marco" di Cammarano, l'"Erede" di Patini, la "Gorgona" e "Diana di Efeso" di Sartorio, le "Corse al Bois" di De Nittis e numerose e belle opere di Toma, Fontanesi ("Alla fonte", "Alta Savoia"), Fattori, Lega (la "Visita"), Previati, Palizzi - che ha tutta una raccolta di quadri - Ciardi, Tito, Mos Bianchi, Spadini, Carr, Sironi, ecc.
Fra le sculture basti citare il gruppo colossale di "Ercole e Lica" di Canova, le "Vittime del lavoro" di Vela, la "Madre" di Cecioni, il "Proximus tuus" di D'Orsi, lo "Jenner" di Monteverde, la "Madre dell'ucciso" di Ciusa, espressivi ritratti di Wildt, e accennare alle opere di Trentacoste, Gemito, Bistolfi, Canonica e al copioso gruppo di sculture di Medardo Rosso.
Il Museo artistico-industriale.
Fu istituito nel 1874 e sistemato di recente e provvisoriamente in locali annessi al R. Istituto artistico.  una raccolta poco organica comprendente, nella parte archeologica, stoffe copte, antefisse in terracotta dal VI secolo a. C. in poi, vasi a figure nere e a figure rosse, ecc. Nella parte medioevale e moderna: tondi robbiani, cofani in osso della scuola degli Embriachi, vetri muranesi, paramenti, ceramiche (tra cui un piatto di Mastro Giorgio e uno di Francesco Xanto Avelli), porcellane, armi, ecc. Da notarsi quattro rilievi provenienti dalla basilica di S. Maria Maggiore, con storie di S. Girolamo, ritenuti quasi concordemente di Mino da Fiesole.
La Calcografia.
 una copiosissima collezione statale di antichi rami incisi e stampe ed ha sede in un palazzotto appositamente costruito dal Valadier in via della Stamperia. Fondata nel 1738 con l'acquisto della raccolta De Rossi, si  andata a mano a mano arricchendo con acquisti e doni di altri importanti complessi come quelli appartenuti all'incisore Giovanni Volpato, al Camuccini, al Canova, e di gruppi di rami di Marcantonio Raimondi, del Pinelli, del Londonio, ecc.
Fra i suoi fondi di stampe, tanto quelle originali quanto quelle dette "di traduzione", perch riproducono capolavori dell'antica pittura, il pi celebre  il gruppo delle opere di Piranesi: le vedute di Roma, le Prospettive, i Capricci, le antichit romane e soprattutto le "Carceri" in cui il Maestro settecentista d libero volo alle sue fantasie architettoniche. La Calcografia continua ancora oggi nell'acquisto di rami anche di artisti contemporanei, e fra le sue finalit sono, oltre l'incremento dell'incisione, anche quello dell'amore del pubblico per essa, mediante concorsi, incarichi o la vendita di copie tratte da rami antichi posseduti dall'Istituto.
Le Catacombe cristiane.
Si  gi accennato a pag. 95 alle Catacombe, cimiteri sotterranei dei primi cristiani, indi loro luoghi di rifugio e di preghiera. Qui aggiungiamo che esse si stendono nella regione periferica e nord-orientale della citt e che le pi importanti sono quelle di:
S. Callisto, sulla via Appia, con la cripta papale che contiene i sepolcri di pi papi martiri del secolo III, i cubicoli dei Sacramenti ornati di preziose pitture, il sepolcro di papa Cornelio (met del terzo sec.) e quello di papa Eusebio (principio del Quarto sec.);
Domitilla o dei Ss. Nereo e Achilleo, presso la via Appia, originariamente sepolcro del ramo cristiano dei Flav, ricca di pitture a partire dal I sec., fra le quali la pi antica rappresentazione del Buon Pastore, di Daniele fra i leoni, ecc., e contenente i resti della basilica eretta sulla tomba dei martiri Nereo e Achilleo;
S. Sebastiano, sulla via Appia, sotto la basilica di S. Sebastiano. Vastissime catacombe che contengono tre ipogei del I sec, decorati da vaghissimi stucchi e sono note per due costruzioni: la cosidetta Triclia (luogo dove si sarebbero celebrati i banchetti funebri) e la cosidetta Platonia, sepolcro di S. Quirino martire;
Priscilla, sulla via Salaria, con pitture del secondo e terzo sec., tra cui una nella quale sarebbe da riconoscere la pi antica rappresentazione della Vergine;
Commodilla, nelle vicinanze di S. Paolo fuori le mura, con cubicoli decorati da pitture, in particolare del secolo sesto;
Pretestato, presso la via Appia, con pitture e sarcofagi del secondo secolo.
La Basilica di S. Maria Maggiore.
Fondata da papa Liberio sul luogo dove, secondo una leggenda illustrata da un quadro di Masolino nella Galleria di Napoli, il Pontefice avrebbe trovato la neve all'alba del 5 agosto 352 in seguito alla predizione avuta nella notte dalla Madonna; detta, perci, anche S. Maria della Neve. Con S. Sabina sull'Aventino, dalle famose porte lignee della prima met del secolo V, sopravvive in Roma come esempio di architettura basilicale protocristiana. Delle primitive costruzioni conserva il nucleo: la nave maggiore col suo grandioso colonnato e, nella stessa navata, 36 riquadri a mosaico, del secolo V, con episod della vita di Abramo, Isacco, Giacobbe, Mos e Giosu, che si concludono con altri mosaici, forse contemporanei, sull'arco trionfale, raffiguranti scene della vita del Cristo con copioso materiale tratto dagli Evangeli apocrifi e che - tutti - sono fra i saggi pi importanti di arte musiva paleocristiana esistenti in Roma.
La Basilica conserva, inoltre, l'altissimo campanile romanico e altri mosaici famosi, alcuni firmati da Filippo Rusuti (secolo 13esimo) sul muro di fondo della loggia esterna, altri di Jacopo Torriti (1295), nell'abside, con l'Incoronazione della Madonna, numerosi Santi e i ritratti di Niccol Quarto e del card. Jacopo Colonna. Ma rifatta, ingrandita, restaurata nel corso dei secoli, fino al 18esimo, allorch le fu aggiunta la facciata dal Fuga, ha oggi aspetto, in specie esterno, quasi completamente rinascimentale e barocco.
Nella cappella Borghese  la "Madonna" che la leggenda attribuisce alla mano di S. Luca. Il soffitto intagliato e dorato della nave maggiore, appartenente agli ultimi anni del Quattrocento,  ritenuto opera di Giuliano da Sangallo.
La Basilica di S. Prassede.
Due basiliche dedic nel secolo Quarto il senatore Pudente alle sue due figlie: Pudenziana e Prassede. E se la prima conserva il pi antico mosaico celebrante il trionfo della nuova religione(164), la seconda, rifatta nel secolo IX,  non meno preziosa per i tesori musivi che racchiude. Ai mosaici del Quarto e V secolo in S. Costanza e in S. Maria Maggiore, all'affascinante "Cristo benedicente sulle nubi" (secolo sesto) della chiesa dei Ss. Cosma e Damiano, ai mosaici ieratici di S. Lorenzo fuori le Mura, dello stesso secolo, e di S. Agnese (secolo settimo ), seguono, nella grande fioritura del secolo IX i due cicli di S. Prassede: l'uno, nell'arco trionfale e nel catino absidale, rappresentante la "Nuova Gerusalemme", l'apocalittica visione dell'Agnus Dei con i sette Candelabri, i ventiquattro Seniori, gli Evangelisti, il Redentore con i Ss. Pietro, Paolo, Prassede, Pudenziana e il Santo papa Pasquale I; l'altro formante la decorazione del mausoleo di Papa Pasquale, detto sacello di S. Lenone.  quest'ultima, una fantasmagorica visione d'oro creata dal rivestimento delle pareti e della vlta con tessere scabre di straordinario potere luministico, su cui emergono le figure di Cristo, della Vergine e di Santi che fan loro corteo.
La Basilica di S. Paolo fuori le mura.
Un violento incendio distruggeva in grandissima parte nel 1823 questa immensa basilica che, fondata nel secolo Quarto e ampliata nel Quarto e nel V, era tra le pi vaste e le pi insigni di Roma. Quale essa appare oggi  opera quasi interamente moderna, cui sono legati i nomi di artisti della met dell'Ottocento e particolarmente di L. Poletti, mentre la facciata e l'immenso quadriportico, condotti su disegni di Giuseppe Sacconi, appartengono al nostro tempo. Delle antiche opere d'arte che innanzi la catastrofe adornavano il tempio, anche oggi suntuoso per profusione di marmi preziosi, sono da citare perch giunte fino a noi: l'arco trionfale dovuto a Galla Placidia e decorato di mosaici col Redentore e i 24 seniori apocalittici che presentano corone, il ricco ciborio toscano - opera di Arnolfo di Cambio (1285) - sorretto da colonne di porfido e adorno di statue di Santi entro nicchie, e bassorilievi nei pennacchi e nei timpani; il grande mosaico dell'abside, di arte veneto-bizantina dei primordi del secolo 13esimo col Cristo benedicente fra Santi; il portacero pasquale di Nicola D'Angelo e Pietro Vassalletto; la porta bronzea dell'antico tempio compiuta a Costantinopoli nel 1070; infine il famoso chiostro cosmatesco eseguito nel primo quindicennio del secolo 13esimo da un Pietro marmorario romano (Pietro Vassalletto?) e che quasi rivaleggia in magnificenza con quello di S. Giovanni in Laterano.
Nella biblioteca dell'annesso convento  un tesoro della miniatura carolingia: la Bibbia miniata da Ingoberto, della scuola di Corbie, per Carlo il Grosso, affine a quella della scuola di Tours, per Carlo il Calvo (conservata nella Biblioteca Nazionale di Parigi) e adorna di numerose storie e di una profusione di grandi iniziali di straordinaria fantasia e ricchezza ornamentale tipicamente Carolingie.
La Basilica di S. Clemente.
 una delle pi interessanti di Roma e consta di due chiese sovrapposte di cui la superiore, quale  giunta a noi,  monumento ricostruito nei primi anni del secolo 12esimo seppellendo quanto restava dell'inferiore del Quarto secolo.
La chiesa superiore, con un quadriportico a colonne preceduto da un protiro a forma basilicale, a tre navate, arco trionfale, tre absidi e senza transetto, rappresenta un saggio tipico e fedele di costruzione di basilica cristiana, nella sua forma primitiva. Conserva all'interno l'antico recinto del santuario, appartenuto alla chiesa inferiore, la schola cantorum, gli amboni, il ciborio col coronamento a colonnine, il portacero cosmatesco e mosaici del secolo 12esimo. Nella cappella del Sacramento, nella navata sinistra,  un tesoro del primo Quattrocento: gli affreschi nei quali Masolino da Panicale, per commissione del card. Branda Castiglioni che fu titolare della chiesa fino al 1431, figur l'Annunciazione, la Crocefissione, le storie di S. Caterina d'Alessandria e qualche scena della leggenda di S. Ambrogio; affreschi attribuiti tradizionalmente, col Vasari, a Masaccio e dati dalla critica moderna a Masolino.
La chiesa inferiore, messa in luce nel 1857 liberandola dai detriti dalla sovrapposta fabbrica, sorse nei primi tempi del cristianesimo fra resti di costruzioni imperiali e ruderi dell'epoca repubblicana.  anch'essa a tre navate ed  decorata nelle differenti sue parti, oltre che di alcune pitture bizantine del VI-VII sec., di affreschi preromanici (secolo IX) con episod del Vecchio e Nuovo Testamento e di altri, romanici, con storie di S. Clemente e di S. Alessio, che sono da considerare insigni cimel del secolo XI per la loro impronta tutta occidentale nella vivacit aneddotica e nel fluido colorismo.
Alcuni recano l'immagine del donatore - Bene De Rapiza - e della sua famiglia: un altro menziona come donatrice una Maria Macellaria. Particolarit di sommo interesse  nel fatto che qualcuno di tali affreschi del Mille presenta rare iscrizioni divenute celebri quali primissimi saggi di volgare italiano (fra l'altro, v' la formazione del genitivo con la preposizione articolata).
La Basilica di S. Giovanni in Laterano e
i Musei Lateranensi.
Con S. Pietro, S. Maria Maggiore e S. Paolo fuori le mura, la Basilica lateranense (cos detta dal nome della famiglia dei Plauzi Laterani che aveva sul luogo le sue case)  una delle quattro basiliche romane patriarcali dotate di Porta Santa giubilare. Chiesa madre della cristianit, fondata da Costantino - donde il nome anche di Basilica Costantiniana -  monumento carico di storia e di gloria, ma pervenuto a noi in un rifacimento seicentesco borrominiano (le due facciate sono di Domenico Fontana e di Alessandro Galilei), poich i diversi rimaneggiamenti e ricostruzioni e restauri dei secoli V, X e 14esimo cedettero a devastazioni, incend e terremoti.
Numerose sono le opere d'arte, in specie sculture e sepolcri, che essa contiene, ma in gran parte del periodo tardo: fra quelle pi antiche e pi notevoli sono da segnalare il tabernacolo gotico di Giovanni di Stefano (1367) adorno di affreschi di Barna da Siena, il grande, ma guasto, mosaico dell'abside, di Jacopo Torriti e Jacopo da Camerino con la croce gemmata, Maria, Apostoli, Santi e il committente Nicol Quarto e, su un pilastro non lungi dalla facciata interna, un affresco danneggiatissimo di Giotto con Bonifacio VIII e tre accoliti di cui uno legge la Bolla del Natale 1299.
Dietro l'abside sul lato destro il pi antico dei battisteri romani che risale al Quarto sec., ma trasformato nel V. Scompartito in due zone concentriche da colonne di porfido, reca nel centro il bacino per il battesimo ad immersione, nella parte anteriore l'antico nartece (cappella delle Ss. Seconda e Rufina) e, a sinistra, l'antica scarsella (capp. del Battistero). Conserva mosaici ornamentali del V secolo e porte bronzee damaschinate, dello stesso secolo.
Superbo  il chiostro di Pietro Marmoraro e suo figlio Vassalletto che per grandezza, armonia e magnificenza d'intars e mosaici  il pi splendido esempio del genere.
I Musei lateranensi sono alloggiati nel Palazzo Lateranense sorto nel 1586 per opera di Domenico Fontana sui resti di quella che fu la sede storica del papato da Costantino fino alla cattivit di Avignone, e comprende un Museo Profano, di antichit greche e romane(165), il Museo Cristiano e quello etnografico delle missioni cattoliche. Assai ragguardevole il Museo Cristiano, soprattutto per la raccolta di sarcofagi paleocristiani e per la ricchissima serie di iscrizioni dal I al VI secolo disposte sulle pareti della loggia del primo piano che gira attorno alla corte. In fondo alla galleria dei sarcofagi, e fra due degli esemplari pi antichi di mosaici cristiani, la famosa statua di S. Ippolito in cattedra, del terzo sec., con iscrizioni greche sulla cattedra stessa; anche del Buon Pastore una rara rappresentazione a tutto tondo del terzo secolo Per il materiale originale, e per le copie e i calchi di sculture, affreschi, iscrizioni,  museo di straordinaria importanza per lo studio dei primi secoli del cristianesimo e in particolare della epigrafia cristiana.
La Basilica di S. Maria in Trastevere.
Questa basilica romanica (met del secolo 12esimo) scompartita a tre navate da colonne ioniche tratte da edific romani  importante e famosa soprattutto per i cicli di mosaici ond' adorna nella conca e nella parete absidale. In alto, nel semicatino, sopra, una fascia con le pecorelle che muovono verso la Croce, il Cristo con la Vergine in trono e, ai lati, sei Santi e papa Innocenzo secondo - ricostruttore della chiesa - col modellino del tempio: sulla fronte dell'abside, i Profeti Isaia e Geremia sovrastati dai simboli degli Evangelisti.
Al di sotto di tali mosaici che, eseguiti circa il 1140, mostrano il sovrapporsi di elementi bizantini alla tradizione romana, si sviluppa una serie di sei riquadri a mosaico con storie della vita della Vergine eseguiti un secolo e mezzo dopo da Pietro Cavallini che vi afferma - nello stesso tempo della sua opera capitale ad affresco nel coro delle monache in S. Cecilia - il suo spirito schiettamente classico pervaso di romanit.
Altri mosaici d'ispirazione romana, della fine del secolo 13esimo, con la rappresentazione della Parabola delle Vergini sagge e delle Vergini folli (?), sono sulla facciata, ma purtroppo in gran parte rifatti.
La Chiesa di S. Maria del Popolo.
Fra le chiese romane del Rinascimento questa, che fu interamente rifatta da Sisto Quarto nel 1477 per opera di Baccio Pontelli e Andrea Bregno,  una delle pi notevoli per le opere d'arte e soprattutto per la cappella Chigi, architettura di Raffaello. La cappella (la seconda a sinistra) fu fatta eseguire all'Urbinate dal suo grande committente, il banchiere Agostino Chigi, pel quale aveva gi decorato qualche anno prima la Farnesina e dipinto le Sibille nella chiesa della Pace; ed  di forma ottagonale con inscritta una croce greca sormontata da cupola. Raffaello non la decor, essendosi limitato a fornire i bozzetti delle statue di Giona(166) e di Elia eseguite dal fiorentino Lorenzo Lotti detto Lorenzetto, e i disegni dei mosaici della cupola condotti e firmati dal veneziano Luigi Pace nel 1516.
Di fronte a questa del Chigi  la cappella Della Rovere decorata di affreschi (con le storie di S. Girolamo) e di una pala con l'"Adorazione del Bambino" del Pinturicchio e adorna anche dei monumenti a due Cardinali della Rovere, opere di Andrea Bregno in collaborazione con Mino da Fiesole. E come al Pinturicchio si devono gli affreschi con l'Incoronazione della Madonna, le Sibille e i Padri della Chiesa che decorano vlta e pennacchi del coro, cos ad Andrea Bregno e alla sua scuola si debbono, oltre il ciborio, alcuni tra i tanti monumenti sepolcrali che arricchiscono la chiesa. Quelli del card. Girolamo Basso della Rovere e del card. Ascanio Sforza sono opere pregiate di Andrea Sansovino.
Due vetrate istoriate (nel coro) di Guglielmo Marcillat - unica opera in Roma dello squisito vetriere cinquecentista francese divenuto italiano e toscano di adozione - statue (il "Daniele" della cappella Chigi) e altre sculture del Bernini, e due tele del Caravaggio ("Saullo sulla via di Damasco" e la "Crocefissione di S. Pietro") nella prima piccola cappella a sinistra del coro, completano con le pi varie forme d'arte l'accolta di opere egregie onde questa bella chiesa si adorna.
La Chiesa di S. Maria della Pace.
 una chiesina di forma singolare, a una sola navata che  fiancheggiata da due cappelle per lato e che mette capo ad un ottagono sormontato da cupola; singolare anche la facciata barocca di Pietro da Cortona preceduta da un caratteristico piccolo portico semicircolare.
A parte alcune buone pitture di Baldassare Peruzzi e una bella decorazione marmorea del fiorentino Simone Mosca nella seconda cappella di destra, due grandissimi nomi hanno lasciato traccia di s nell'edificio: il Buonarroti che fu l'ideatore di tale cappella, Raffaello che nel 1514, per commissione di Agostino Chigi(167), dipinse nel soprarco della cappella antecedente le quattro famose Sibille d'ispirazione Michelangiolesca e disegn, anche se non color interamente, i Quattro Profeti del sovrastante lunettone.
Attiguo alla chiesa, il piccolo elegantissimo chiostro di Bramante (1504) a due ordini solidamente trabeati: l'inferiore ad archi sorretti da pilastri; il superiore a loggiato aperto con colonnine alternate a pilastri.
La Chiesa di S. Luigi dei Francesi.
(TAV. 91).
Chiesa cinquecentesca, terminata nel 1584 con la tipica facciata del lombardo Giacomo della Porta divenuto romano di adozione.
Contiene, oltre alcuni affreschi del Domenichino con episod di S. Cecilia, un tesoro della pittura barocca: le tre tele con le storie di S. Matteo, che il Caravaggio dipinse nella cappella Contarelli verso il 1595 appena ventiduenne e sono tra le pi significative di questo formidabile pittore rivoluzionario nella vita morale e pi nell'arte, che riempie di s tutto il Seicento italiano, e non soltanto italiano. Rappresentano le scene della Vocazione di S. Matteo, del Martirio del Santo, del Santo ispirato a scrivere il Vangelo, rese con quelle luci notturne che egli non abbandoner pi; e, in specie le prime due, per alta tragicit di pathos, per novit di soluzioni luministiche, per l'aderenza di invenzione, forma e colore, per espressione personalissima e unitaria di stile, sono tra i capolavori del Maestro e dell'arte italiana.
Il Pantheon.
Colossale rotonda coperta da cupola, preceduta da un gigantesco pronao a colonne, era in origine un santuario dedicato da Agrippa, genero di Augusto, alle divinit planetarie. Ricostruito interamente da Adriano, fu nel 609 trasformato in chiesa cristiana e dedicato a S. Maria dei Martiri. A volta a volta saccheggiato, restaurato, onorato, , dalla morte del Re Vittorio Emanuele II, sepolcro dei Re d'Italia e, dopo la Conciliazione con la Santa Sede, fu dichiarato Basilica Palatina.
All'interno, scomparsi i cassettoni di bronzo della vlta e il rivestimento di marmi preziosi della parte superiore dell'immensa parete circolare, non  rimasto del tempio che poco pi del nudo scheletro ma di una imponenza e di una suggestione profonda; in basso, sette grandi nicchie scompartite da colonne e alternate con edicole decorate di marmi. Nella prima nicchia a destra  il bell'affresco con l'"Annunciazione", venuto in luce nel 1904 e ritenuto opera di Antoniazzo Romano, poi di Melozzo da Forl, sebbene qualche critico si attenga ancora alla vecchia attribuzione. In due altre nicchie sono le tombe di Re Vittorio Emanuele secondo (arch. Manfredi) e di Re Umberto I (arch. Sacconi). Nel tempio sono sepolti Raffaello, Baldassare Peruzzi, Perin del Vaga, Taddeo Zuccari, Giovanni da Udine, il musicista Corelli.
La Chiesa di S. Pietro in Vincoli.
 famosa per il monumento di Papa Giulio secondo che Michelangelo vi compieva nel 1542 dopo trentasette anni di lotte e di amarezze, durante i quali il progetto del mausoleo, risultante da un prezioso disegno nel Gabinetto di Berlino, si era andato via via modificando e riducendo. Delle statue che Michelangelo aveva in parte gi eseguite per il monumento, solo il "Mos" finiva per prendervi posto: l'unica statua interamente di sua mano, mentre le due ai fianchi sono opera di collaborazione, e le quattro superiori, compresa quella giacente del Papa, appartengono a Raffaello da Montelupo. Altre statue di mano di Michelangelo per questo monumento, e non poste in opera, sono i due "Prigioni" del Louvre, i quattro abbozzi di "Prigioni" della Galleria dell'Accademia di Firenze e il "Genio della vittoria" del Palazzo della Signoria, pure a Firenze.
Attraverso i secoli questa figura colossale di Mos, forse la pi popolare del Maestro,  restata a simboleggiare la sovrumana potenza tutta michelangiolesca nell'esprimere la fierezza, la dignit, la nobilt, la forza di un inesorabile Giudice divino.
Il Palazzo della Cancelleria.
 il pi splendido esempio di architettura civile quattrocentesca in Roma. Appartiene agli ultimi anni del secolo ed ignoto ne  l'autore essendo stati messi innanzi a volta a volta i pi var nomi dei maggiori architetti della fine del secolo, tra i quali, per, oggi prevalgono quelli di Bramante e dello scultore-architetto Andrea Bregno. Il palazzo  a tre piani di cui il secondo e il terzo scompartiti da duplici pilastri che pausano le finestre o centinate o riquadrate, elegantissime negli esili aggetti delle cornici. Rettangolare  il magnifico cortile a tre ordini, di cui i primi due identici, aperti a logge con archi e colonne e, agli angoli, pilastri polistili; il terzo, con finestre quadrangolari scompartite da pilastri. Al primo piano affreschi del Vasari con fatti della vita di Paolo III.
Costruito per il cardinale di S. Giorgio, Raffaele Riario, , dal 1870 in poi, sede del Cardinale Cancelliere della Chiesa e di uffici ecclesiastici.
Un recente importante ritrovamento sotto il Palazzo  costituito da da due rilievi di un'ara dell'et di Tiberio con scene di sacrificio e da sette lastre, raffiguranti il corteo di Domiziano dinanzi a Vespasiano, che seguono per pregio stilistico i rilievi dell'Ara Pacis.
La Farnesina.
Gi villa del grande banchiere e mecenate delle arti, Agostino Chigi, ed ex sede dell'Accademia d'Italia, la Farnesina alla Lungara (che non va confusa col graziosissimo palazzetto, anch'esso del Rinascimento, detto la Farnesina ai Baullari) fu costruita dal 1509 al 1511 da Baldassare Peruzzi e acquist il nome di Farnesina per aver appartenuto in seguito lungo tempo ai Farnese. Parecchi fra gli artisti che tenevano il campo in quel tempo a Roma vi lavorarono nel decennio 1510-20; in primo luogo Raffaello che, con l'aiuto dei suoi scolari, Giulio Romano, Francesco Penni e Giovanni da Udine, decor la galleria del pianterreno con episod della favola di Psiche e figur nel centro della vlta le due grandi composizioni col Concilio e il Banchetto degli dei. Lo stesso Raffaello frescava la celeberrima "Galatea" su una parete nell'attigua loggia, nella cui vlta e nelle cui lunette la fantasia del Peruzzi e di Sebastiano del Piombo si scapricciava rappresentandovi rispettivamente Costellazioni ed episod delle Metamorfosi.
Al primo piano, nel grande salone, scene architettoniche, vedute di Roma, soggetti e personaggi mitologici del Peruzzi e, nella stanza da letto, un capolavoro del Sodoma: le "Nozze di Alessandro e di Rossane" cui fa riscontro, su un'altra parete, la scena della famiglia di Dario che si assoggetta ad Alessandro.
Il Castel S. Angelo.
Detto anche Mole Adriana per il fatto che in origine fu mausoleo eretto dall'Imperatore per s e i successori. Poi luogo di difesa imperiale, fortilizio, prigione, rifugio papale collegato al Palazzo Vaticano con un passetto che attraversa i Borghi; teatro di lotte, di stragi, di saccheggi, assalti e resistenze eroiche, crimini politici,  monumento che, come nessun altro, accoppia origini tanto insigni a tanto turbinose vicende del Medioevo e del Rinascimento, serbando testimonianze storiche degli avvenimenti che si svolsero tra le sue mura e, negli appartamenti papali, anche del fasto artistico di cui fu oggetto.
 una colossale mole cilindrica che nella muratura di tutta la parte inferiore e in una vasta rampa che la cinge a spirale dal basso all'alto conserva preziosi e importanti ricordi dell'antica destinazione. Deve il suo attuale aspetto di fortilizio particolarmente ai lavori condotti dopo il 1493 da Antonio da Sangallo il vecchio, seguto dal nipote Antonio da Sangallo il giovane. A pi piani sovrastati da una terrazza su cui troneggia il caratteristico Arcangelo in bronzo del Werschaffelt (secolo 18esimo),  oggi un aggregato di differenti epoche e di opere diverse tra le quali sono da ricordare, oltre la cappella di Leone X con una bella "Madonna" di Raffaello da Montelupo, le sale dette di Clemente VII con fregio di Giulio Romano, la loggia di Giulio secondo di Bramante, il sguito di stanze del grande appartamento papale: il salone del Consiglio (sala Paolina), le sale del Perseo, di Amore e Psiche, dell'Adrianeo, dei Festoni, decorate con affreschi e fregi di Perin del Vaga, Polidoro da Caravaggio, Giovanni da Udine e altri raffaelleschi, con stucchi di Sicciolante da Sermoneta e magnifici soffitti intagliati e dorati del tempo. Queste stanze sono, per generosit di mecenati, arredate con ricchi mobili, sculture e dipinti che, pur essendo non originali ed estranei, servono a vivificarle. Fra le pitture: una pala del Signorelli con la Madonna e il Bambino tra angeli e Santi, un lunettone di Ercole Grandi, un "Cristo portacroce" di Sebastiano del Piombo, un "S. Girolamo" di Lorenzo Lotto. Arazzi di collezioni statali.
In alcune sale del Castello  il Museo del monumento; in altre sono state ordinate collezioni di armi.
Il Palazzo Farnese.
La costruzione ne fu iniziata nel 1514, per commissione del cardinale Alessandro Farnese (poi Papa Paolo III), da Antonio da Sangallo il giovane, poi continuata da Michelangelo, infine terminata da Giacomo della Porta. Oltre che per la sua architettura, connubio imponente e felicissimo dei tre ordini sovrapposti, per il mirabile cornicione, per lo stupendo cortile, il palazzo  famoso per la decorazione che, a partire dal 1595, Annibale Carracci, con la collaborazione di suo fratello Agostino e di qualche seguace, stese con soggetti mitologici sulla vlta e sulle pareti della grande galleria del primo piano creando il capolavoro della scuola che dal Maestro prende nome.
Il palazzo, passato al principio di questo secolo alla Francia che ne aveva gi fatto sede della sua Ambasciata,  stato quindi riscattato dal Governo italiano, il quale ne ha lasciato alla Francia il solo uso.
La Fontana di Trevi.
 la pi scenografica fontana del mondo e occupa quasi completamente la piazza romana su cui sorge. Addossata alla parte meridionale del Palazzo Poli fu iniziata nel 1733 da Nicola Salvi in luogo di un semplice "prospetto" eseguito dal Bernini, e con tutta probabilit su disegno apparecchiato per Urbano Ottavo dal Bernini stesso del cui spirito  interamente pervasa la monumentale fontana.  tutto un insieme di vasche, di scogliere e di grotte che sfociano da un avancorpo a nicchie decorate da statue, nel centro del quale appare in piedi, titanico, Nettuno - opera di Pietro Bracci - condotto da cavalli marini e tritoni in mezzo al fragore delle acque. Altre statue ornano l'altissimo attico dell'avancorpo e bassorilievi completano la decorazione.
La Fontana dei Fiumi.
Sorge nel centro della piazza Navona ed  una delle pi fantastiche espressioni del genio del Bernini che ne esegu il disegno per Innocenzo X intorno al 1644 e cur la direzione dell'opera lasciando l'esecuzione delle colossali statue ai suoi collaboratori. Queste quattro simboleggiano il Nilo, il Danubio, il Gange, il Rio della Plata e siedono sulle sporgenze di una scogliera che forma una grotta. Sulla vlta di questa, quasi sospeso nel vuoto, s'innalza con capricciosa audacia un obelisco egizio (ma di imitazione romana) trovato in abbandono e fatto utilizzare dal Papa.
 GROTTAFERRATA (ROMA)
(V. pag. 390).
 ROVIGO
La Pinacoteca Comunale.
Galleria dell'Accademia dei Concordi, ha sede nel palazzo dell'Accademia e consta di un gruppo assai numeroso di dipinti, quasi esclusivamente di scuola veneziana, in maggior parte di artisti di second'ordine. Ma eccellono nella collezione un trittico con le storie di S. Lucia, firmato e datato 1462, di Quirizio da Murano, una "Madonna" di Giambellino, una "Flagellazione", una "Madonna" e due ritratti di Palma Vecchio, la "Morte di Cleopatra" di Sebastiano Mazzoni, alcuni ritratti del Piazzetta, del Longhi e uno superbo (di Antonio Riccobono) di Gian Battista Tiepolo.
 SALERNO
Il Duomo.
Se questo duomo, del secolo XI, come quello coevo di Capua,  troppo ricostruito per poter essere considerato nel suo interesse e valore architettonico, tuttavia se ne deve far parola per i tesori d'arte che contiene, fondamentali per lo studio della scultura campana.
Un atrio, formato con materiale di spoglio romano (28 colonne corinzie), e ricco di sarcofagi classici, paleocristiani, medioevali, di insigni frammenti archeologici, immette nell'interno per tre portali di cui il maggiore, riccamente istoriato e adorno nella lunetta di un affresco di scuola cassinese del secolo XI, vanta una porta in bronzo, fusa a Costantinopoli, e damaschinata in argento con figure di Cristo, di Maria, di Pietro, Paolo, Simone e Matteo, ed emblemi sacri.
Nell'interno rimaneggiato e privo d'ogni carattere emergono i due amboni del secolo 12esimo. Il maggiore  sorretto da 12 colonne architravate munito di due leggii sostenuti l'uno da un'aquila di splendida modellazione, l'altro da telamoni in figura di suddiaconi e, al fianco, sorge il coevo candelabro pasquale. L'ambone minore, di sinistra, di qualche decennio pi tardo, poggia su quattro colonne sormontate da archi ribassati sorretti da mirabili capitelli classicheggianti ed  ornato con simboli degli Evangelisti e con figure di Profeti.
I due pulpiti, che furono modelli agli altri di Sessa Aurunca, Ravello, ecc., il cero pasquale e il recinto presbiteriale sono tutti risplendenti di meravigliosi mosaici policromi orientaleggianti ad arabesco, e costituiscono uno dei pi fastosi complessi decorativi dell'et romanica.
Altro cimelio nella cappella del Tesoro, il paliotto in avorio con storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, del secolo 12esimo, uno degli esemp pi ragguardevoli della plastica campana che qui rivela la sua cultura classica e bizantina.
 SAN GIMIGNANO.
Le Chiese e i Musei.
Singolarissima  la cittadina di S. Gimignano presso Siena non solo per l'importanza dei suoi monumenti ma per il carattere antico che essa ha conservato nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze, soprattutto per le sue numerose torri s che il suo aspetto  ancora oggi quale doveva mostrarsi fra il Tre e il Quattrocento. Fra i suoi tanti palazzi sono da citare quello Antico (1239) e quello Nuovo (1288-1323); fra le chiese, la Collegiata, S. Agostino e S. Pietro.
La Collegiata contiene serie di affreschi di Barna senese, di Taddeo di Bartolo, di Bartolo di Fredi, di Benozzo Gozzoli; nella cappella di S. Fina, opera di Giuliano da Majano, altri affreschi - del Ghirlandaio - con le storie della Santa. Inoltre due statue in legno con l'Annunciata e l'angelo, riconosciute recentemente di Jacopo della Quercia (1421), una preziosa tavola di Piero Pollaiuolo, firmata e datata 1483, con l'Incoronazione della Vergine e sei Santi e - nel Museo del Duomo - lo stupendo pallio del 1449 con le colombe d'oro su velluto amaranto. Altre pitture di Maestri senesi ornano la chiesetta romanica di S. Pietro; ma ben pi importante  la chiesa di S. Agostino (ultimi anni del Duecento), non solo per l'altare marmoreo che nel 1494 Benedetto da Majano scolpiva con i Miracoli del Santo e le statue delle Virt, ma per l'imponente ciclo di pitture che Benozzo Gozzoli frescava nel presbiterio circa il 1465 con 17 storie della vita del Santo stesso, dalla sua puerizia ai suoi funerali.
Due sono i Musei: quello di arte sacra dipendente dalla Collegiata e quello civico nel Palazzo Nuovo del Podest; il primo contiene tessuti, argenterie, intagli in legno, corali miniati del secolo 14esimo e due tavole di Benozzo Gozzoli con la Madonna, angeli e Santi, dello stesso tempo degli affreschi di S. Agostino; il secondo, ceramiche, merletti, cassoni e parecchie pitture di artisti senesi, due tondi di Filippino Lippi con l'"Annunciazione", una "Madonna in gloria e Santi" (1512) del Pinturicchio.
 SANSEPOLCRO
La Pinacoteca Comunale.
Pochi quadri di scuola toscana (tra cui uno stendardo di Luca Signorelli) raccolti nel Palazzo Comunale attorno a due opere di Piero della Francesca. L'una - un capolavoro dell'arte italiana - l'affresco in cui il Maestro rappresent, con accenti della pi alta dignit di forma e nobilt di espressione, la Resurrezione di Cristo: pittura della sua tarda et, ultimo suo ricordo al borgo natale. L'altra opera  il polittico che la Compagnia della Misericordia gli commetteva nel 1445, ma che dovette essere compiuto in una lunga serie di anni. Comunque  un dipinto del suo primo tempo e fondamentale poich mostra la formazione del Maestro e il suo studio di Masaccio. Di mano di Piero sono, nel polittico, la monumentale immagine della "Madonna di Misericordia" che forma l'ampia tavola centrale, tutte le figure di Santi, la "Crocifissione" e l'"Annunciazione", mentre la predella e i Santi dei pilastrini laterali appartengono a un collaboratore forse fiorentino.
 SAN SEVERINO
La Pinacoteca Comunale.
San Severino occupa nella storia dell'arte italiana un posto di qualche entit perch centro di una scuola pittorica che, originaria, nelle sue forme, dalla scuola fabrianese e da Allegretto Nuzi, pur tra influenze di pittori umbri e particolarmente di Nicol da Foligno e di artisti oltramontani, per cui si riallaccia alle forme della pittura internazionale, acquist un certo colore popolaresco di individualit. I maggiori rappresentanti di tale scuola sono i fratelli Jacopo e Lorenzo Salimbeni da Sanseverino (Lorenzo da Sanseverino il vecchio) e, circa un secolo dopo, Lorenzo D'Alessandro (Lorenzo da Sanseverino il giovane) e Ludovico.
Nella piccola Pinacoteca di Sanseverino il primo Lorenzo  rappresentato da un trittico, datato 1400, con lo Sposalizio di S. Caterina e Santi; il secondo da una "Madonna con angeli e due Santi", mentre di Allegretto Nuzi  una tavola del 1366 con la Madonna che allatta il Putto. Due grandi polittici conserva inoltre: uno, con la sua cornice originale, di Vittore Crivelli e un altro, firmato e datato 1468, di Nicol da Foligno.
 SARONNO
Il Santuario.
Costruzione iniziata nel 1498 (per opera di Vincenzo Seregni?) e ultimata nel primo trentennio del Cinquecento, in un stile che s'ispira a Bramante e, pi ancora che al grande urbinate, al lombardo Gio. Ant. Amadeo, in specie nel tiburio poligonale cinto da una galleria a bifore su cui gira un'alta fascia decorata di formelle con policromi ornati geometrici. Schiettamente lombardo nell'architettura, il tempio  all'interno una glorificazione della pittura lombarda postleonardesca, in specie del Luini cui si devono le pitture nel coro, nel passaggio al coro e nell'abside, con l'"Adorazione dei Magi", la "Presentazione al tempio", Sibille, Evangelisti, Dottori della Chiesa, lo "Sposalizio della Vergine", "Ges tra i Dottori", figure di angeli e Santi: tutte condotte intorno al 1525, anno che si legge su una delle pitture. Dal 1534 al 1536 Gaudenzio Ferrari vi decora la cupola con un grande affresco in cui al Padre Eterno, cinto da una fascia di cherubini, fanno corona coorti di angeli musicanti; e nelle pareti altri affreschi del Luini, di Cesare Magni (figure di Santi), di Bernardino Lanino (storie bibliche).
 SASSARI
Il Museo Sanna.
Il Museo consta principalmente di materiali gi parte del Gabinetto universitario e di una raccolta donata al Comune da un mecenate, Giovanni Antonio Sanna, i cui eredi provvedevano anche alla costruzione dell'edificio adatto ad accoglierla. Fu nazionalizzato nel 1931.
Comprende un numeroso gruppo di oggetti archeologici in prevalenza di et punica e romana e una Galleria di pitture di carattere eclettico, e di pregio modesto, nella maggior parte dei secolo 17esimo e 18esimo. Notevoli alcuni dipinti di artisti sardi del Cinquecento e una bella "Madonna col Bambino" di Bartolomeo Vivarini, firmata e datata 1473.
 SIENA
La Galleria dell'Accademia.
(TAV. 13).
Gi propriet dell'Accademia di Belle Arti, fu recentemente nazionalizzata e sistemata in due piani del trecentesco magnifico Palazzo Buonsignori.  istituto di capitale importanza, anzi unica, per lo studio della pittura senese, presente con opere numerose e significative di tutti i suoi Maestri, dal Duecento al Cinquecento, con una sola eccezione: quella di Simone Martini, cos degnamente rappresentato, d'altronde, nel Palazzo Pubblico.
Quattro opere di Duccio, fra cui la primitiva "Madonna con tre francescani adoranti", sei di Pietro Lorenzetti, fra cui un trittico con i Ss. Giovanni, Bartolomeo e Cecilia, del 1332, e sei di Ambrogio Lorenzetti fra cui l'"Annunciazione" del 1344, la piccola delicata tavoletta con la Vergine, circondata da angeli e Santi e il polittico con la Madonna, la Maddalena, S. Dorotea, S. Giovanni Battista, S. Giovanni Evangelista e la "Deposizione". Fra le numerosissime opere dei Maestri pi tardi citiamo ancora l'"Adorazione dei Magi" di Bartolo di Fredi, il polittico del 1409 di Taddeo di Bartolo, la "Madonna e angeli" del 1433 di Domenico di Bartolo, il delizioso "Paradiso" e l'"Inferno" di Giovanni di Paolo e i suoi polittici del 1445 e 1453, nonch la "Presentazione al tempio" del 1447; la "Tentazione di S. Antonio" e la "Madonna incoronata da angeli" del Sassetta, quella, pure con angeli (1470), di Matteo di Giovanni, la "Nativit" (1475) e la "Incoronazione della Madonna" (1471) di Francesco di Giorgio Martini; la "Deposizione" (1510), la a Giuditta", e il "Cristo alla colonna" del Sodoma.
Parecchie sono le opere di Guido da Siena, capostipite della scuola pittorica senese; una intiera sala  dedicata a Sano di Pietro, e vi si notano il grande polittico firmato e datato 1444 con la Madonna in trono, angeli, Santi e il donatore, altri polittici del 1447, del 1449, e uno, del periodo tardissimo, del 1479.
La Collezione delle Biccherne.
Sono chiamate tavolette di Biccherna e tavolette di Gabella lastre di legno che servivano da rilegatura ai libri di contabilit dell'Esattoria senese (Biccherna) e delle gabelle. Recavano, dipinti, stemmi dei magistrati finanziari, il loro ritratto e rappresentazioni sacre e profane. Eseguite dai maggiori artisti e desideratissime dai collezionisti, sono andate in gran parte disperse in molte collezioni europee; nell'Archivio di Stato di Siena (ospitato nel palazzo Piccolomini, costruzione insigne di Bernardo Rossellino) se ne conservano ancora alcune diecine, di cui buon numero dovuto ai pi noti pittori del Trecento e del Quattrocento, e ivi si conserva anche un manoscritto: il "Caleffo dell'Assunta", raccolta di atti pubblici, con la grande miniatura firmata dal caposcuola senese Sozzo Tegliacci.
Il Duomo.
(TAV. 42).
Edificio del secolo 13esimo terminato nel secolo 14esimo, di stile gotico fortemente impresso di spirito toscano, ha una facciata tricuspidata - compiuta nella parte inferiore da Giovanni Pisano - di effetto stupendo con la sua cortina di marmi bianchi rossi e neri, col suo grande rosone, con la fastosa decorazione di sculture.
All'interno, rivestito di un paramento alternato di corsi bianchi e bruni, il pavimento, pi unico che raro,  di una magnificenza senza pari, formato com' di quadri marmorei figurati; i pi antichi di questi (che risalgono alla met del Trecento) a semplice graffito di stucco nero su marmo bianco; i meno antichi (i quali scendono fino alla met del Cinquecento), di pietre colorate diverse. Rappresentano figure e scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, della mitologia, della storia, stemmi, insegne, allegorie delle scienze e delle arti, ecc., e furono eseguiti su disegni di molti e noti artisti, senesi e non, tra cui Matteo di Giovanni, Federighi, il Pinturicchio, Beccafumi, ecc.
Innumerevoli le opere d'arte che la chiesa contiene: i meravigliosi stalli del coro (secolo 14esimo) con tarsie di Fra Giovanni da Verona (secolo 16esimo), il "S. Giovanni Battista" di Donatello nella cappella di S. Giovanni, il sepolcro del card. Petroni di Tino di Camaino, l'altare Piccolomini di Andrea Bregno, opere del Bernini e della sua scuola nella cappella del Voto, ecc.; ma celeberrime su ogni altra opera sono il pulpito e la Libreria Piccolomini.
Il pulpito  di Nicola Pisano, eseguito tra 1266 e il 1268 con la collaborazione del figlio Giovanni e degli scolari Arnolfo di Cambio, Lapo e Donato. Posteriore di sei anni a quello di Pisa(168), e di forma ottagonale invece che esagonale, rivela un'arte pi progredita di quella dell'altro, uno spirito un po' meno impresso da severa monumentalit classica e pi penetrato di verit e di vita. Nei riquadri del parapetto, separati da figure della Vergine, del Cristo, di Profeti, sono ad altorilievo scene della vita di Ges; attorno alla base della colonna centrale di sostegno sono rappresentate le Arti liberali.
La Libreria Piccolomini. -  una vasta sala in comunicazione col tempio, costruita nel 1495 dal card. Francesco Piccolomini (poi papa Pio terzo ) per conservarvi la biblioteca dello zio Pio II. Fini sculture di Lorenzo di Mariano (il Marrina) e un affresco del Pinturicchio formano il monumentale prospetto d'ingresso. Dieci affreschi del Pinturicchio (1505-1507) con storie tratte dalla vita del grande papa umanista Pio secondo (Enea Silvio Piccolomini) decorano le pareti con la magia di una tavolozza di smagliante vivacit e formano uno dei pi festosi interni del Rinascimento. Sulle vlte e nei pennacchi altri affreschi del Pinturicchio; nel basso delle pareti tutta una serie di grandi corali miniati da Sano di Pietro, Guidoccio Cozzarelli, e, sopra tutti insigni, quelli di Gerolamo da Cremona e di Liberale da Verona.
Il Museo dell'Opera del Duomo.
(TAV. 20).
Tra numerose pitture di scuola senese e frammenti sculturali provenienti dal Duomo, stoffe, oreficerie, merletti, sculture, fra cui tre busti di Francesco di Valdambrino, collaboratore di Jacopo della Quercia, recentemente ritrovate, un'opera sovrasta tutte le altre per importanza: la "maest" di Duccio (1311), cio la grande pala che  il suo capolavoro e di fondamentale importanza per la storia dell'arte senese, anzi italiana. Dipinta sulle due facce oggi separate, rappresenta la Madonna in trono fra angeli, nella parte centrale, ed episod della vita di Ges, di Maria e storie della Passione nella predella e in 26 scomparti del lato posteriore. Alcune delle tavolette sono conservate come preziosissime gemme in raccolte inglesi, tedesche e americane. Di Pietro Lorenzetti  una "Nativit della Vergine", a foggia di trittico, firmata e datata 1342.
Al piano terreno il notissimo gruppo classico (arte romana del terzo sec.) delle "Tre Grazie", che un tempo era nel centro della Libreria Piccolomini.
Il Battistero.
Il monumento, collocato sotto il coro della cattedrale, contiene un'opera di eccezionale importanza: il fonte battesimale ideato da Jacopo della Quercia in forma di bacino esagonale cui sovrasta un tabernacolo, pure esagonale, adorni, l'uno e l'altro, tra il 1425 e il 1430, di statuette e bassorilievi in bronzo che sono tra i pi pregevoli della scultura toscana del Quattrocento. Dello stesso Jacopo  un bassorilievo con l'"Angelo che appare a Zaccaria"; di Lorenzo Ghiberti, i due col "Battesimo di Cristo" e l'"Arresto di Giovanni"; di Donatello, il "Convito di Erode"; di Turino di Sano e di suo figlio Giovanni, la "Nascita" e la "Predica del Battista".
Il Palazzo Pubblico.
Affiancato dalla svelta, altissima torre del Mangia, l'imponente palazzo gotico (1289-1305) sorge a sfondo della piazza del Campo, ricordata da Dante e centro - ancor oggi con la corsa del Palio - della vita cittadina. Antica sede del Governo senese, l'edificio  in mattone a vista avvivato dal nitore delle due serie di trifore e adorno di una piccola costruzione marmorea, addossatale alla base della torre, in forma di aperta loggia quadrata con pilastri e statue del tardo Trecento, e conclusa superiormente, alla met del Quattrocento, da Antonio Federighi con archi e trabeazione a ricchissimi ornati zoomorfi e floreali (la "Cappella di piazza"). All'interno del palazzo, affreschi, quadri, sculture, intagli, ferri battuti, ancora in luogo, ne fanno un museo impareggiabile di arte senese. Ma alcune opere sopra tutte debbono essere ricordate:
Nella sala del Mappamondo: la grande "maest" (1315) con la quale Simone Martini apre la sua gloriosa carriera. Rappresenta la Vergine in trono col Bimbo sotto un immenso baldacchino sorretto da Apostoli, e circondata da Santi e da angeli. Una grande fascia con medaglioni a mezze figure di Santi, Profeti e Dottori della Chiesa riquadra a guisa di cornice questo affresco il quale pi che una pittura sembra un arazzo lamato d'oro. Di fronte ad esso, e pure di Simone Martini, l'affresco col ritratto equestre del capitano senese Guidoriccio Fogliani e la pala, firmata e datata 1221 (?), di Guido da Siena.
Nella sala dei Nove: in tre affreschi di Ambrogio Lorenzetti (1337-1343) le rappresentazioni simboliche del "Buon Governo" (con la Pace, affiancata dalle Virt, e la Giustizia sovrastanti i Consiglieri concordi); degli "Effetti del Buon Governo", con la vita felice dei cittadini e contadini dediti ai commerci, alle industrie, alle opere, ai divertimenti; degli "Effetti del Mal Governo" con la tirannia, i viz, la giustizia offesa, la povert, i delitti.
Nella sala di Bala: gli affreschi che in 16 compartimenti, nel 1407, dipinse Spinello Aretino col figlio Parri con episod della guerra tra Venezia e il Barbarossa, a speciale illustrazione della parte che vi ebbe papa Alessandro terzo senese.
Una sala  dedicata al Re Vittorio Emanuele secondo e adorna di affreschi, di soggetto patriottico, di pittori senesi dell'Ottocento. Fra i pi noti sono quelli rappresentanti l'"Incontro di Vittorio Emanuele e di Garibaldi a Teano" di Pietro Aldi; il "Re che riceve i risultati del Plebiscito di Roma" e i "Funerali di Vittorio Emanuele al Pantheon", entrambi di Cesare Maccari.
La Fonte Gaia.
Nell'emiciclo della Piazza del Campo sorgeva la Fonte Gaia, capolavoro di Jacopo della Quercia, alla quale il Maestro attese saltuariamente negli anni dal 1409 al 1419. Guasta e in gran parte perduta, fu rimossa nel 1868 e sostituita nel luogo con una copia; pi tardi i preziosissimi frammenti originali furono raccolti nel Palazzo Pubblico.
La fontana, ispirata da quella di Piazza a Perugia con sculture di Nicola e Giovanni Pisano,  un recinto quadro con il lato di fondo in piano e gli altri due scendenti fino alle acque. Alle testate le figure di Rea Silvia e di Acca Laurenzia con Romolo e Remo, o forse, piuttosto, simboli della Carit. Nel centro la "Vergine col Bambino", ai lati le Virt cardinali e teologali e scene del Vecchio Testamento tra insegne cittadine.
Le Chiese di S. Domenico, di S. Francesco
e il Museo del Seminario.
Come a Bologna anche a Siena questi due templi originariamente di stile ogivale sono celeberrimi per le opere di sommo pregio che vi hanno lasciato due grandi Maestri.
In S. Domenico, la cappella di S. Caterina decorata dagli affreschi con le storie della Santa, del Sodoma; in particolare l'"Estasi" e lo "Svenimento" della Santa, che rappresentano il grado pi alto della sua attivit senese e, in generale, dell'arte sua.
In S. Francesco, il grande affresco di Pietro Lorenzetti con la "Crocifissione" dipinto nel 1331, contemporaneamente agli altri due, nei quali il fratello minore Ambrogio rappresentava "S. Ludovico dinanzi al Papa" e il "Martirio dei Francescani a Tana": dipinti tutti da considerarsi fra i maggiori del Trecento senese.
Nei locali dell'ex convento di S. Francesco, una raccolta di opere d'arte di propriet del Seminario Arcivescovile, nella quale, con bei paramenti sacri, sono esposte pitture dei due Lorenzetti ed altre di altri senesi: Segna di Bonaventura, Beccafumi, Vecchietta, ecc. Nella cappella del Seminario la "Madonna del latte" di Ambrogio Lorenzetti.
La Chiesa dell'Osservanza.
A questo monumento  legato il nome di Giacomo Cozzarelli che nel 1476 forn il disegno della sobria architettura in laterizio e la dot di una decorazione in stucco e terracotta da alcuni attribuita a Francesco di Giorgio Martini.
Nell'interno una notissima "Piet" dello stesso Cozzarelli, un trittico del Sassetta, datato 1436, medaglioni e statue in terracotta invetriata di Andrea Della Robbia, un grande polittico di Andrea di Bartolo e pi opere di Sano di Pietro.
 SIRACUSA
Il Museo Nazionale Medioevale.
A pianterreno del trecentesco palazzo Bellomo, in cui ha sede, sono iscrizioni e sculture provenienti in gran parte da edific della regione. Nel piano superiore, tra var oggetti di arte applicata, e specialmente maioliche siciliane e ispano-moresche e alcune sculture attribuite a Francesco Laurana e a Domenico Gagini, sono conservati pi quadri ai quali sovrasta, per il suo pregio eccezionale, la famosa "Annunciazione"" di Antonello da Messina. Il capolavoro, gi a Palazzolo Acreide, fu commesso al Maestro nell'agosto del 1474, e fu probabilmente l'ultima sua opera innanzi ch'egli si trasferisse a Venezia dove l'arte sua, gi sviluppatasi - come appare da questo dipinto - in piene forme rinascimentali, divenne ancor pi matura rinnovandosi e arricchendosi di altri elementi oltre quelli originali.
 SORRENTO
Il Museo Civico Correale.
Rileva il nome dalla famiglia Correale donatrice alla citt del primo nucleo della raccolta insieme col bel palazzo settecentesco che la ospitava, e si  arricchito poi di altri lasciti e doni. Comprende marmi dell'antichit classica, romanici, bizantini, copiose collezioni di arte applicata, in specie di mobili, maioliche e porcellane di fabbriche italiane e forestiere, soprattutto di Capodimonte, oggetti var, ninnoli settecenteschi e dipinti dei secoli 18esimo-XIX di scuola napoletana, tra cui un numeroso gruppo di quadri di Giacinto Gigante.
 SPOLETO
La Pinacoteca Comunale.
Nel Palazzo Comunale. Poche pitture di Primitivi e numerosi affreschi distaccati di cui i pi importanti sono due grandi composizioni dello Spagna: uno con la "Madonna tra Santi", l'altro con la "Piet, la Carit e la Giustizia", entrambi provenienti dalla Rocca. Inoltre corali miniati, monete della zecca spoletina longobarda, qualche pezzo d'oreficeria ecc.
Nel Museo Civico sono, oltre una raccolta archeologica, alcune sculture romaniche e del Rinascimento.
 SUBIACO
I Monasteri.
Fonte prima del culto benedettino per essersi nel "Sacro Speco ritirato in preghiere e in mortificazione il giovane Benedetto (principio del secolo V), culla della Regola dell'Ordine da lui qui dettata, e fiorita poi nel celeberrimo convento di Montecassino(169), i due monasteri di S. Scolastica e di S. Benedetto costituirono un complesso storico monumentale artistico culturale, assurto a massimo rigoglio di vita nei primi due secoli dopo il Mille.
Il monastero di S. Scolastica. -  un aggregato di costruzioni diverse e di diverse epoche, dal secolo XI (il campanile: l'"egregia turris") al secolo 18esimo (la chiesa che - costruzione della seconda met del Duecento - fu rifatta in linee classiche dal bergamasco Quarenghi). Fra le parti pi antiche, oltre il campanile a pianta quadrata e diviso in sette zone di cui cinque forate da trifore, e oltre l'atrio archiacuto adorno di un grande portale di Gotico fiorito del secolo 15esimo,  il chiostro cosmatesco a pianta rettangolare diviso da pilastri in campate e adorno di colonnine o semplici binate o tortili, opera eseguita in due tempi, prima da Jacopo Cosma e poi, nel secondo ventennio del Duecento, dal figlio Cosma e dai nipoti Jacopo secondo e Luca, i quali tutti lasciarono nel monumento il loro nome.
Il Monastero di S. Benedetto. - Sorge sullo speco del Santo e, nel complesso di edific grotte e cappelle che lo compongono, di gran lunga i pi notevoli sono le due chiese: una inferiore (della prima met del Duecento, come la cappella di S. Gregorio) e l'altra superiore (verosimilmente della prima met del Trecento), per le importanti pitture di cui si ornano.
A prescindere da un frammento nella grotta dei pastori, che pu risalire alla met del IX sec., appartengono alla prima met del secolo 13esimo - probabilmente al 1228 - gli affreschi di arte romana di corrente bizantineggiante della cappella di S. Gregorio (tra cui il celeberrimo ritratto di S. Francesco non ancora santificato, senza stigmate e senza nimbo, e la scena di Ugolino vescovo, poi Gregorio IX, in atto di consacrare la cappella a S. Gregorio Magno): opera presumibilmente di due artisti non dissimili da uno dei Maestri freschisti della cripta di Anagni, cos da essere stati finanche identificati con esso. Di un Maestro Consolo che operava verso la fine del secolo, e la cui arte si riallaccia a quella di carattere pi umanamente narrativo diffusa da Pietro Cavallini, sono le pitture della chiesa superiore con storie di S. Benedetto.
Ad arte senese, di un pittore degli ultimi anni del Trecento, appartengono gli affreschi della chiesa superiore con scene della Vita e della Passione del Cristo, dominate dalla "Crocefissione" che occupa l'intera parete di fondo; e del medesimo artista sono riconoscibili altre pitture che decorano questa o quella costruzione del Santuario, laddove altri affreschi della chiesa superiore sono da attribuire ad un umbro di circa il 1430, che lavor anche nel monastero di S. Scolastica.
 SULMONA
La Santa Casa dell'Annunziata.
 uno dei pi singolari complessi architettonici e sculturali dell'Italia centrale per la commistione di stili diversi onde sono condotte le diverse parti della facciata di questo antico ospedale.
Essa  scompartita nell'ordine inferiore da sette pilastri con capitelli corinz sormontati da statue, e ha tre grandi portali cui corrispondono tre ricche finestre - una trifora e due bifore - ciascuna dello stesso tempo e stile del portale sottostante: il primo a sinistra (1415), di un fastoso Gotico; quello centrale (1483), architravato e timpanato; il terzo (1522), ad arco e senza timpani. Un marcapiano formato da un sottile fregio elegantissimo animato da numerose figurette fra volute di un tralcio di vite, separa i portali dalle finestre.
Sul limite sinistro della fronte si alza la parte sopraelevata settecentesca dell'orologio che quasi lega la facciata della Santa Casa a quella della contigua chiesa barocca dell'Annunziata. Un insieme profondamente vario che per virt d'arte si fonde in una serrata unit estetica.
Nel Tesoro alcuni belli esemplari di oreficeria abbruzzese, tra cui un reliquiario cilindrico smaltato ritenuto opera del maggiore orafo della regione, nel secolo 14esimo: Ciccarello di Francesco.
In locali annessi alla casa dell'Annunziata  un piccolo Museo civico (Museo Peligno) con qualche dipinto, stoffe, argenterie, frammenti architettonici e piccoli oggetti di scavo. Nell'atrio della scala una statua a grandezza naturale del Quattro-Cinquecento raffigurante Ovidio, gi nel palazzo del Magistrato (1490).
 TERNI
Il Museo Civico.
Alcune sculture medioevali (cristiane e barbariche) e pochi quadri, tra cui importanti: uno stendardo di Nicol da Foligno (1497) col "Crocefisso e Santi" e un'anconetta di Benozzo Gozzoli con lo "Sposalizio di S. Caterina fra Santi e angeli", firmata e datata 1466.
 TODI
La Pinacoteca Civica.
Nel gotico palazzo del Capitano. Poche antichit classiche e medioevali; fra i quadri, la grande "Incoronazione" dello Spagna fra Santi, Profeti e Sibille, condotta dal 1507 al 1511, e prototipo di quella di Trevi. Le tre predelle sono al Louvre.
 TORINO
La Galleria Nazionale Sabauda.
(TAV. 34).
Fondata dal Re Carlo Alberto nel 1832 col dono di opere di propriet della Corona, occup e occupa il secondo piano di quello stesso palazzo (secolo 17esimo) dell'Accademia delle Scienze dove  conservato il Museo di antichit.  composta non solo di opere delle scuole piemontese e lombardo-piemontese del Quattro e Cinquecento, che vi sono ottimamente rappresentate con pale dei maggiori (Spanzotti, Macrino d'Alba, Defendente Ferrari, Giovenone, Gaudenzio Ferrari, il Sodoma, ecc.) e dei minori artisti, ma anche di dipinti assai importanti di altre regioni italiane. Inoltre  la Galleria Nazionale che comprende forse il maggior numero di opere di pittori fiamminghi e olandesi (tra cui le "Stigmate di S. Francesco" di Giovanni Van Eyck, e le "Storie della Passione" di Memling, il celeberrimo ritratto di vecchio di Rembrandt e quello, dei tre figli di Carlo I d'Inghilterra, di Van Dyck). Debbono essere ricordati: una pregevolissima "Madonna" di artista assai vicino a Duccio (ex collezione Gualino), gi attribuita a Duccio stesso e forse del medesimo artista della Madonna Rucellai(170), una "Madonna e angeli" del Beato Angelico, "Tobia e l'Arcangelo" del Pollaiuolo, "Tobia e i tre Arcangeli" di Filippino Lippi (?), una "Madonna col Bambino" firmata da Gregorio Schiavone, l'"Adorazione dei pastori" del Savoldo, la "Festa in casa del Levita" del Veronese, l'"Annunciazione" di Orazio Gentileschi, "S. Giovanni Nepomuceno che confessa la Regina di Boemia" di Giuseppe Maria Crespi, due superbe vedute di Torino di Bernardo Bellotto, il "Trionfo di Aureliano" del Tiepolo, ecc.; nonch un gruppo di ritratti di Principi di Casa Savoia di grande interesse per l'iconografia Sabauda.
Il Museo civico.
(TAV. 31).
Riccamente sistemato di recente in due piani dell'antico Palazzo Madama (trecentesco e quattrocentesco) con facciata e monumentale scalone a doppia rampa di Filippo Juvarra. Fondato circa il 1860 con un piccolo nucleo di oggetti e subito arricchitosi con la donazione di vetri incisi ad oro, porcellane e maioliche del marchese Emanuele d'Azeglio e via via con altri acquisti e doni - ultima la cessione di alcuni cimel della raccolta Trivulzio di Milano -  uno dei pi importanti Musei comunali d'Italia.
Contiene parecchie pitture - tra cui un gruppo di quadri di Defendente Ferrari e un capolavoro di Antonello da Messina: il ritratto di uomo firmato e datato 1476, gi Trivulzio - i sei altorilievi in marmo del Bambaia, che dovevano far parte del monumento a Gastone di Foix(171), una raffinata "Madonna col Bimbo" di Tino di Camaino, una rara collezione, unica per copia di esemplari, di vetri incisi ad oro, di cui uno firmato da Jacopino Cietario del 1460; maioliche, di cui una di mastro Giorgio, firmata e datata 1526, armi, intagli in legno, bronzi e oggetti var di arte applicata.
Una gemma della miniatura fiamminga: le "Trs belles Heures" del Duca di Berry dei Van Eyck, comprende, fra altre meno pregevoli, una miniatura certa di quei Maestri(172).
La Galleria Civica d'arte moderna.
Male ospitata in un grande padiglione del Corso Galileo Ferraris comprende una notevole raccolta di pitture e sculture italiane, in specie della seconda met dell'Ottocento.
Chi vi primeggia  Antonio Fontanesi, con parecchi suoi quadri tra cui dmina l'"Aprile" del 1873 e con una raccolta preziosa di circa 200 stud e schizzi del lascito Camerana, che  di particolare interesse per la conoscenza dell'artista.
Parecchi quadri e stud di Delleani, altri dei piemontesi Avondo, Pasini, Calderini, Quadrone, Pastoris; sculture di Marocchetti, Calandra, Canonica, Rubino: cere di Medardo Rosso. Due opere importanti di T. Cremona: il bel ritratto Junck e la notissima "Edera" del 1878. Un'intiera sala con molti ritratti  dedicata a Giacomo Grosso.
L'arte del secolo XX  rappresentata in due sale con opere di Spadini, Tosi, Carr, Ferrazzi, Carena, Salietti, Bosia, Romano Romanelli.
La Galleria dell'Accademia Albertina.
Fu parte della Scuola di belle arti e fu iniziata col dono, compiuto dal Re Carlo Alberto, di sessanta cartoni di artisti piemontesi e lombardi - in buon numero di Gaudenzio Ferrari - che ancor oggi rappresentano il gruppo pi notevole della raccolta. In aggiunta a questi la Galleria conserva qualche pittura del Quattrocento ("Quattro Santi" di Filippo Lippi, un S. Giovanni Battista" di Francesco Francia) e molti dipinti italiani, in prevalenza di scuola piemontese, fiamminghi e olandesi dei sete. 16esimo-17esimo.
L'Armeria Reale.
Annessa al Palazzo Reale, e propriet della Corona, essa  una ragguardevolissima collezione tale da poter essere menzionata a non troppo distanza da quelle del Palazzo Reale di Madrid e del Museo Estense di Vienna. Fu istituita da Re Carlo Alberto ed  allogata in una lunga galleria che coi suoi marmi, i suoi stucchi, i suoi bassorilievi di carattere guerresco forma adatta cornice alle armi e alle armature di grande valore espostevi. Fra queste sono pregevolissimi cimel storici e artistici: l'armatura equestre di Emanuele Filiberto a S. Quintino (1557), l'uniforme del Principe Eugenio di Savoia alla battaglia di Torino (1706), una targa con l'impresa di Diana di Poitiers, attribuita erroneamente al Cellini e, sopra tutte, le armi e armature appartenute ai Martinengo di Brescia, uscite dalla bottega dei Negroli.
Nel palazzo di Torino  conservata anche la Biblioteca Reale di cui fan parte preziosi disegni: tra questi il celeberrimo autoritratto di Leonardo vecchissimo e il codice Leonardesco del "Volo degli uccelli" che gi formava parte di un gruppo di 12 codici della biblioteca Ambrosiana, passati poi alla biblioteca dell'Istituto di Francia a Parigi. Questo, restato in propriet privata, fu donato alla Regina Margherita.
La Basilica di Superga.
 opera di Filippo Juvarra, costruita dal 1717 al 1731, ed , anzi, considerata la pi insigne dell'architetto messinese che s profonda orma impresse nell'edilizia piemontese del Settecento. Il monumento, a pianta centrale e preceduto da un alto pronao timpanato sorretto da colonne corinzie, appare elegante nella sua pur massiccia mole che si profila da lungi con la sua cupola snella, d'ispirazione michelangiolesca, fiancheggiata dai due campanili, sul cielo della collina.  il mausoleo dei Re di Sardegna e dei principi Sabaudi le cui tombe sono disposte nella cripta.
 TRAPANI
Il Museo Pepoli.
 sistemato nel convento dell'Annunziata e consta principalmente di tre fondi di provenienza diversa; l'antica Pinacoteca Comunale, la Galleria del generale Fardella, e le raccolte, da cui il Museo prende il nome, donate dal conte Pepoli. Comprende, oltre qualche oggetto di antichit, sculture del Rinascimento e del periodo barocco e, in particolare, dei diversi artisti della famiglia Gagini, pitture in prevalenza siciliane e napoletane dei secoli 17esimo e 18esimo, una ricca raccolta di maioliche trapanesi e, in genere, siciliane e prodotti di antica arte industriale locale (cammei incisi, argenterie, oreficerie, lavori in corallo, paramenti sacri, ecc.).
 TREVI
La Pinacoteca Civica.
Grande ancona dello Spagna con l'"Incoronazione della Vergine fra angeli e Santi" e due tavolette di predella (1522).
 TRENTO
Il Castello del Buonconsiglio.
Sacro alla memoria degli Italiani per il calvario degli Eroi trentini qui imprigionati e suppliziati durante la grande guerra, questo insigne monumento fu residenza dei Principi Vescovi fino al 1801 allorch il potere temporale del vescovado trentino, stabilitosi poco dopo il Mille, fu soppresso da Napoleone. Consta di pi costruzioni di tempi diversi: quella pi antica (Castelvecchio) risale al secolo 13esimo, rimaneggiata e ingrandita nella seconda met del Quattrocento; quella, che fu la pi suntuosa (il "Magno palazzo"), iniziata nel 1528 dal vescovo (poi cardinale) Bernardo Clesio; la terza, seicentistica, di unione delle due. Adibito a caserma dal Governo Austriaco, era nel corso dell'Ottocento caduto nel pi squallido abbandono da cui l'ha redento l'Italia dopo la liberazione del Trentino restaurando e mettendo in valore le forme architettoniche, gli stucchi, i ricchi soffitti dorati, gli affreschi: quelli di arte internazionale col ciclo dei Mesi nella torre dell'Aquila, quelli di Dosso Dossi, del Fogolino, e in specie del Romanino che tanta opera dette al Castello: tutto quanto era attestazione della grandezza e della magnificenza passata.
Col materiale gi di propriet comunale, con acquisti del Governo italiano e con oggetti restituiti dopo la Vittoria da Vienna, si  venuto costituendo nel Castello un Museo Nazionale ricco di prodotti di scavo, oreficerie classiche e medioevali, altari in legno, arredi sacri, collezioni numismatiche e araldiche, una singolare raccolta di stufe antiche e alcuni cospicui codici che sono saggio dei tesori della biblioteca Clesiana (particolarmente pregevoli: l'Evangelario purpureo del V sec., il Sacramentario della chiesa Trentina del IX secolo con sopra, per coperta, una valva di avorio Carolingio e, dentro, come fodera, lembi di una rara stoffa persiana figurata; i sette preziosissimi codici musicali trentini che rappresentano quasi un "corpus" della musica in occidente alla met del Quattrocento, ecc.).
Il Duomo.
Romanico e gotico si fondono in questa grandiosa fabbrica di bell'effetto pittorico per il giuoco delle linee e il tono dorato della pietra, iniziata nella prima met del secolo 12esimo, continuata e trasformata un secolo dopo da Adamo d'Arogno e dai collaboratori campionesi, poi con l'aggiunta della nave meridionale, e fin nel secolo 19esimo.
La facciata, a due torri di cui una sola costruita, cede in importanza al fianco sinistro adorno di una magnifica loggia, di energiche sculture romaniche nel portale e di un rosone scolpito recante nel centro la figura della Fortuna: "Ruota della fortuna". All'interno, a croce latina, a tre navate, con alti pilieri polistili gotici ma con archi a pieno centro, si nota il caratteristico motivo di due gradinate laterali coperte, salienti dalle navate minori alla cantoria. Anche nell'interno, saggi di scultura romanica.
Pregevolissimo il Tesoro, con oreficerie e cassette eburnee del secolo 13esimo, messali miniati, ricami, e la serie insigne dei sette arazzi acquistati dal cardinale Clesio a Colonia nel 1531; tra i pi ragguardevoli esemplari di arazzeria fiamminga di Peter van Aelst.
 TREVISO
Il Museo e la Pinacoteca Comunale.
Sono due istituti distinti di cui il primo contiene oggetti preistorici, marmi dell'antichit classica e medioevali, raccolte di arte applicata particolarmente di carattere regionale e la serie degli affreschi distaccati, con le storie di S. Orsola, di Tommaso da Modena e provenienti dalla demolita chiesa di S. Margherita: opere che, con altre di lui sparse altrove in Treviso (specialmente quelle della sala del capitolo in S. Nicol), rappresentano quasi per intiero l'attivit di questo caratteristico Maestro trecentista, tramite fra l'arte nostra e quella boema.
Nella Pinacoteca sono dipinti del Rinascimento, del periodo barocco, neo-classico e moderno, tra i quali sono notevoli una "Madonna col Bambino" di Giovanni Bellini, un bel ritratto di Dispensiere domenicano (1526) di Lorenzo Lotto, pi quadri di Paris Bordone, un ritratto di nobilomo di Alessandro Longhi.
 TRIESTE
Il Museo Civico.
Nei pressi della cattedrale di S. Giusto  la sede del museo civico di storia e d'arte che comprende materiale preistorico della regione e antichit greche, italiche e romane. Ricca  anche la sezione medioevale e moderna contenente raccolte diverse di ogni arte, dai mobili ai bronzi, dalle armi alle ceramiche, agli smalti, alle stoffe, alle oreficerie, in prevalenza istriane; ma in complesso il Museo  pi importante per quantit che per qualit. Cospicui sono il monetiere e il medagliere in specie per quanto riguarda la citt e regione triestina.
Il Museo Revoltella.
 una raccolta di arte moderna e contemporanea internazionale, ma prevalentemente italiana, il cui nucleo fu, col palazzo ove ha sede, lasciato in dono al Comune dal barone Revoltella alla sua morte nel 1869 e che va man mano accrescendosi con acquisti nelle mostre nazionali, in specie in quella Biennale di Venezia. Molti dei migliori artisti della seconda met dell'Ottocento italiano vi sono rappresentati e con opere bene scelte che fanno di questa raccolta una delle pi notevoli di arte moderna in Italia.
La Cattedrale di S. Giusto.
Sorge sulla parte alta della citt (il colle Capitolino) sopra i resti di un edificio romano, e consta di due chiese affiancate - pi tardi riunite - erette nel secolo XI: una dedicata a S. Maria Assunta, l'altra a S. Giusto. Sicch oggi risulta a cinque navate con tre absidi e una absidiola a destra cui corrisponde, dal lato opposto, la Cappella del Tesoro.
Il monumento venerando per antichit e perch simbolo di italianit e di redenzione dallo straniero,  giunto a noi, per le gravissime manomissioni operate nei secoli, in condizioni tali da aver perduto la maggior parte della sua antica veste decorativa. Con restauri complessi - forse troppi - si  cercato non solo di rimettere in luce l'antico, come si  fatto per gli elementi gotici della facciata, ma di completare e di ricostruire quel che era andato perduto, come nell'abside maggiore, decorata recentemente anche di un grande mosaico di Guido Cadorin. Invece, cos l'abside sinistra come il semicatino della destra (cio la centrale dell'antico S. Giusto) sono ancora fortunatamente ornati degli antichi e pregevolissimi mosaici dei secoli 12esimo-13esimo con la Madonna, Arcangeli e Apostoli, la prima: l'altro col Cristo, fra Santi, che calpesta i mostri. Nella stessa abside di destra affreschi trecenteschi con le storie di S. Giusto.
 UDINE
Il Museo Civico.
Allogato dopo la guerra 1915-'18 nel restaurato Castello cinquecentesco, comprende pi sezioni: una raccolta archeologica; quella di monete e medaglie cui si aggiungono una bella collezione di ambre, pietre dure, ori, e vetri incisi, e una ricca serie di disegni e incisioni dei secoli 16esimo-XIX; infine la Pinacoteca con pitture venete del Rinascimento e del periodo barocco fra le quali quella, nota, del Carpaccio col Cristo sgorgante sangue dal costato e angeli, e un quadro storico famoso del Tiepolo: il "Concilium in arena" (la seduta del Gran Consiglio dell'Ordine di Malta in cui fu rivendicato il diritto della nobilt friulana a parteciparvi).
Una notevole raccolta (lascito Marangoni) di pitture moderne dall'ultimo Ottocento ai giorni nostri.
 URBINO
Il Palazzo Ducale e
la Galleria Nazionale delle Marche.
(TAV. 43).
La grandiosa mole fu costruita negli anni 1465-74 (e poi completata nel secolo seguente) per incarico di Federigo da Montefeltro da Luciano Laurana, ampliando e trasformando una piccola fabbrica preesistente. La costruzione nuda e severa nella sua facciata principale,  aggraziata ed elegantissima in quella "dei torricini" in cui una serie di tre logge sovrapposte si snoda tra le svelte torrette coronate dalle cuspidi, ed  di una semplicit cristallina nelle linee della corte, gioiello del Palazzo. Malmenato e orbato di tanti tesori d'arte e di storia, le sue condizioni attuali non possono essere confrontate con la magnificenza d'un tempo; tuttavia una ricca decorazione marmorea si stende all'esterno e all'interno del Palazzo nelle finestre, nello scalone, nei portali, mentre squisite tarsie in legno adornano le porte. Stupende quelle che sotto un fastoso soffitto intagliato, dorato e policromo rivestono il celeberrimo Studiolo del Duca e che, opera di Baccio Pontelli e di Francesco di Giorgio Martini, compongono uno dei pi caratteristici interni rinascimentali.
Nel Palazzo hanno sede un museo che raccoglie numerosi oggetti d'arte: sculture, maioliche, oreficerie, armi, e la Galleria Nazionale delle Marche che soltanto verso la met del secolo scorso ebbe origine con la destinazione a Urbino dei quadri provenienti dai conventi, dalle chiese, dalle corporazioni soppresse. Fra le pitture di artisti, che quasi tutti lavorarono alla Corte d'Urbino ai servigi del Duca Federigo, sono da segnalare: la "Flagellazione", la "Madonna col Bimbo e due angeli" di Piero della Francesca, e una veduta prospettica a lui attribuita, la predella di Paolo Uccello col "Miracolo dell'Ostia", una mezza figura di Cristo benedicente ascritta a Melozzo da Forl, uno stendardo del Signorelli e uno di Tiziano, il primo con la "Crocefissione" e la "Pentecoste", il secondo (del 1544) col "Cenacolo" e la "Resurrezione", il ritratto di gentildonna conosciuto col nome della "Muta" e ceduto dalla Galleria degli Uffiz di Firenze, ritenuto da alcuni del Perugino ma, generalmente, opera del periodo fiorentino di Raffaello, un polittico di Giovanni Baronzio, firmato e datato 1345, pi opere di Giovanni Santi (tra cui la "Madonna con la famiglia Buffi" del 1489) e un gruppo di pale dell'urbinate Federico Barocci; infine, alcune delle figure degli "Uomini famosi" di Giusto di Gand e di Pedro Berruguete, che ornavano lo Studiolo del Duca e che erano finite nella Galleria Barberini di Roma, nonch - sempre di Giusto che molto lavor, anch'egli, nella Reggia - la pala con la Comunione degli Apostoli e, a destra, il Duca Federico, assistito da cortigiani, in conversari con l'Ambasciatore persiano.
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VARALLO,
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Il Sacro Monte.
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Il pi caratteristico dei santuar italiani  il Sacro Monte di Varallo: un colle sul quale il padre Bernardino Caimi, gi guardiano del Santo Sepolcro di Gerusalemme, fece costruire, alla fine del Quattrocento, cappelle che riproducevano i luoghi sacri della Passione di Cristo. L'opera fu continuata nel tardo Cinquecento per iniziativa di S. Carlo, che affid la costruzione delle restanti cappelle a Pellegrino Tibaldi e all'Alessi.
Disposte a raggera sul monte le 45 cappelle - la "Nuova Gerusalemme" - accolgono le figurazioni della vita e della Passione del Cristo.  questo il trionfo di Gaudenzio Ferrari (e della sua scuola rappresentata particolarmente da Fermo Stella) il quale vi appare, oltre che mirabile freschista, plastico vigorosissimo in grandi e originali composizioni scenografiche commiste di pittura e scultura.
L'opera di lui, che mostra altri cospicui saggi in tutte le chiese di Varallo, fu sul Sacro Monte continuata da altri scultori e pittori lombardi del tardo Cinquecento e Seicento (Tanzio da Varallo, Melchiorre Gilardini, seguace del Cerano, il Morazzone, ecc.).
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VENEZIA
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Le Gallerie dell'Accademia.
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Con gli Uffiz e Pitti a Firenze e con Brera a Milano questo Istituto forma il gruppo delle pi ricche Gallerie statali italiane e, come per Brera, le sue origini non risalgono al di l del periodo napoleonico, essendo state le soppressioni delle chiese e degli istituti ecclesiastici, operate dal Bonaparte, la fonte di gran lunga la pi importante delle sue raccolte, andate poi, a mano a mano, accrescendosi durante l'Ottocento.  una collezione composta quasi esclusivamente di pittura veneziana e veneta di terraferma di cui si pu seguire in modo compiuto il luminoso percorso dal Trecento all'Ottocento, segnato da opere di straordinario pregio.
Ha sede dall'origine sul Canal Grande nell'edificio di quelli che furono la Scuola, la Chiesa e il Convento della Carit, anzi appunto la parte superiore della chiesa, dimezzata al tempo di Napoleone, forma l'aula magna della Galleria. Fu interamente riordinata al ritorno delle opere che erano state asportate per sicurezza durante la prima guerra mondiale.
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S'apre con una grande sala di trecentisti veneziani e primitivi del principio del Quattrocento; poi, fra i dipinti pi noti e pi popolari, ricordiamo subito un tesoro: la cosidetta "Tempesta" di Giorgione, gi in casa Giovanelli, acquistata nel 1932, un gioiello del Mantegna: il piccolo "S. Giorgio", il "S. Girolamo" di Piero della Francesca, la pala di S. Giobbe e la "Madonna degli alberelli" nonch le famose figurazioni allegoriche di Giambellino, la "Processione in piazza S. Marco", del fratello Gentile, che fa parte della serie dei "Miracoli della Croce", la "Madonna" di Cosm Tura e lo "Sposalizio di S. Caterina" di Boccaccio Boccaccino, la pala con la "Vocazione degli Apostoli" del Basaiti, la "Parabola del ricco Epulone" di Bonifacio Veneziano, la "Incredulit di S. Tommaso" e la "Madonna dell'arancio" di Cima da Conegliano, la "Consegna dell'anello al Doge" di Paris Bordone, l'"Adamo ed Eva" del Tintoretto e il suo celeberrimo "Miracolo dello schiavo" (uno della serie dei quattro "Miracoli di S. Marco": degli altri tre, uno a Brera, e due qui), la colossale "Cena in casa di Levi" di Paolo Veronese, il tondo con l'"Invenzione della croce" del Tiepolo e il meraviglioso bozzetto dello stesso per la vlta degli Scalzi. Del Carpaccio, oltre il "Miracolo della Croce a Rialto" e la "Presentazione di Ges al tempio",  una sala intiera con le storie di S. Orsola (tra cui la scena celeberrima del "Sogno"); di Tiziano, oltre il "S. Giovanni Battista" e oltre la terrificante "Deposizione" - l'ultimo suo quadro, lasciato incompiuto -  la grande tela con la "Presentazione al tempio" (la "Piccola Maria", come  popolarmente chiamata), dipinta nel 1538 per la Scuola della Carit e ancora al suo posto originale nella sala dell'Albergo. La sala  famosa anche per il suo antico fastoso soffitto azzurro e oro e si adorna di due sfavillanti opere: la "Giustizia fra gli Arcangeli", di Jacobello del Fiore, firmata e datata 1421, e il trittico di Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna, nonch di due capolavori di oreficeria tornati da Vienna dopo la Vittoria, merc la Convenzione Italo-Austriaca del 4 maggio 1920: il reliquiario bizantino, un tempo appartenuto a Irene Paleologa, imperatrice d'Oriente, poi donato al card. Bessarione, e la croce di cristal di rocca e argento, gi nella chiesa di S. Teodoro, opera squisita della prima met del Quattrocento, attribuita, ma congetturalmente, ai Da Sesto.
Le Gallerie comprendono anche un gruppo di antichi disegni.
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Il Palazzo Ducale.
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Originalissimo e fastosissimo palazzo, centro del Governo della Repubblica, dimora del Doge e sede delle pi alte magistrature politiche, amministrative e giudiziarie, vide fra le sue pareti istoriate i pi importanti avvenimenti dello Stato, e compendia nella sua vita secoli della storia gloriosa della Serenissima. Cominci a sorgere l'attuale fabbrica, divenuta esempio stupendo, e il pi tipico, di architettura di fiorito gotico veneziano, nel secolo 14esimo con l'ampliamento di un preesistente edificio bizantino del secolo 12esimo, il quale a sua volta sostitu una primitiva dimora dogale fortificata del secolo IX, attigua alla Basilica. Era quella l'ala destra del palazzo, che fronteggia il molo: ma nel 1424 con lo stile di quella prima ala, era ricostruita la parte che affaccia sulla Piazzetta. E dal momento delle due ricostruzioni  tutta una schiera dei pi insigni scultori e pittori veneziani e non veneziani ad arricchire l'esterno e l'interno della magione, con i pi smaglianti fiori della loro arte, con opere di cui purtroppo le pi antiche - e non quelle sole - (del Guariento, di Gentile da Fabriano, del Pisanello, dei Bellini, del Carpaccio...) non sono giunte a noi se non in ricordo a causa degli incendi e dei rimaneggiamenti di cui fu vittima il palazzo.
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Poggiano all'esterno le due fronti su un lungo porticato sovrastato da una grande loggia ornata di un merletto di trafori: sulla loggia, l'alta muraglia con paramento di riquadri marmorei bianchi e rossi, forata dai finestroni archiacuti e, al centro, da due grandiosi balconi gotici dei quali quello verso il Molo, di Pietro Paolo delle Masegne e suo nipote Paolo (1404). Rilievi trecenteschi e quattrocenteschi di artisti veneziani e fiorentini con scene del Vecchio Testamento e con rappresentazioni simboliche decorano le facciate e i suoi angoli, mentre nella maggior parte allegoriche sono le figurazioni dei trentasei capitelli del portico a pianterreno con i Viz, le Virt, i Pianeti, le Et dell'uomo, i Mesi, i Mestieri, ecc. A completare la decorazione della facciata verso la Piazzetta s'apre il pi grandioso portale del gotico fiorito veneziano, la cosidetta Porta della Carta, capolavoro del padre e figlio Bon (1441). All'interno della corte un altro superbo monumento di architettura e scultura veneziana: la grandiosa scenografia dell'arco Foscari, tutto popolato di intagli e di statue, che, iniziato in forme gotiche dai Bon, fu compiuto qualche decennio dopo per opera forse del Bregno e di A. Rizzo il quale, comunque, lasciava entro nicchie due stupende statue - di Adamo ed Eva(173) - divenute famose. In faccia, la Scala dei Giganti che dal loggiato s'apre nella corte e sul cui ripiano, fra le due colossali statue del Sansovino, era incoronato il Doge: costruzione di nobilissima suntuosit di Antonio Rizzo, cui si deve anche la facciata della corte stessa, dalla quale scende la scala: opera continuata da Pietro Lombardo e arricchita delle sue decorazioni.
Dare un cenno anche solo delle principali opere d'arte del palazzo Ducale  impresa assai ardua; pertanto il cenno pu essere limitato alle sale pi famose e ai cicli pittorici che le adornano, al secondo e al terzo piano, cui si accede per la Scala d'oro splendente di stucchi in bianco e oro di Alessandro Vittoria.
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Al secondo piano:
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La Sala del Maggior Consiglio. - Vi si adunava la grande assemblea, formata di soli Nobili dopo la "Serrata" avvenuta nel 1297. Immensa sala decorata dal pi fantastico soffitto d'oro entro cui sono pitture storiche e allegoriche, relative a Venezia, di Paolo Veronese, del Tintoretto, di F. Bassano, di Palma giovane. Nel centro, la "Glorificazione di Venezia" di Paolo Veronese. Attorno alle pareti, in alto, ritratti di Dogi, di Domenico Tintoretto. Nella parete di fondo la vastissima e celeberrima tela col "Paradiso" di Jacopo Tintoretto; nelle altre, scene della leggenda di Papa Alessandro terzo e di Federico Barbarossa, del Tintoretto e scolari, di seguaci di Paolo Veronese, dei Bassano, Zuccari, ecc.
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La Sala dello Scrutinio. - Vi si scrutinavano i voti per le elezioni delle cariche, ed ha un arco trionfale eretto nel 1694 in onore del doge Francesco Morosini, il Peloponnesiaco, e cinque grandi tele per parete con scene di battaglie in sostituzione di quelle del Pordenone e del Tintoretto andate distrutte.  di Jacopo Tintoretto la "Presa di Zara".
La Sala del Guariento. - Conserva i resti del grande affresco del Guariento rappresentante il Paradiso, gi dipinto nel luogo dove, dopo l'incendio del 1577, il Tintoretto esegu lo stesso soggetto.
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Al terzo piano:
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La Sala delle quattro porte. -  ricca di stucchi, abbellita di quattro monumentali porte decorate di sculture e con soffitto adorno di tre affreschi mitologici del Tintoretto. Fra le pitture delle pareti: il "Doge Grimani inginocchiato dinnanzi alla fede" di Tiziano, e un'opera squisita di Tiepolo con Venezia che riceve da Nettuno i doni del mare.
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L'Anticollegio. - Ha quattro capolavori del Tintoretto (1578): "Bacco e Arianna", "Minerva che protegge la pace", la "Fucina di vulcano", "Mercurio e le Grazie" e un'altra tela, notissima, di Paolo Veronese: il "Ratto d'Europa".
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Il Collegio. - Si direbbe oggi la sala di rappresentanza del Governo e segna l'apoteosi del Veronese con un soffitto superbo, per ricchezza di intagli e di ori, adorno di un ciclo di undici tele di Paolo con allegorie della potenza e delle virt politiche veneziane: la Fedelt, la Ricompensa, la Moderazione, ecc. Alle pareti, dipinti votivi dei Dogi, dei quali alcuni del Tintoretto; sul tribunale del Collegio, un altro capolavoro di Paolo: il "Doge Sebastiano Venier inginocchiato dinanzi al Cristo in gloria e Agostino Barbarigo col vessillo crucigero" e, di faccia, il "Doge Andrea Gritti dinanzi alla Vergine fra Santi" di Jacopo Tintoretto.
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La Sala del Senato, o dei Pregadi. - La sala, cio, della schiera di Nobili un tempo "pregati" dal Doge di consigliarlo. Sul tribunale: la grande tela col "Cristo morto adorato dai Dogi Lando e Trevisan assistiti da Santi" del Tintoretto e scolari: nelle pareti e nel soffitto, allegorie ed episod storici di Venezia, di Palma giovine, di Marco Vecellio, dell'Aliense, ecc.
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La Sala del Consiglio dei Dieci. - Conserva tele dell'Aliense e del Bassano e, nel soffitto, due fra le pi note pitture del Veronese: il "Vecchio e la giovane" e "Giunone che offre il corno ducale a Venezia".
Anche al terzo piano  l'armeria, che contiene non solo un'importante collezione di armi messe insieme per un'eventuale difesa del Palazzo, ma una singolare raccolta di armature, trofei di vittorie, cimel storici guerreschi, istrumenti di tortura, ecc.
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Altre opere insigni da menzionare, esistenti in palazzo sono: la statua della Madonna con i due Putti, firmata da Jacopo Sansovino, nella chiesetta presso la sala del Senato; l'altorilievo del doge Loredan dinanzi alla Vergine, di Pietro Lombardo, nella sala degli Scarlatti; il grande leone alato, del Carpaccio, nell'appartamento del Doge; l'affresco con S. Cristoforo, di Tiziano, su una parete di certa scaletta segreta; la "Piet" di Giambellino - l'unica sua opera nel Palazzo - con aggiunte del Tintoretto e il "Cristo resuscitato adorato dagli Avogadori", pure del Tintoretto, nelle sale di questa magistratura al primo piano.
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Le Procuratie e il Museo Correr.
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Di tre tempi sono i palazzi delle Procuratie (le abitazioni dei Procuratori) che inquadrano la piazza S. Marco: quelle Vecchie, sul lato sinistro, con duplice ordine di logge su portici, costruite nel secondo quindicennio del Cinquecento e terminanti verso la Basilica con la famosa torre dell'orologio edificata pochi decenn prima: quelle Nuove, dal lato opposto, costruite nel 1586 dallo Scamozzi (e terminate nel 1640 dal Longhena) sul modello - e con un piano in pi - della Libreria Sansoviniana che risvolta il palazzo verso la Piazzetta e che  il capolavoro dell'architettura del Maestro; quelle Nuovissime, di fronte alla Basilica, sorte per volont di Napoleone sulla demolita chiesa di S. Gemignano, riprendendosi il motivo architettonico delle Nuove.
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Nelle Procuratie Nuove, a fianco degli appartamenti Reali, ha sede il Museo Correr. Denominato dal patrizio Teodoro Correr, che ne fu il fondatore, appartiene alla citt di Venezia ed  istituto ricchissimo ed importantissimo per la conoscenza dell'arte, della storia, del costume, della vita veneziana. Contiene cospicue raccolte di pittura e di scultura, di mobili, armi, stoffe, piante della citt e della laguna, avor, disegni e stampe, legni, metalli, maioliche, stemmi, miniature, cimel di ogni genere, riferentisi alla storia della Repubblica e delle sue istituzioni, paramenti, costumi, trofei di guerra; e le raccolte sono integrate da interessanti ricostruzioni di ambiente. Tra le pitture pi pregevoli e pi note (oltre alcune tavole di trecentisti e particolarmente di Paolo Veneziano) sono il "Cristo morto" di Giambellino e una tavola con lo stesso soggetto di Antonello da Messina, la "Trasfigurazione", la "Crocefissione" e la "Madonna" gi di propriet Frizzoni, pure di Giambellino, le cosidette "Due cortigiane" del Carpaccio e la "Visitazione" dello stesso, della serie delle pitture per la Scuola degli Albanesi(174), la "Piet" di Cosm Tura, il ritratto ferrarese, gi attribuito ad Ansuino da Forl e ora ritenuto prossimo a Francesco del Cossa, una predella di Jacopo Bellini, i ritratti dei Dogi F. Foscari e D. Mocenigo di Gentile Bellini, ritratti del Tintoretto, ecc.
Fra le sculture: busti in terracotta e bronzi di Alessandro Vittoria, il "Dedalo e Icaro" di Canova e tutta una bella raccolta di pezzi, finemente scolpiti, del Morleiter.
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La Ca' d'oro e la Galleria Franchetti.
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La "Casa d'oro" cosidetta dalle dorature e dalla policromia che ne avvivarono un tempo la marmorea facciata,  il pi lussuoso esempio di edificio privato gotico veneziano del Quattrocento, ed  una delle pi pure gemme del Canal Grande. Il palazzo, fatto costruire da Marino Contarini tra il 1420 e il 1434 ad opera di pi artisti sotto la direzione dei lombardi Matteo Raverti e Marco di Amadio e dei veneziani Bon, consta di tre piani comprendenti ciascuno un'amplissima galleria, che affaccia sul Canal Grande con un atrio, a cinque arcate, nel pianterreno, e con logge esafore, agli altri due piani; logge che, col sovrastante ricco ed elegante traforo marmoreo, con i balconcini ai lati, col merletto delle decorazioni e col fantastico, frastagliato coronamento merlato, dnno alla mirabile facciata un aspetto di aerea e vaga preziosit.
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Dall'ultimo proprietario privato, il barone Giorgio Franchetti, che nel frattempo aveva condotto nel palazzo importanti restauri per ricondurlo all'aspetto primitivo e l'aveva fornito di opere d'arte: pitture, sculture, arazzi, mobili e tappeti, era nel 1916 donato l'edificio allo Stato che in un secondo tempo riceveva in dono le raccolte, arricchito notevolmente, in seguito, anche di opere d'arte di propriet governativa tra cui il cospicuo medagliere del Museo archeologico. Fra le cose pi squisite delle collezioni sono: la tempera con S. Sebastiano, a figura intera, opera tarda e vigorosissima di Andrea Mantegna, dipinta per il card. Scipione Gonzaga, l'"Annunciazione" e la "Morte della Vergine" del Carpaccio della serie dei sei quadri dipinti per la scuola degli Albanesi(175), la "Madonna delle ciliege" di Boccaccio Boccaccino, la "Madonna del palmizio" di Giambellino, una pala con la Madonna tra Santi e i committenti Pesaro, di Benedetto Diana, del 1486, la "Venere dormente" di Paris Bordone, ritratti di Jacopo e Domenico Tintoretto, uno a figura intera di un Brignole, di Van Dyck, busti del Vittoria, bronzi del Riccio e dell'Antico, sculture dei Lombardo, ecc.
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La Galleria Querini Stampalia.
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Fondazione del Conte Giovanni Querini Stampalia, il quale nel 1868 lasciava alla sua citt il palazzo cinquecentesco, la biblioteca e la Galleria. Questa  disposta in sale del secondo piano che conservano il carattere di antico appartamento del secolo 18esimo, e si adorna di numerosissimi dipinti, prevalentemente seicenteschi e settecenteschi, fra i quali il nobile ritratto di Francesco Querini di Palma Vecchio, e i due, giganteschi, a figura intiera, uno del procuratore Giovanni Querini di G. B. Tiepolo, l'altro, del senatore Daniele Dolfin, di Alessandro Longhi, entro maestose e singolari cornici del tempo, la "Sacra Conversazione" di Paris Bordone, il tondo con la "Nativit" di Lorenzo di Credi, l'"Incoronazione della Vergine" (1372) di Caterino Veneziano, e un copioso gruppo di piccoli quadri di Pietro Longhi con i "Sacramenti" e scene di costume veneziano; particolarmente pregevoli, il bellissimo ritratto della Famiglia Sagredo e la serie della "Caccia in palude", gi della collezione Don delle Rose. Interessanti, ma solo come documentazione della caratteristica vita della citt, una settantina di vedute di Gabriele Bella, pittore del secolo 18esimo.
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Il Museo del Seminario.
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Trovasi nel palazzo (del Longhena) del Seminario e comprende una notevole raccolta - sistemata in un lato del chiostro - di lapidi e di sculture romane e medioevali formata di pezzi provenienti da chiese e da conventi, alcune sculture del Rinascimento, tra cui un tabernacolo Lombardesco con l'"Adorazione dei pastori", e la Pinacoteca messa insieme da Federico Manfredini da Rovigo tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento e recentemente riordinata. Principale ornamento della Galleria  la tavola con "Apollo e Dafne", rara opera ritenuta di Giorgione e, con questa, sono degne di nota una "Sacra Famiglia di artista lombardo (probabilmente Boltraffio) su disegno di Leonardo, un dittico di Filippino Lippi col "Noli me tangere" e la "Samaritana al pozzo". Un'intiera saletta  destinata a cinque bellissimi busti, in terracotta, del Vittoria tra cui quello, firmato, di Pietro Zen.
Nell'oratorio un altare e due altre sculture di scuola dei Lombardi e, nell'andito del refettorio, un bel lavabo, pure Lombardesco, recante nella lunetta una Madonna col Bambino, verosimilmente di Pietro Lombardo.
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Il Museo del Settecento a Palazzo Rezzonico.
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Il Palazzo Rezzonico sul Canal Grande - oggi propriet del Comune di Venezia -  una grandiosa costruzione seicentesca del Longhena compiuta un secolo dopo nel secondo piano da G. Massari. Ricco com' di solenni sale e adorno di grandi affreschi di Jacopo Guarana, di Giovanni Crosato e di G. B. Tiepolo (che sulla vlta della sala del trono espresse la glorificazione di casa Rezzonico protettrice delle arti e delle scienze e, su un'altra, rappresent allegoricamente le nozze di Ludovico Rezzonico e Faustina Savorgnan, con gli sposi condotti sulla quadriga del Sole verso un eroe della loro Casa), forma la pi adatta cornice al Museo del Settecento veneziano, composto di pitture, mobili, specchi, arazzi, costumi e varia suppellettile artistica, provenienti nella massima parte dal Museo Correr. Fra le pitture sono una allegoria del Tiepolo con la "Fortezza e la Sapienza", gi nella collezione Don delle Rose, collocata come soffitto in una delle sale, un'altra proveniente da palazzo Pesaro con "Zefiro e Flora" e il piccolo "Martirio di S. Agata", pure del Tiepolo, numerose tele del Longhi e di Rosalba, altre attribuite a Domenico Tiepolo, al Canaletto e al Marieschi, il "Ridotto" e il "Parlatorio delle monache" ritenuti di Francesco Guardi e poi riconosciuti, in specie sulla base del disegno firmato, opere del fratello maggiore Giovanni Antonio, gli affreschi di Domenico Tiepolo gi nella villa dei Tiepolo a Zianigo con scene di vita popolare, vita galante, pagliacci e saltimbanchi. Inoltre vi sono conservati arazzi e mobili suntuosi gi nella collezione Don delle Rose; gli stucchi e il salotto laccato di casa Calbo Crotta; sculture e mobili in legno del Brustolon; la ricostruzione dell'antica farmacia di San Stin; un teatro di marionette; infine bellissimi disegni dei due Tiepolo, del Longhi e soprattutto del Guardi.
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La Galleria Internazionale d'arte moderna.
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 ospitata al secondo piano del seicentesco palazzo Pesaro sul Canal Grande, superbo edificio del Longhena con grandiose facciate a tre ordini, vasto androne, ampie scalee, nobilissima corte cinta di loggiati, e soffitti decorati da frescanti del tempo, tra cui G. B. Pittoni.
Fondata poco dopo la prima Esposizione internazionale d'arte a Venezia (1895) col fine di dotare la citt di una istituzione permanente che, rispecchiando quelle mostre, formasse a poco a poco un completamento della Galleria Nazionale d'arte moderna di Roma, si  venuta arricchendo, in questi cinquant'anni, di opere di pittura, scultura e bianco e nero cos italiane che straniere, di provenienza diversa, ma specialmente merc acquisti fatti in quelle Biennali. In tal modo  stata messa in grado di dare un'idea, anche se tutt'altro che compiuta, dell'arte in Europa e nel Nord America tra la fine dell'Ottocento e il principio del Novecento e dell'arte veneta dagli inizi dell'Ottocento in poi, giacch da qualche anno le si  aggiunta anche tale sezione retrospettiva veneziana.
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Cedute nel 1938 le opere italiane - meno le venete - alla Galleria d'arte moderna di Roma che ha consegnato in cambio le straniere di sua propriet, questo istituto ha finito per essere dedicato esclusivamente all'arte straniera, con la citata eccezione delle pitture venete (tra cui una sala intiera di opere di Guglielmo Ciardi) e di un gruppo di sculture di Medardo Rosso.
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Fra i nomi di maggiore importanza: i francesi Fantin Latour, Simon, Cottet, Besnard, Bianche, Mnard, La Touche, gli scultori Rodin, Bourdelle; i britannici Lavery, Brangwyn, East; i tedeschi Lenbach, Leibl, Stuck, Liebermann, Klimt; gli spagnuoli Fortuny, Sorolla, Zuloaga e Anglada; i russi Repine e Maliavine (questi col notissimo "Riso" esposto a Venezia nel 1901), lo scultore Troubetzkoy; i belgi Courtens, Laermans e lo scultore Meunier; l'olandese Mesdag, ecc. Notevolissimo il gruppo delle proprie acqueforti donate a Venezia dal Whistler nel 1897.
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La Basilica di S. Marco.
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Per ricchezza di storia e splendore d'arte  forse il pi suntuoso e suggestivo tempio della Cristianit. Chiesa della Repubblica di Venezia, fu il sacrario dello Stato e riassunse e simboleggi le aspirazioni di potenza del popolo delle lagune che verso di essa appunt per secoli la sua sede, la sua arte, la sua sete di gloria, il suo desiderio di bellezza.
Vlta a oriente sulla piazza famosa, sorse la Basilica d'oro, di una stupefacente dovizia di mosaici e di marmi preziosi, su una preesistente chiesa del secolo X (che a sua volta era rimaneggiamento di altra semidistrutta del secolo IX), tra il 1063 e il 1094, e - ispirata dall'Apostoleion in Costantinopoli -  monumento di arte bizantina; ma vi si vennero innestando elementi costruttivi e ornamentali romanici e poi gotici e si venne tanto arricchendo di opere d'arte in ogni tempo, dalla sua origine al Seicento, che oggi S. Marco  un complesso architettonico e decorativo dei pi diversi stili i quali vi si fondono miracolosamente raggiungendo il pi alto diapason di armonica magnificenza.
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La chiesa  a croce greca a tre navate, di cui le minori sorreggenti gallerie, sovrastata da cinque cupole, una sul centro, una su ciascuno dei quattro bracci dei quali quello vlto verso la piazza  circondato - oggi, solo per due lati - da un grande atrio e, per il terzo, dalla cappella del Battistero.
La facciata  a due ordini di cinque arcate ciascuna, quelle inferiori approfondite in nicchioni e coperte da una terrazza su cui scalpitano affiancati i quattro famosi cavalli di bronzo dorato di arte ellenistica, provenienti da Costantinopoli e qui collocati alla met del secolo 13esimo. I portali dei nicchioni, ed in ispecie quello centrale, dorati e policromi, lavorati come pezzi di oreficeria, sono adorni di sculture del secolo 13esimo con i Mesi, con i Mestieri, con le Virt, ecc., e recano nei lunettoni mosaici che, meno uno col "Trasporto del corpo di S. Marco", sono soltanto rifacimenti della serie eseguita nel secolo 12esimo. Seicentistici sono anche i mosaici che adornano i lunettoni delle arcate superiori, sovrastate da un fioritissimo coronamento gotico e intramezzate da edicole cuspidate, opera di artisti veneziani e dei fiorentini Lamberti.
Dall'atrio, interamente rivestito di marmi policromi e, nelle sei cupolette e nelle vlte, da mosaici illustrativi dell'Antico Testamento che nella quasi totalit sono ancora quelli originar di arte veneto-bizantina dei secoli 12esimo-13esimo, si accede all'interno per pi porte di cui una (di "S. Clemente") con battenti bizantini del secolo 11esimo, in bronzo con agemina in argento, ed altra (la centrale) di arte veneto-bizantina, del secolo 12esimo, ad imitazione della prima.
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L'interno  tutta una gloria di mosaici che al disopra del rivestimento marmoreo ricoprono pareti, vlte, cupole, archi e pennacchi. I mosaici sono in gran parte ancora quelli dello stupendo ciclo originario bizantino dei secoli XI-13esimo; numerosi furono rifatti nei secoli 16esimo-17esimo su cartoni di Maestri veneziani da Tiziano a Tintoretto, da Palma giovane a Pietro Vecchia, al Padovanino, e rappresentano, oltre scene della vita del Cristo e della Madonna, i pi diversi fatti e figure del Nuovo Testamento. Altri mosaici dei secoli 13esimo-15esimo (fra i quali un ciclo dovuto a Giambono, e fors'anche ad Andrea del Castagno e Mantegna, orna la vlta della cappella dei Mscoli) decorano il Battistero e le cappelle che, come l'interno della chiesa, si abbelliscono di infinite opere d'arte specialmente di scultura a ornamento di altari, porte, cibor e plutei, di monumenti funebri tra cui quello gotico di Andrea Dandolo (nel Battistero) e l'altro cinquecentesco in bronzo del card. Zen, di A. Lombardo, Leopardi e Savin (nella cappella Zen).
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In fondo alla crociera vigilata agli spigoli da quattro angioli dorati - eroiche figure jeratiche, di arte probabilmente romanica - e affiancata da due amboni di marmi preziosi, uno poligonale e l'altro formato da due pergami sovrapposti, uno per l'Epistola, l'altro per il Vangelo, sorge la solenne iconostasi anch'essa di marmi policromi, sovrastata dalle figure della Vergine, di S. Giovanni Evangelista e dei dodici Apostoli, scolpite nel 1394 da Jacobello e Pier Paolo delle Masegne. Dietro: l'altare maggiore col corpo del Santo, protetto da un baldacchino che sorreggono quattro colonne di alabastro orientale, tutte istoriate, con scene, concluse entro arcate sovrapposte in nove ordini di rilievi, raffiguranti episod della vita del Cristo e della Madonna, rilievi in parte della prima et d'oro bizantina, I sec., in parte forse posteriori, di straordinaria importanza per gli elementi iconografici di molte rappresentazioni, tratti dagli Evangeli apocrifi. .
Sull'altare  uno smagliante capolavoro di oreficeria, nella parte ornamentale, gotico-veneziana: la cosidetta pala d'oro. Un grande rettangolo formato da placche d'oro e d'argento tempestate di gemme e adorno di cinque ordini di smalti con scene e figure del Nuovo Testamento: smalti, in parte, bizantini del decimo-12esimo secolo che sono fra le opere pi squisite della seconda et d'oro e che furono tratti da una precedente pala a formare quella attuale - doge Andrea Dandolo, nel 1345 - insieme con altri smalti veneziani dei secoli 13esimo-14esimo.
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Il Tesoro. - Sebbene non rappresenti se non i resti di ci che fu il Tesoro di S. Marco,  una raccolta eccezionale di oreficeria bizantina e anche veneziana.  stato di recente riordinato con molto decoro nell'antico locale rivestito di marmi policromi e contiene croci, reliquiar, coppe, teche, ampolle, patene, calici, cimel di metalli preziosi, di arte vetraria e lavori in pietra dura. Di particolare pregio storico artistico sono quattro icone di lamine d'oro a sbalzo, ornate di finissimi smalti dei secoli X-XI e la cosidetta cattedra di S. Marco, in marmo, con rappresentazioni simboliche (VII sec.).
Il Museo Marciano. -  al piano superiore della Basilica, e contiene oggetti d'arte che si riferiscono alla storia del monumento, arazzi pregevolissimi, corali miniati, tappeti, merletti, e pitture tra cui gli sportelli dell'antico organo con figure di Santi di Gentile Bellini.
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I Frari.
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La chiesa di S. Maria Gloriosa dei Frati Minori, esempio tipico di architettura gotica francescana, fu costruita su una preesistente piccola chiesa duecentesca durante un secolo a partire dal 1340. Tutta di rosso mattone, divisa in tre navate, formata a croce latina con ampia abside centrale e sei laterali, con coro limitato dal suo recinto marmoreo, colma di monumenti e di opere d'arte, essa suscita nel visitatore per l'insieme grandioso e ricchissimo un'impressione di ammirato stupore. Sull'altare maggiore trionfa l'"Assunta" di Tiziano (1518) che segna una data storica nello svolgimento della pittura del Vecchio, e cui risponde, dalla navata sinistra, sull'altare dell'Immacolata, un altro capolavoro del Maestro: la "Madonna di casa Pesaro" (1526). In sacristia il famoso trittico di Giambellino (firmato e datato 1488) con la Madonna e il Bimbo fra Santi, nella stupenda cornice originale di Jacopo da Faenza e la serie della "Via Crucis" dipinta da Gian Domenico Tiepolo. Tre statue mirabili: il "S. Giovanni" di Jacopo Sansovino; il "S. Giovanni" (in legno) di Donatello; il "S. Girolamo" di Alessandro Vittoria. E tra i monumenti funebri: l'arca, del pi ricco gotico fiorito, del Beato Pacifico, quello del doge Francesco Foscari dei fratelli Antonio e Paolo Bregno, quello di Jacopo Marcello di scuola dei Lombardo, il solenne mausoleo del doge Nicol Tron, ideato, e in parte eseguito, da Antonio Rizzo; infine quel noto e macchinoso saggio di arte barocca veneziana che  il sepolcro del Doge Giovanni Pesaro, opera di architettura del Longhena e di scultura del sassone Barthel. Entro la citata cortina marmorea del coro, composta di un duplice ordine di mezze figure di Santi e di Dottori e coronata da statue di Apostoli - opera di gotico fiorito della bottega dei Bon continuata (1475) da Pietro Lombardo e aiuti -  un altro mirabilissimo lavoro: gli stalli lignei intagliati e intarsiati da Marco Cozzi, firmato e datato 1468.
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La Chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo (S. Zanipolo).
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Questo magnifico tempio dell'Ordine Domenicano celebra a Venezia le grandi glorie politiche e militari della Repubblica poich quivi la Signoria volle sepolti e Dogi e Capitani e illustri cittadini che intese particolarmente onorare.
Sorto a poco a poco dalla met del secolo 13esimo al principio del Quattrocento  a croce latina con tre navate e abside fornita di quattro cappelle per parte, ed ha nella facciata, incompiuta, un fastoso portale fiancheggiato da arcate con entro sepolcri di Dogi: nell'insieme , all'interno, d'una audace e austera grandiosit strutturale che fa di S. Zanipolo un esempio tra i pi splendidi di architettura ogivale e che si addice mirabilmente all'ufficio assegnato al tempio dalla storia. Fra gli antichi mausolei che adornano la chiesa - in parte erttivi, in parte trasportativi da altre chiese - sono particolarmente da segnalare: quelli di carattere gotico dei dogi Marco Corner, Antonio Venier, Michele Morosini, Tomaso Mocenigo, quelli quattrocenteschi dei dogi Pasquale Malipiero, Pietro Mocenigo e Nicol Marcello, tutti e tre di Pietro Lombardo, del doge Andrea Vendramin (di Alessandro Leopardi, con sculture di Antonio e Tullio Lombardo), quelli cinquecenteschi del senatore G. Battista Bonzio, del doge Giovanni Mocenigo, del generale Nicola Orsini, ecc.
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Al numero e al pregio dei monumenti architettonici e sculturali non risponde in S. Zanipolo altrettanta ricchezza di pittura, se se ne eccettuino, oltre opere minori, un capolavoro del Piazzetta: la tela, infissa nel soffitto della cappella del Sacramento, nella quale il Maestro celebr in una composizione piena di vigore e di colore la Gloria di S. Domenico, un polittico con tre Santi, la "Piet" e l'"Annunciazione", ora ritenuto della giovinezza del Giambellino, e la pala con S. Antonio che distribuisce elemosine, di Lorenzo Lotto.
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Due tesori di pittura della chiesa, collocati provvisoriamente nella cappella del Rosario, sorta a ricordo di Lepanto e con l'opera di Alessandro Vittoria, andarono perduti nell'incendio dell'agosto 1867 che distrusse la cappella stessa, una "Madonna con Santi" di Giambellino e l'"Uccisione di S. Pietro (Domenicano)" di Tiziano, pittura tanto ammirata da essere giunta a noi in innumerevoli copie. La cappella  stata in questi ultimi decenn restaurata, s da potere accogliere i resti dalla catastrofe e adornata con tre grandi tele ovali di Paolo Veronese - l'"Assunzione", l'"Annunciazione" e l'"Adorazione dei pastori" - un tempo nella chiesa dell'Umilt alle Zattere, poi portate a Vienna, quindi restituite dall'Austria dopo la Vittoria merc la convenzione Italo-Austriaca del 1920.
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La Chiesa di S. Maria dei Miracoli.
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Fra un dedalo di viuzze poco lungi dal tempio dei Ss. Giovanni e Paolo appare improvviso questo purissimo gioiello del Rinascimento veneziano, il quale meglio che una chiesa sembra un prezioso cofano incrostato di gemme.
 una chiesina della fine del Quattrocento (1489), costruita da Pietro Lombardo e scolari, tutta rivestita di ricchi marmi colorati e con la fronte e i fianchi a due ordini: l'inferiore, a finto portico; il superiore, a finta loggia; e la facciata sovrastata da un grande e caratteristico frontone semicircolare che per intiero l'abbraccia. Anche l'interno, a una nave, con la cappella dell'altar maggiore assai sopraelevata,  tutt'un intarsio di marmi policromi cui dnno rilievo squisiti intagli e sculture nel fregio, nelle balaustre, nelle tribune, nei pilastri del coro pensile. Sul vivacissimo insieme canta l'oro della vlta divisa in cassettoni con entro Profeti e Patriarchi dipinti da Pier Maria Pennacchi e suoi collaboratori.
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La Chiesa di S. Sebastiano.
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Nello stesso volgere di anni in cui Paolo Veronese conduceva nelle ville palladiane di Daniele Barbaro a Masr e di Leonardo Emo a Fanzolo, con la collaborazione di B. Zelotti, festose e gustose decorazioni mitologiche e profane che per non valgono a rivelarci, anche per il loro stato di conservazione, tutta la misura del suo genio, in questa chiesa veneziana egli si ergeva imperituro monumento.
Non il tardo "S. Nicola" di Tiziano, n il sepolcro Podocataro del Sansovino, n le sculture del Vittoria o di T. Lombardo valgono a darle fama, bens i gruppi di pitture che, a pi riprese dal 1555 al 1565, Paolo vi esegu nel pieno vigore della sua arte e con espertissimo magistero nello sviluppo delle composizioni e nello smagliantissimo colore.
Nella cappella del coro: all'altare, la "Madonna in gloria con S. Sebastiano" e, ai fianchi, il "Martirio del Santo" e quello dei Ss. Marco e Marcellino.
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Sul soffitto dell'unica navata, in tre grandi tele di un riquadro centrale e di due ovali laterali, le Storie di Ester col "Trionfo di Mardocheo", "Ester condotta ad Assuero", "Ester dinanzi ad Assuero".
Ancora: gli sportelli dell'organo con la "Purificazione della Vergine" e la "Piscina probatica"; nella vlta della sacristia: pannelli sacri. E particolarmente interessanti, nel coro superiore, due affreschi col Giudizio e il Martirio di S. Sebastiano.
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La Basilica della Salute.
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Tempio fra i pi noti, in Venezia e fuori, per la sua possente architettura nella quale alla met del Seicento Baldassare Longhena sfoggi una fantasia cos esuberante e ricca d'invenzioni, sebbene, al tempo stesso, misurata, da non trovare riscontro nelle altre opere delle quali popol la citt dandole una veste, anche in quel periodo, inconfondibile.
La Basilica, che  fra le pi monumentali e tipiche del Barocco,  a pianta centrale (ottagonale) sormontata dalla mole gigantesca della cupola che poggia su un tamburo rafforzato da enormi caratteristiche volute appaiate ("orecchioni"). Ricchi prospetti architettonici - suntuosissimo quello del lato di facciata - ornano in giro il tempio che anche all'interno, col giuoco delle sue arcate sui lati dell'ottagono, dietro le quali si snoda il peribolo affrancato dalle cappelle, ha armoniche risonanze e solenni effetti scenografici.
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Oltre opere d'arte dei secoli 17esimo e 18esimo, fra cui dipinti che sono fra i capolavori di Luca Giordano, la Basilica conserva numerose e pregevolissime pitture del Cinquecento provenienti da altre chiese: fra esse, nella sacristia, pi tele di Tiziano: la pala del suo primo tempo e di espressione un po' timida, con S. Marco tra altri quattro Santi, tre impetuose scene bibliche del periodo, invece, della piena maturit, fervide di energia e di colore, e otto medaglioni con teste di Santi che facevano gruppo, con le tre tele precedenti, nel soffitto della soppressa chiesa di S. Spirito in Isola.
Anche nella sacristia, il colossale dipinto del Tintoretto con le "Nozze di Cana" (firmato e datato 1561) e una pala primitiva (1495) di un raro seguace dei Bellini: il parmense Cristoforo Caselli detto il Temperello.
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La Scuola di S. Giorgio degli Schiavoni.
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L'edificio che era sede della corporazione assistenziale della colonia degli Schiavoni (dalmati) a Venezia fu, subito dopo la sua costruzione nei primi anni del Cinquecento, decorato da una serie di tele di Vittore Carpaccio che sono fra le pi sentite stilisticamente, e fra le pi note e piacevoli del Maestro per il modo col quale si svolge il racconto, sempre ricco di sapore aneddotico e di particolari profani riferentisi alla vita del tempo. Poich la corporazione era sotto il patrocinio dei protettori dalmati, S. Giorgio e S. Trifone, alle storie di questi due Santi sono dedicate due serie del ciclo; un'altra ha per oggetto S. Girolamo, che fu vescovo di Spalato. Infine due episod tratti dal Vangelo completano la decorazione.
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La Scuola Grande di S. Rocco.
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Jacopo Tintoretto trova qui la sua pi alta consacrazione per la quantit e la qualit delle pitture che hanno in questa Scuola immortalato il suo genio, in libero volo nei cieli dell'arte.
Il palazzo, che  sede della confraternita di S. Rocco, prezioso nelle forme e nelle decorazioni, fu condotto fra il 1515 e il 1560, e, da quattro anni dopo il suo compimento, vi continu a pi riprese, fino al 1588, la sua opera immensa il Tintoretto, all'apogeo della potenza artistica, per rivestirne di pitture pareti e soffitti. Sono nel salone a pianterreno otto tele con scene del Nuovo Testamento (di sbalorditiva audacia luministica la "Santa Maria Egiziaca", 1588); e, delle venticinque che decorano il salone del piano superiore, dodici, con altre scene del Nuovo Testamento, ornano le pareti, mentre altre tredici con episod della Genesi, con le storie di Mos, ecc. s'innestano negli intagli del fastosissimo soffitto splendente di ori. Viene ultima la sala dell'Albergo che, viceversa, il Maestro decor per prima. Accoglie scene della Passione di Cristo, mentre una sola tela riempie la parete di fondo: la "Crocifissione" firmata e datata 1565, vero prodigio di arte per la intensa drammaticit che pervade la composizione, per la potenza del colore e per i problemi di luce che l'artista vi si  posto e vi ha risolti.
Nel ricchissimo soffitto dorato: "S. Rocco in Gloria" e figurazioni allegoriche delle sei Scuole Grandi di Venezia.
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La Scuola del Carmine.
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Fra numerose opere d'arte settecentistiche di questa Scuola, una ne ha reso celeberrimo il nome nella storia della pittura veneziana: il grande soffitto dipinto da G. B. Tiepolo nel 1744 con arte gi s matura e s fulgida che ne fa uno dei maggiori suoi capolavori. Angeli e Virt rendono omaggio dagli scomparti minori alla grande scena, figurata nella medaglia centrale in cui la Vergine col Bambino  rappresentata in atto di apparire sul Monte Carmelo al Beato Simone Stock e di porgergli lo scapolare ispirandogli, cos, la fondazione dell'Ordine dei Carmelitani.
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Il Monumento di Colleoni.
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Assai in alto sullo svelto ed elegantissimo basamento, sorge, nel campo dei Ss. Giovanni e Paolo, a fianco della chiesa, la statua equestre di Bartolomeo Colleoni, condottiero della Repubblica, tutto chiuso nel ferro, saldo in arcione, col capo eretto, lo sguardo che scruta, il braccio in atteggiamento di sfida, come se fosse nel pieno della mischia. L'arte sembra avere determinato per l'eternit in questo superbo monumento i caratteri tipici del guerriero di genio.
Ad Andrea Verrocchio, maestro di Leonardo da Vinci, appartiene la paternit dell'opera, ma l'artista fiorentino, clto da morte (1488), non pot condurla a termine, talch fu il veneziano Alessandro Leopardi a compierne la fusione e la cesellatura nonch a idearne il basamento, incidendo il suo nome sulla cinghia del sottopancia del cavallo. Nel 1496 il monumento che doveva stupire tutta Venezia era inaugurato.
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Il Duomo di Torcello.
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Di questa citt che, popoloso e florido centro della laguna per pi secoli, sorgeva su di un'isola a breve distanza, a nord, da Venezia, e che oggi  una plaga ricca di silenzio e fonte di suggestione per le antiche memorie, restano poche venerande fabbriche emergenti sui campi arati; e tra queste eccelle il Duomo.
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Fondato nel 639, poi ricostruito e restaurato nell'864 e nel 1008, a pianta basilicale, con tre navate, quattro absidi, e iconostasi sostenuta da sei colonne,  giunto a noi quale fabbrica veneto-bizantina del Mille, pur non priva di elementi della citata ricostruzione del nono secolo Fra questi ultimi, la cripta, i seggi marmorei sacerdotali, le parti antiche dei due amboni, ma non, forse, le contigue stupende transenne bizantine con figurazioni di animali tra volute e fogliami, che fronteggiano il santuario e che appartengono con probabilit al momento pi alto della seconda fioritura bizantina (secolo 12esimo). Cos al secolo 12esimo appartengono i mosaici che rivestono l'abside centrale (la "Vergine" in alto, sola e, sotto, gli Apostoli), l'arco trionfale (l'"Annunciazione"), l'abside destra ("Cristo in trono con gli Arcangeli e Santi") e quelli della parete interna della facciata, tutti, pi o meno, ispirantisi alla iconografia di modelli pi antichi. Particolarmente importanti per la grandiosit della concezione, per l'esasperato stilismo, e per la raffinatezza di esecuzione, gli ultimi che sono divisi in sei zone; in alto: "Cristo in croce con la Vergine e S. Giovanni" e, via via, sotto, la "Discesa al Limbo", "Cristo in gloria, tra Apostoli e Santi", l'"Etoimasia" (il trono col libro degli Evangeli, aperto, e i segni della Passione, come nella cupola del Battistero degli Ortodossi a Ravenna)(176), il "Giudizio Universale, gli Eletti e i Dannati".
Presso il Duomo, il campanile romanico-bizantino, la chiesa di S. Fosca del IX sec., ricostruita nel Mille, anch'essa in forme romanico-bizantine, il Museo dell'Estuario, con materiale di scavo, frammenti architettonici e di mosaici, ricami, oggetti diversi provenienti da edific di Torcello e di altre isole della laguna.
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Il Museo Vetrario di Murano.
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Ha sede nell'antico palazzo episcopale dove fu recentemente riordinato, e contiene, oltre alcune pitture di scuola muranese, prodotti dell'arte vetraria - per la quale fu dal principio del Rinascimento, ed  tuttora, famosa l'isola - dei tempi antichi e moderni: esemplari egiz e romani, una bella collezione di coppe, bocce, bicchieri di arte dei vetrieri muranesi Barovier (secolo 15esimo), vetri soffiati del Cinquecento, vetri incisi della fabbrica dei Briati (secolo 17esimo), vetri decorati a smalto dei Brussa (sete. 17esimo-XIX) e lavori di altri artisti dell'Ottocento (Ferro, Radi, Bigaglia, ecc.), specchi, reliquiar, vetri a filigrana, a reticello, a ghiaccio, lttimi, boemi, ecc.
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VERCELLI.
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La Pinacoteca Borgogna e il Museo Leone.
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Vercelli possiede due musei che sono stati riordinati recentemente e ciascuno dei quali composto di materiali in prevalenza lasciati da un mecenate.
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La Pinacoteca, di cui fanno parte anche quadri un tempo nell'Istituto di belle arti, comprende pitture italiane antiche e moderne nonch qualche opera straniera. Pi importanti dei dipinti delle altre regioni - tra cui pur si notano Bartolomeo di Giovanni, il Francia, Palma Vecchio - sono quelli di scuola piemontese e in specie vercellese, presente con pregevoli opere del Sodoma, di Defendente Ferrari, Giovenone, Lanino, ecc.
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Il Museo Leone, cui si accede dal cortile quattrocentesco di una antica casa Alciati, comprende raccolte archeologiche particolarmente del territorio di Vercelli, qualche marmo e mosaico pavimentale medioevale, monete, medaglie, codici miniati, ceramiche e altri oggetti d'arte applicata.
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La Basilica di S. Andrea.
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 monumento primitivo (1219) e insigne del gotico d'oltr'alpe trapiantato in Italia. A croce latina, con ampio corpo absidale, sormontata da un tiburio a lanterna, ha facciata con due svelte torri ed archi rampanti sui fianchi. Ma agli elementi gotici si uniscono motivi lombardi nelle gallerie che decorano la facciata e le testate del transetto, come lombardo  il materiale di costruzione: laterizio.
L'edificio si adorna delle ultime austere espressioni dell'arte dell'Antelami: il lunettone col "Martirio di S. Andrea" e l'architrave con la scena del card. Biccheri che offre la chiesa al Santo.
Famosa per il suo Tesoro  un'altra chiesa vercellese, la cattedrale di S. Eusebio, per le sue oreficerie preromaniche e romaniche, per i suoi codici miniati dei secoli IX e X nonch per il piviale e la pianeta di Giulio secondo in velluto controtagliato e ricami.
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VERONA.
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Il Museo Civico.
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Da alcuni anni ha trovato la sua sede in Castelvecchio, grandiosa mole Scaligera iniziata da Cangrande secondo nel 1354 sulla riva dell'Adige e collegata all'altra sponda mediante il contemporaneo caratteristico ponte merlato, a tre arcate, di rosso mattone. In 40 o 50 locali del monumento, che, redento dall'abbandono,  stato dopo la guerra 1915-'18 restaurato e decorato con concetti di troppo spinto ripristino, sono collocati gli oggetti che formavano un tempo i diversi fondi cittadini, che pervennero anche da doni e legati, e che comprendono pitture, sculture, armi, mobili, terrecotte, miniature, bronzi, ecc. Tra le pitture pi importanti sono da citare la "Vergine con S. Caterina e angeli in un roseto" di Stefano da Zevio, la "Madonna della quaglia" attribuita al Pisanello, e forse anch'essa di Stefano da Zevio, "S. Girolamo" e un "Cristo Crocefisso" di Jacopo Bellini, due "Madonne" di Giambellino, la "Vergine col Bambino", firmata, di Carlo Crivelli, un ritratto di gentiluomo di Tiziano, quello di Pase Guariento di Paolo Veronese e, oltre alcune interessanti pitture di primitivi veronesi, un'imponente raccolta di quadri e affreschi dei maggiori Maestri del Quattro e del Cinquecento della scuola stessa, da Liberale a Girolamo dai Libri, da Domenico Morone a Francesco Morone, dal Cavazzola al Caroto, da Giolfino al Torbido, al Brusasorci, al Badile, al Farinati, ecc.
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La Basilica di S. Zeno Maggiore.
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Risale al secolo XI ed  una delle pi insigni chiese romaniche italiane ricca all'esterno di sculture lombarde con caratteri bizantineggianti dei maestri Niccol e Guglielmo, nonch di Brioloto da Balneo e Adamino di S. Giorgio; all'interno, di affreschi dei secoli 14esimo e 15esimo. Nel portale sono preziose formelle in bronzo, romaniche, di carattere accentuatamente arcaico, raffiguranti scene, sacre.
Sull'altare un solenne capolavoro del Mantegna: la grande pala (entro la sua cornice originale) che il Maestro dipinse tra il 1457 e il 1459 con la "Madonna in trono fra angeli", nel centro e, negli sportelli, sotto un portico architravato, quattro Santi per lato (Pietro, Paolo, Giovanni Evangelista e Zeno; Giovan Battista, Agostino Lorenzo e Benedetto). Le tre predelle purtroppo sono copie degli originali che, portati in Francia da Napoleone, vi sono restati (la "Crocefissione" al Louvre; la "Resurrezione" e il "Cristo nell'orto" nel Museo di Tours).
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La Chiesa di S. Anastasia.
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Magnifica costruzione gotica domenicana, iniziata alla fine del Duecento e terminata nel Quattrocento, eccetto nella facciata che  compiuta solo nella met inferiore ove domina il grande portale trecentesco istoriato.
L'interno, a tre navate scompartite da colonne di marmo rosso, e tipicamente gotico, contiene opere d'arte che dnno al tempio molta rinomanza. Fra queste, la prima  - sul fronte esterno della cappella Pellegrini - il rarissimo affresco del Pisanello con "S. Giorgio e la Principessa" che, con l'"Annunciazione" di S. Fermo,  tutto ci che di pittura murale  restato del prezioso Maestro. Nella stessa cappella Pellegrini, una serie assai nota di 24 terrecotte con scene della vita del Cristo, del secondo quarto del Quattrocento, di un artista toscano che si era soliti finora chiamare col nome di "Maestro della cappella Pellegrini" e che ora a ragione  stato identificato in Michele da Firenze seguace del Ghiberti.
Inoltre, nella cappella Cavalli, affreschi di Altichiero con membri della famiglia Cavalli dinanzi alla Vergine e, in differenti parti della chiesa - oltre bei sepolcri e decorazioni scultoree del Rinascimento - affreschi e tavole dei maggiori artisti del Quattro e Cinquecento veronese.
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Le Arche Scaligere.
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Le tre arche gotiche dei Signori di Verona sorgono nella piazza su cui affaccia la chiesetta di S. Maria antica: quella di Cangrande I ( 1329) sopra la porta della stessa chiesa; le altre due, di Mastino secondo ( 1351) e di Cansignorio ( 1375), in un prossimo sagrato recinto da antiche cancellate in ferro battuto, ornate, nei quadrilobi, degli emblemi della famiglia: la scala. Cos la prima, arieggiante l'arte toscana, come la seconda, opera probabile di artista veneziano, e la terza firmata e datata da Bonino da Campione, sono composte di un padiglione col sarcofago su cui giace il corpo del principe, e che  sormontato da un baldacchino cuspidato, sorreggente, altissima, la figura equestre del principe stesso. Bassorilievi e statue le decorano, ma particolarmente ricca di sculture  quella di Bonino in cui, su una base esagonale, sorgono, tutt'intorno all'arca, edicole cuspidate con entro le figure dei Santi guerrieri. Vivacissima  la statua equestre, dal fresco volto sorridente, di Cangrande: l'originale, per il suo precario stato di conservazione, fu ricoverato nel Museo Civico dove si conservano anche cimel tratti dal suo sarcofago.
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VICENZA.
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Il Museo Civico.
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Il palazzo Chiericati, altro edificio del Palladio, pittoresco nel vivace chiaroscuro del suo porticato e delle sue logge e nobilitato, in un grande soffitto, da una allegoria del Tiepolo qui trasferita dalla villa Cordellina a Montecchio presso Vicenza,  la sede di questa bella Galleria di pittura che si adorna di un importante gruppo di opere di Maestri vicentini, in specie Bartolomeo Montagna e Giovanni Buonconsiglio, e di altri veneti fra cui Paolo Veneziano, con un polittico rappresentante la "Morte della Vergine", firmato e datato 1333, Cariani con una "Sacra Famiglia", Marcello Fogolino con l'"Adorazione dei Magi", Cima con una "Madonna e Santi sotto un pergolato" (1489), Domenico Morone con tre storie di S. Biagio, Veronese, Tintoretto, Bassano. Anche la scuola veneta del Sei e Settecento vi  bene rappresentata con l'"Estasi di S. Francesco" del Piazzetta, con due quadri di G. B. Tiepolo (la "Concezione" e il "Tempo che scopre la Verit"), e tele di Sebastiano Ricci, Pittoni e Maffei.
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La Basilica Palladiana.
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Il nucleo di questo imponente edificio - pubblico Palazzo Comunale della citt -  una fabbrica eseguita in pieno Rinascimento, dopo la met del Quattrocento, in stile gotico, e della quale resta l'immenso salone. A distanza di un secolo il Palladio iniziava tutto intorno a tale salone la sua costruzione rinascimentale, composta di un doppio loggiato ad arcate serliane(177), di cui l'inferiore  di un robusto ordine dorico, quello superiore di ordine ionico e coronato da una balaustra ornata di statue, dietro la quale si eleva l'altissima vlta del salone. Nella citt che pu dirsi a buon titolo Palladiana per le numerose e pregevolissime costruzioni del Maestro, questo edificio, che egli lasci alla sua morte incompiuto,  tale "da poter essere paragonato - come egli stesso scrisse - ai pi grandi e pi belli dell'antichit tanto per l'esecuzione e la grandiosit della sua concezione quanto per il suo materiale di pietra durissima".
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Il Teatro Olimpico.
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Fu commesso, per rappresentazioni classiche, nel 1580 dall'Accademia Olimpica al Palladio, che, morto alcuni mesi dopo, lo lasciava incompiuto. Il teatro, che fu terminato dallo Scamozzi, ha l'ossatura in legno rivestita di stucchi e consta di una gradinata elittica limitata in alto da un podio con statue entro nicchie. La scena  fissa ed  composta, sul proscenio, di un ampio frontale architettonico con colonne su due ordini e di due piccoli risvolti ai lati; frontali e risvolti decorati di nicchie, statue e bassorilievi. Nel mezzo del prospetto un grande arco si apre su una prospettiva formata di tre vie donde giungevano al proscenio gli attori. Nell'insieme il teatro  ispirato dalle forme di quelli dell'antichit classica, ma coperto.
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VITERBO.
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Il Museo Civico.
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 sistemato nella chiesa soppressa di S. Maria della Verit costruita nel secolo 13esimo e poi profondamente trasformata nei secoli 14esimo-15esimo. Il maggiore ornamento del Museo, che comprende una raccolta archeologica - fra cui notevole una serie di sarcofagi etruschi - e un gruppo di pitture soprattutto di scuola viterbese,  la decorazione a fresco della cappella Mazzatosta, eseguita a 25 anni nel 1469 da Lorenzo da Viterbo: opera importante - e la sola certa - di questo nobilissimo artista che svolse echi dell'attivit, andata distrutta, di Benozzo Gozzoli nella chiesa di S. Rosa a Viterbo, in uno stile direttamente ispirato da quello di Piero della Francesca. Nella vlta sono gli Evangelisti tra Profeti, Santi e Dottori della chiesa; sulle pareti, storie della vita della Vergine fra le quali quella grande e conosciutissima dello "Sposalizio". Ma, oltre gli affreschi di Lorenzo, un'opera del massimo interesse conserva il Museo di Viterbo: la potente e tragica "Piet" di Sebastiano del Piombo, gi nella chiesa di S. Francesco, di ispirazione michelangiolesca e probabilmente eseguita su disegno del Buonarroti.
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VOLTERRA.
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La Pinacoteca Civica.
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Mentre nel Museo Etrusco (o Museo Guarnacci) si trova anche un piccolo gruppo di resti architettonici e scultorei di antiche fabbriche romaniche della citt, nel Palazzo del Comune, gi Palazzo dei Priori, solenne edificio della prima met del Duecento, ha sede la Pinacoteca che contiene una discreta raccolta di dipinti toscani e pi particolarmente senesi (Taddeo di Bartolo, Benvenuto di Giovanni), oltre una pala di Luca Signorelli del 1491 e un polittico attribuito a Domenico Ghirlandaio del 1492. Un affresco di Daniele da Volterra.
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LA CITT DEL VATICANO.
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Il Vaticano  senza dubbio il maggiore complesso storico, monumentale e artistico del mondo e rappresenta per ogni studioso d'arte ci che per un pellegrino sono i Luoghi Santi. Favolose collezioni archeologiche, una Biblioteca colma di tesori d'ogni luogo e d'ogni et, cappelle e fughe di sale e di logge in cui espressero il loro genio molti fra i sommi pittori italiani, archiv sterminati, una Pinacoteca ricca di capolavori, gallerie suntuose, corti monumentali, una profusione di decorazioni, di marmi, di oggetti d'arte, di cimel storici, di segni di potenza temporale e spirituale, superbi giardini, sonanti fontane: ecco il Vaticano: questa Reggia delle Reggie che si svolge intorno al massimo tempio della cristianit: S. Pietro.
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Ligi al cmpito di limitarsi all'essenziale si dir qui brevemente della Chiesa (con le sue grotte e il Museo Petriano), indi dei principali complessi artistici del Palazzo: la cappella Sistina, la Paolina, le Stanze, le Logge, la cappella di Nicol V, l'appartamento Borgia, la galleria delle carte geografiche, la Pinacoteca(178).
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La Basilica di S. Pietro.
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Si erge solennissima sulla linea congiungente nel fondo i due colossali emicicli, di una quadruplice serie di colonne, con i quali Gian Lorenzo Bernini - come appare da un notissimo disegno ritenuto suo - simboleggi due gigantesche braccia accoglienti l'umanit avviata verso il sepolcro di Pietro e la dimora del suo successore sulla terra. Sorta in luogo dell'antica Basilica Costantiniana, fatta demolire da Giulio II, fu iniziata nel 1506 su piani di Bramante ed  il frutto di stud di numerosi artisti del tempo, da Fra Giocondo a Raffaello, da Giuliano ad Antonio da Sangallo, da Baldassarre Peruzzi a Michelangelo che torn all'idea bramantesca e progett l'incomparabile cupola, sviluppo grandioso, con audace spirito di rinnovamento cinquecentesco, di quella fiorentina del Brunellesco. Al Maderna si deve l'ultima trasformazione del tempio da croce greca a croce latina, e cos pure la erezione della facciata - dovuta all'iniziativa di Paolo V Borghese - dietro la quale si stende l'amplissimo pronao trasverso onde, per cinque porte (la mediana con imposte di bronzo del Filarete), si accede alla chiesa.
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L'immensa Basilica che nel citato pronao conserva un prezioso ricordo dell'antica: il mosaico di Giotto - danneggiatissimo per il trasporto e per i restauri - con la scena della Navicella di Pietro, racchiude nelle sue maestose navate, nel transetto, nelle grandiose tribune, una pleiade di monumenti di Pontefici che sono saggi cospicui della statuaria funebre prevalentemente barocca e neoclassica. Tra i pi celebrati, dopo che quello stupendo di Sisto Quarto fu trasportato al Museo Petriano(179), sono da ricordare: la tomba di bronzo di Innocenzo Ottavo di Antonio Pollaiuolo, col Papa rappresentato da vivo benedicente in trono e, defunto, tra le Virt; quelle di Paolo Terzo, di Guglielmo della Porta, d'ispirazione Michelangiolesca, di Urbano Ottavo e di Alessandro Settimo, del Bernini, di S. Leone il grande con la immensa pala marmorea dell'Algardi, rappresentante il Pontefice che muove incontro ad Attila, quella di Leone 11esimo, pure dell'Algardi, infine il sepolcro di Clemente 13esimo, capolavoro del Canova, e la stele sepolcrale degli ultimi Stuart, anch'essa del Canova.
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A parte i monumenti funebri, famose sculture adornano il tempio: la statua bronzea di S. Pietro in cattedra, oggetto di venerazione dell'intero orbe cattolico, intorno alla quale la critica si  divisa nel ritenerla opera del V secolo o, pi verosimilmente, del 13esimo; la celeberrima "Piet" giovanile, firmata, del Buonarroti (1498), di un pacato e delicatissimo sentimento che non trover riscontro nelle altre "Piet" drammatiche del periodo tardo; nella cappella dei Beneficiati, un tabernacolo di Donatello.
Sotto la cupola e a protezione dell'altare papale, il colossale baldacchino bronzeo del Bernini, sorretto da quattro altissime colonne tortili e sormontato dal globo e dalla croce.
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Il Tesoro. - Contiene numerosi pezzi di oreficeria antica e moderna e la magnifica dalmatica erroneamente detta di Carlo Magno, con scene e personaggi sacri, ricamati in oro e seta su fondo azzurro; ritenuta dai pi appartenere al massimo fiorire dell'arte bizantina (secolo X-XI), con rimaneggiamenti posteriori.
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Le Grotte. - Costituiscono i sotterranei della parte di fondo della nuova Basilica e contengono (le "Grotte vecchie", che sono la parte inferiore dell'antico tempio) numerosissime tombe di Papi, mentre le "Grotte nuove", decorate nelle vlte di affreschi e grottesche, serbano grande quantit di statue, bassorilievi, lapidi, mosaici, provenienti da monumenti della primitiva chiesa. Nelle Grotte nuove il pi insigne sarcofago del periodo paleocristiano: quello del prefetto di Roma Giulio Basso morto nell'anno 359, con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento.
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Il Museo Petriano. - Sistemato in epoca recente in un piccolo edificio dietro il colonnato berniniano, contiene alcune opere tratte dalle Grotte vaticane, antichi modelli della chiesa e della cupola (di Antonio da Sangallo il Giovane, di Michelangelo, ecc.), frammenti di affreschi dell'atrio dell'antica Basilica, memorie riferentisi a questa e alla nuova Basilica, nonch oggetti di curiosit e parecchi di scarso interesse quali una serie di dipinti rappresentanti chiese russe. Solo due opere di grandissimo pregio: i resti della superba tomba di Paolo II, di Mino da Fiesole e Giovanni Dalmata, gi ornamento del tempio primitivo, e uno dei pi insigni monumenti scultorei del Quattrocento, la tomba di Sisto IV, firmata da Antonio Pollaiuolo e datata 1498, raffigurante l'energica possente figura del Pontefice sul letto di morte, attorniata da bassorilievi in piano con le allegorie delle Virt e delle Arti liberali. Lo stupendo monumento, gi decoro altissimo della cappella del Sacramento e dell'intera Basilica, fu trasportato da pochi anni qui, dove tra il biancore delle nude e volgari pareti, perde ogni luce, colore, significato e virt di suggestione. Ma il Sommo Pontefice Pio 12esimo ha, con sensi di illuminata comprensione artistica, disposto per la sollecita restituzione del cimelio alla Basilica.
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Il Palazzo Vaticano.
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Reggia pontificale dopo la cattivit di Avignone, questa grandiosissima costruzione sorse, nel suo aspetto attuale, in pieno fiorire del Rinascimento su un modesto edificio che risaliva in origine al secolo sesto. Niccol V, Sisto VI, Innocenzo VIII condussero innanzi la nuova fabbrica, ma soprattutto con le grandi opere eseguite durante i pontificati di Giulio II, di Leone X e di Paolo III, su progetti di Bramante e di Antonio da Sangallo, esso si avvi verso la forma definitiva cui Pirro Ligorio, Domenico Fontana, il Bernini dovevano volta a volta portare il loro contributo.
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Ma a Bramante si deve la pi monumentale sistemazione edilizia del Palazzo, particolarmente il progetto dell'ala pi antica delle Logge aperte sul cortile di S. Damaso, e il collegamento del palazzetto del Belvedere, costruito nella boscaglia da Innocenzo VIII, con le fabbriche antiche, mediante grandi ali che formarono il vastissimo cortile del Belvedere. Il Maestro non pot attuare interamente il progetto che fu portato a compimento da Pirro Ligorio in specie nella fronte addossata al citato palazzotto, nella quale si apre il monumentale, scenografico nicchione ospitante la Pigna e i pavoni bronzei romani gi nell'antica Basilica Vaticana; donde il nome di cortile della Pigna alla parte nord del cortile del Belvedere.
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Nel suo complesso il Palazzo  un insieme architettonico imponente in cui si seguono, si intrecciano, si fondono le attivit dei maggiori architetti che lavorarono a Roma dal Rinascimento al periodo neoclassico.
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La Cappella Sistina.
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 il "Sancta Sanctorum" del Palazzo Vaticano. Fatta erigere da Sisto Quarto nell'ottava decade del Quattrocento con l'opera del fiorentino Giovannino de' Dolci, ha forma rettangolare allungata, pavimento di stile cosmatesco, transenna e cantoria di Mino da Fiesole, e deve la sua fama agli affreschi che la decorano. Attorno attorno, su alto zoccolo ornato da finti drappi fra candeliere a monocromato, quattordici grandi riquadri - sei per lato e due nel fondo - con storie di Mos e di Ges Cristo dipinte fra il 1481 e il 1483 dai maggiori artisti toscani e umbri del tempo: il Pinturicchio, Botticelli ("Fatti di Mos"), Ghirlandaio ("Vocazione di S. Pietro e S. Andrea"), Cosimo Rosselli, Signorelli, Perugino ("Consegna delle Chiavi"), ecc.
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Sulla vlta e sull'intera parete dell'altare domina sovrana l'opera di Michelangelo. Figura la vlta una complessa costruzione architettonica a pilastri con altissimo zoccolo in cui si inscrivono monumentali cattedre dei Profeti e delle Sibille e lunette con figure e scene del Vecchio Testamento. Nel centro, nel grande rettangolo limitato dalla citata costruzione a pilastri su i quali poggiano scultoree figure di "Ignudi", si svolge, in nove canti, il sub poema della Genesi, dalla scena della Separazione della luce dalle tenebre a quella dell'Ebrezza di No: poema che per potenza, nobilt e bellezza, per l'arte somma con la quale il Maestro seppe adeguarsi all'epos delle scene bibliche e alla statura titanica delle loro figure, resta capolavoro insuperato nella storia della pittura italiana.
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Agli affreschi della vlta compiuti tra il 1508 e il 1512 fa, artisticamente, riscontro la scena gigantesca del "Giudizio universale" eseguita venticinque anni dopo come sfondo all'altare e che sembra sintetizzare in una visione di terribilit umana e divina gli eroismi di quanti intelletti, da Giotto e Dante in poi, affrontarono il tremendo soggetto. Purtroppo l'umidit, i restauri e l'aumento di tono dei colori menomano il valore cromatico della composizione, turbato anche dai drappi che due pontefici fecero imporre a molte figure per celarne le nudit.
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La Cappella Paolina.
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Presso la Sala Regia, cui si accede dalla Berniniana Scala Regia, e che  decorata di affreschi di Taddeo Zuccari, Daniele da Volterra, Salviati, Vasari, ecc.,  la Cappella Paolina costruita, intorno al 1540, per Paolo terzo Farnese da Antonio da Sangallo il Giovine e ornata da Perin del Vaga. Ma la sua fama  dovuta all'essere legato anche ad essa il nome di Michelangelo per i due grandi e solenni affreschi con la "Conversione di S. Paolo" e la "Crocefissione di S. Pietro" che il Maestro vi inizi subito dopo terminato il "Giudizio" della Sistina e compi circa il 1550.
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Le Stanze di Raffaello.
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Sono quattro Stanze di rappresentanza situate al secondo piano del Palazzo e decorate, sotto i pontificati di Giulio secondo e di Leone X, dal Sanzio con affreschi che non solo rivelano il genio del Maestro giunto all'apice del suo sviluppo e del suo splendore, ma simboleggiano il pi maturo fiorire della pittura italiana del Rinascimento.
La prima in ordine topografico, ma non cronologico,  quella dell'"Incendio", destinata ad esaltare con pi pitture il nome di Leone X, e soprattutto con la rappresentazione del gran fuoco scoppiato nel quartiere di Borgo nell'847 ed estinto per miracolo dell'omonimo antecessore, Leone IV, dalla Loggia del Vaticano.
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Segue la famosissima Stanza "della Segnatura" ove teneva riunioni il Tribunale della Segnatura per la firma dei Brevi di grazia. Tre sono i principali affreschi: a sinistra, sopra la finestra, il "Parnaso" con Apollo circondato dalle Muse e dalle figure di poeti: Omero, Saffo, Pindaro, Orazio, Virgilio, Dante, Petrarca, ecc. Nei lati maggiori della sala, e di faccia l'una all'altra, le due grandi composizioni: quella della "Disputa del Sacramento (o, meglio, la "Glorificazione della Fede cattolica") in cui, sotto le immagini del Padre Eterno, del Cristo, della Vergine e del Battista si adunano, intorno all'altare, le pi alte figure del Vecchio e del Nuovo Testamento; e quella della "Scuola d'Atene" (ovvero la "Glorificazione della filosofia"), in cui nel tempio della sapienza e attorno a Platone e ad Aristotele, figurano aggruppati i pi popolari fra i maggiori filosofi scienziati e politici dell'antichit, da Socrate a Pitagora, da Senofonte ad Alcibiade, da ...
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Archimede a Diogene, da Euclide a Tolomeo.
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La Stanza che segue  detta di Eliodoro dall'affresco in cui  rappresentata la "Cacciata di Eliodoro", tesoriere del re di Siria, dal tempio di Gerusalemme ove si era impossessato del tesoro. Fa riscontro a questa la scena di S. Leone I che ferma alle porte di Roma l'invasione di Attila. Alle due pareti delle finestre, in alto: la "Liberazione di S. Pietro dal carcere", e la "Messa di Bolsena", raffigurante il miracolo di un prete boemo, sciolto dai dubb sulla verit della Transustanziazione dalla visione dell'Ostia stillante sangue mentre celebra la messa. .
Stupendissimi i ritratti dei personaggi che assistono a questa scena, dipinti sotto l'influsso, e forse con la collaborazione, di Sebastiano del Piombo.
Ultima sala  quella detta "di Costantino" con scene della vita dell'imperatore, tra cui la vittoria di Costantino su Massenzio.
Non tutte di mano interamente del Sanzio sono le pitture delle Quattro Stanze. Mentre negli affreschi di quella di Eliodoro, eccetto che nel "Miracolo di Bolsena", notevole  la collaborazione di Giulio Romano, del Penni e di Giovanni da Udine, l'esecuzione delle pitture della sala di Costantino  quasi per intiero dovuta ai citati due primi scolari di Raffaello.
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La Cappella di Niccol Quinto.
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Quasi contigua alle Stanze  la piccola e raccolta cappella che Niccol V negli anni tra il 1447 e il 1449 fece integralmente decorare dal Beato Angelico. Dopo il fasto della Sistina e delle Stanze sulle cui pareti giganteggiano fantasmi pittorici di una potenza superumana, tanto pi dolce e riposante  la quiete di questo minuscolo oratorio soffusa del pi puro misticismo.
Sulla vlta: Evangelisti e Santi. Nelle pareti, un festone divide orizzontalmente le pitture in due serie, delle quali quella superiore contiene entro lunette sei episod della vita di S. Stefano; quella sottostante, sei scene della vita di S. Lorenzo.
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Le Logge di Raffaello.
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Grandi gallerie, un tempo aperte e ora chiuse da vetrate, e la cui costruzione architettonica, iniziata da Bramante, fu compiuta da Raffaello, contornano la corte di S. Damaso, corte d'onore del palazzo. Il lato occidentale di quella del secondo piano, scompartito in tredici campate,  ricchissimamente decorato con squisiti stucchi e dipinti che gli scolari di Raffaello, e specialmente Giovanni da Udine, vi condussero intorno al 1518 sotto la direzione del Maestro e, almeno in parte, su suoi progetti e schizzi. Le pitture della vlta comprendono nelle prime dodici campate scene dell'Antico Testamento dalla Genesi alle storie di David; solo la tredicesima illustra quattro episod del Nuovo Testamento. Tutt'intorno, sulle vlte, sulle pareti, sui pilastri  una fantasmagorica decorazione profana e mitologica a grottesche(180) restata, dal Cinquecento ai nostri giorni, l'esempio pi famoso e caratteristico di questo tipo di ornamentazione. Pitture e stucchi - tra cui notevolissimi alcuni alle finestre con rappresentazioni riferentisi agli artisti addetti ai lavori delle Logge - si alternano e si fondono con la pi vivace e armonica policromia, dando all'insieme una festosit inobliabile.
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L'Appartamento Borgia.
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Dimora di Papa Alessandro Sesto Borgia che lo fece apparecchiare e decorare, fu in seguito lasciato in abbandono finch negli ultimi anni del pontificato di Leone 13esimo fu restaurato e rimesso in onore. Sono sei sale, compresa una - la quinta - ricavata nella cosidetta Torre Borgia, e prendono il nome di sala dei Pontefici, dei Misteri, dei Santi, delle Arti e delle Scienze, del Credo e delle Sibille. Ad eccezione della prima e della quinta con affreschi rispettivamente, di scolari di Raffaello e di Pier Matteo d'Amelia, sono interamente affrescate dal Pinturicchio e dai suoi scolari (1492-1495). Particolarmente ricca  la decorazione della terza e della quarta; quella della sala dei Santi, coperta di stucchi policromi che la fanno quasi apparire tutta un'incrostazione di pietre preziose, reca episod della vita di S. Caterina d'Alessandria (la "Disputa con i filosofi"), di S. Barbara, della Casta Susanna, di S. Sebastiano; quella delle arti e delle scienze con figurazioni allegoriche della grammatica, della dialettica, della retorica, della geometria, dell'aritmetica, della musica e dell'astrologia.
Questo insieme del Pinturicchio prelude all'opera da lui compiuta dieci anni dopo a Siena nella Libreria Piccolomini, e se la supera per fasto decorativo, fin troppo trito e minuto, non l'eguaglia per potenza di colore che qui appare alquanto cupo e quasi tenebroso, fors'anche a causa del lungo abbandono e dei restauri.
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La Galleria delle carte geografiche.
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 un lunghissimo corridoio di centocinquanta metri fiancheggiante il famoso cortile monumentale di Belvedere (iniziato da Bramante e continuato da Pirro Ligorio) e di seguito alla galleria "dei candelabri" (che prende il nome dai candelabri marmorei di arte romana provenienti dalle chiese di S. Costanza e di S. Agnese fuori le mura). Sulle due pareti, cui sovrasta una vlta adorna di magnifici stucchi, si stendono numerose grandi carte geografiche d'Italia dipinte a fresco circa il 1580, sotto la direzione del geografico domenicano Egnazio Danti, dal fratello di lui Antonio e forse, da altri frescanti. Le carte, che anche coloristicamente sono assai gustose, riproducono le diverse regioni italiane secondo le divisioni politiche e comprendono anche piante e vedute delle principali citt, e indicazioni di quei luoghi dove si svolsero memorande battaglie.
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La Pinacoteca.
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Fondata al principio del secolo scorso peregrin durante l'Ottocento da un gruppo di locali all'altro finch sotto il pontificato di Pio XI fu definitivamente sistemata in un palazzo appositamente costruito verso i giardini su disegno di Luca Beltrami e non molto felice nella sua decorazione esterna. Nella nuova sede furono riunite alla vecchia Pinacoteca molte opere di diversi appartamenti Vaticani, della sacristia di S. Pietro, quelle che formavano un tempo il cosidetto Museo cristiano gi conservato presso la Biblioteca(181) (un tesoro di piccole preziosissime tavole e dittici e trittici principalmente di scuola umbra e toscana dei secoli 13esimo e 14esimo) e la serie dei dieci arazzi tessuti a Bruxelles da P. van Aelst su cartoni di Raffaello (sette dei cartoni originali, nel Vittoria and Albert Museum di Londra) rappresentanti scene ricavate dagli Atti degli Apostoli(182).
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Tra le molte importantissime opere che compongono questo insigne istituto sono da ricordare: la "Trasfigurazione" di Raffaello, commessa al Maestro per la cattedrale di Narbona e da lui eseguita solo nella parte superiore col Cristo e gli scorci stupendi degli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, e terminata dopo la sua morte da Giulio Romano e dal Penni; l'"Incoronazione della Madonna" (da S. Francesco di Perugia) e la "Madonna di Foligno" (dalla chiesa dell'Aracoeli a Foligno) entrambe di Raffaello, con la predella - quest'ultima - proveniente dalla "Deposizione" della Galleria Borghese; lo smagliante polittico giottesco per il card. Stefaneschi, gi nella sacristia di S. Pietro; quattordici frammenti di Melozzo da Forl gi parti dell'affresco della chiesa dei Santi Apostoli a Roma (fra essi, i notissimi Angeli musicanti); l'affresco, pure di Melozzo da Forl, con Sisto Quarto che nomina il Platina prefetto della Biblioteca Vaticana; l'abbozzo a monocromato con S. Girolamo penitente, di Leonardo da Vinci; polittici del Crivelli e dell'Alunno; la grande predella, con i miracoli di S. Vincenzo Ferreri, data dal Vasari a Ercole de Roberti e appartenuta al polittico Grifoni di Francesco del Cossa, gi in S. Petronio a Bologna (la tavola centrale - "S. Vincenzo Ferreri" - a Londra, le laterali - S. Pietro e il Battista - a Brera); l'"Incoronazione della Vergine" di Fra Filippo Lippi e l'altra del Pinturicchio; la pala di S. Nicola dei Frari, firmata, di Tiziano; la "Comunione di S. Girolamo" del Domenichino, la "Deposizione" del Caravaggio; il ritratto di Re Giorgio Quarto d'Inghilterra di Lawrence, ecc.
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Non si pu chiudere questi cenni delle opere medioevali e moderne del Vaticano senza citare le tre statue marmoree - il "Perseo" e i due Pugilatori" - del Canova, conservate in uno dei gabinetti del piccolo cortile ottagono del Belvedere, presso i capolavori dell'arte classica che sono gloria del Museo di antichit.
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LA DALMAZIA.
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Il pi antico centro d'arte nella regione  Spalato, la citt che si form nel circuito dell'immenso Palazzo di Diocleziano di Salona(183) e adatt i maggiori edific della Reggia all'uso cristiano. Il tempio palatino fu trasformato in Battistero, il mausoleo dell'Imperatore in Duomo, e qui si ammira intatta la magnifica struttura centrata romana a due ordini, sormontata da una cupola grandiosa, oltre ad opere romaniche e del Rinascimento: e cio le porte lignee e gli stalli della sacristia intagliati da Andrea Buvina nei primi del Duecento e l'arca di S. Anastasio, capolavoro del maggiore artista della scultura e architettura dalmata: Giorgio Orsini da Sebenico.
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Altro nobile centro monumentale  Zara. il suo pi antico edificio  la preromanica chiesa di S. Donato, filiazione delle architetture ravennati, a pianta circolare con peribolo e tre absidi e nella cui costruzione furono impiegati largamente materiali romani, tolti da edific circostanti, con cos pittoresca irregolarit da suscitare, per l'improvvisazione dell'adattamento, un senso di viva suggestivit. Oggi  sede del Museo di antichit(184). Il duomo  un tipico esemplare di architettura romanica dalmata nella sua commistione di elementi lombardi, veneti e, nella facciata adorna di loggiati, pisani. Nell'abside, parti di un polittico con Santi (1482), di Vittore Carpaccio e, nel Tesoro, preziose oreficerie tra cui reliquiar veneto-bizantini.
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Altri monumenti romanici insigni sono il campanile di Arbe, mole superba traforata inferiormente da coppie di monofore; in due piani, di bifore, e, in alto, da una grande polifora; il duomo di Tra che deriva dalle architetture pugliesi lo slancio e l'acutezza dei profili gi goticheggianti, e vanta un'opera fra le pi importanti della scultura romanica: il ricchissimo portale eseguito nel 1240, con una fantastica profusione di rilievi a figurazioni sacre allegoriche e profane, da uno scultore di nome Radoano, ispiratosi al portale maggiore di S. Marco a Venezia. Nell'interno della chiesa, oltre al pulpito e al ciborio romanici, di carattere pugliese,  il maggior complesso plastico del Rinascimento in Dalmazia: la cappella che in onore del beato Orsini fu iniziata nel 1468 da Andrea Alessi da Durazzo, allievo di Giorgio Orsini, e da Nicol Fiorentino, e decorata da una serie di sculture a tutto tondo e a basso rilievo cui forse partecip Giovanni Dalmata.
Monumento di transizione dal Romanico al Gotico, ma con pi accentuati i caratteri gotici,  il Duomo di Curzola.
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La diffusione dell'arte toscana in Dalmazia nel Rinascimento  attestata dal nobile palazzo dei Rettori fronteggiante la piazza di Ragusa, dovuto a Michelozzo col quale collabor Giorgio Orsini forse nelle ricche finestre del piano superiore. Attualmente (poich nel secolo 17esimo perdette il secondo piano) consta a pianterreno di un portico centrale a sei archi affiancato da due ali piene e di un secondo ordine adorno di otto bifore archiacute trilobate. Purtroppo la bellissima corte a loggiato con scala esterna  frutto in gran parte di ricostruzione. Gli altri pi noti monumenti di Ragusa perpetuano forme romaniche (chiostro dei Francescani) o gotiche (chiostro dei Domenicani, annesso alla chiesa che conserva una pala tizianesca con la Maddalena, S. Biagio, Tobiolo, l'angelo e il donatore).
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Il capolavoro dall'architettura dalmata del Rinascimento resta il Duomo di Sebenico ideato da Giorgio Orsini che, sovrapponendo l'opera sua al gotico fiorito dei Delle Masegne, si rivela qui un vero precursore col creare motivi, in specie nel classico coronamento del tempio, ripresi in seguito dall'architettura veneziana della fine del Quattrocento. Il giuoco delle masse, la composizione armoniosa degli archi, delle nicchie e dei frontoni, conclusa dalla traforata cupola ottagonale, le ricche eleganti decorazioni sculturali e, all'interno, il mistico chiaroscuro creato dalla fuga degli archi gotici, dalla sovrastante galleria, dai trafori delle ornate finestre fanno del Duomo di Sebenico uno dei maggiori e pi originali monumenti italiani. Anche la decorazione fu in gran parte eseguita dall'Orsini e da Maestri veneziani suoi collaboratori, tra i quali appare nel tardo Quattrocento Nicol Fiorentino, subentrato, alla morte del Dalmata, nella direzione della fabbrica e che dette opera di eccellente decoratore anche ai pulpiti, alla cantoria e agli stalli.
Il Cinquecento, infine,  rappresentato in Dalmazia dalla severa arte del Sanmicheli (Loggia di Zara e porta della citt verso la terraferma).
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FINE Parte 4.